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	<title>Commenti a: Avevano ragione gli operai a votare Lega?</title>
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	<description>La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà - Alexis De Tocqueville</description>
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		<title>Di: La fiaccolata Fiom per il No &#124; Libertà e Giustizia</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2011/01/12/avevano-ragione-gli-operai-a-votare-lega/comment-page-1/#comment-3098</link>
		<dc:creator>La fiaccolata Fiom per il No &#124; Libertà e Giustizia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 10:09:35 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Circa tremila persone, secondo la stima degli organizzatori, per la manifestazione organizzata dalla Fiom a sostegno degli operai Fiat. L&#8217;appuntamento era in piazza Statuto per un corteo diretto a piazza Castello. Torce e bandiere della Fiom dietro lo striscione &#8220;Mirafiori: l’accordo della vergogna&#8221;. In prima fila, il segretario generale della Fiom Maurizio Landini e il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo. A sostegno delle ragioni dei metalmeccanici della Cgil anche rappresentanze di altre categorie, comuni cittadini e politici della sinistra. C&#8217;era anche una delegazione di Libertà e Giustizia. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Circa tremila persone, secondo la stima degli organizzatori, per la manifestazione organizzata dalla Fiom a sostegno degli operai Fiat. L&#8217;appuntamento era in piazza Statuto per un corteo diretto a piazza Castello. Torce e bandiere della Fiom dietro lo striscione &#8220;Mirafiori: l’accordo della vergogna&#8221;. In prima fila, il segretario generale della Fiom Maurizio Landini e il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo. A sostegno delle ragioni dei metalmeccanici della Cgil anche rappresentanze di altre categorie, comuni cittadini e politici della sinistra. C&#8217;era anche una delegazione di Libertà e Giustizia. [...]</p>
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		<title>Di: Edgardo Favaloro</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2011/01/12/avevano-ragione-gli-operai-a-votare-lega/comment-page-1/#comment-3095</link>
		<dc:creator>Edgardo Favaloro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 20:49:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=8074#comment-3095</guid>
		<description>Da TEODORO CHIARELLI  su La Stampa del 4/01/2011

Marchionne: Vogliono vedere il resto degli investimenti? Ma che scherziamo? Sono appena tornato dal Brasile, dove ho inaugurato con l&#039;ex presidente Lula una fabbrica a Pernambuco: nessuno si sarebbe mai permesso lì di farsi dare i dettagli dell’investimento. Non lo fa nessun altro Paese del mondo. Smettiamola di comportarci da provinciali: quando serviranno gli altri 18 miliardi li metteremo»

Quindi tra Torino e Pomigliano meno di 2 miliardi senza controlli!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da TEODORO CHIARELLI  su La Stampa del 4/01/2011</p>
<p>Marchionne: Vogliono vedere il resto degli investimenti? Ma che scherziamo? Sono appena tornato dal Brasile, dove ho inaugurato con l&#8217;ex presidente Lula una fabbrica a Pernambuco: nessuno si sarebbe mai permesso lì di farsi dare i dettagli dell’investimento. Non lo fa nessun altro Paese del mondo. Smettiamola di comportarci da provinciali: quando serviranno gli altri 18 miliardi li metteremo»</p>
<p>Quindi tra Torino e Pomigliano meno di 2 miliardi senza controlli!</p>
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		<title>Di: Valter Morizio</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2011/01/12/avevano-ragione-gli-operai-a-votare-lega/comment-page-1/#comment-3086</link>
		<dc:creator>Valter Morizio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 12:37:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.libertaegiustizia.it/?p=8074#comment-3086</guid>
		<description>I ritardi della Politica e Fabbrica Italia

Dopo 9 mesi di trattativa su Pomigliano, dopo 18 dall&#039;accordo Fiat-Chrysler e 27 dall&#039;apice della più grande crisi degli ultimi 50 anni  e , soprattutto , a quasi un anno dall’annuncio da parte di Marchionne  del piano Fabbrica Italia con tutte le prospettive che apre  un investimento da 20 miliardi di €  nel nostro Paese , sorge spontanea una domanda : ma la Politica  , quella con la P maiuscola ,  in Italia dov’ è ? dov’era ?
A marzo dell’anno scorso , nel bel mezzo della crisi , la FIAT  annunciava un investimento in Italia nel settore auto , un settore labour intensive ma ad alta tecnologia ed innovativo,   di portata eccezionale , pari a una manovra finanziaria , con ricadute su tutto il territorio nazionale e capace di indurre , secondo le stime degli economisti , altrettanti investimenti nell’indotto.
 Da,  cittadino  mi sarei aspettato che immediatamente da parte di governo , nazionale e locale , delle forze politiche sia di centro-destra che di centro-sinistra e innanzitutto dalle forze sindacali si aprisse un confronto con l’azienda , al fine di mettere in chiaro da subito quali erano i punti  dell’iniziativa e quali le contropartite , anche alla luce del cambiamento che l’ acquisizione della Chrysler e dell’altra importante decisione di scorporare il gruppo in due  società quotate FIAT e FIAT INDUSTRIAL , determinava nelle politiche industriali del gruppo del Lingotto 
Grande è stata la mia sorpresa nel vedere invece che tale argomento non destava l’attenzione della Politica, quasi si trattasse di ordinaria amministrazione .
 Il Governo e i partiti di maggioranza erano intenti nelle solite faccende personali del premier , sempre in maggior contrasto con l’alleato Fini e  da parte della Lega sul federalismo fiscale prossimo futuro nel 2013;  l’opposizione invece impegnata tra le infinite conte interne del PD ,e la rincorsa a sinistra dei più duri e puri.
E’ in questo quadro di totale disinteresse che Marchionne ha portato avanti il proprio progetto , senza confronto  sino a Pomigliano e poi a Mirafiori.
Detto anche  che la FIAT può  non essere esente da critiche soprattutto nei modi in cui ha condotto le vicende e che deve sciogliere ancora molti nodi  sul progetto Fabbrica Italia , non si capisce veramente l’atteggiamento della politica , da una parte accondiscendente , talvolta in forma acritica  sulle posizioni aziendali, dall’altra   più preoccupata a difendere i diritti di chi gia&#039; li ha e che non capisce la situazione globale in cui si trova il nostro Paese. 
Se ne ricava quindi l’impressione che a questo appuntamento , determinante per il futuro industriale italiano  si sia  arrivati in ritardo ed impreparati, senza un confronto , dove ci si divide ora in favorevoli o contrari , ma senza una reale adesione come sistema a questo progetto , che non solo determina possibilità di sviluppo , ma crea anche nuovi orizzonti  sul piano delle relazioni sindacali e  dei diritti.
Un confronto che avrebbe dovuto aprirsi a partire dalla scommessa  di  investire su Mirafiori e Pomigliano (il più vecchio e il più inefficiente degli impianti Fiat), che solo 5 anni fa era qualcosa di impensabile e sulle contropartite in termini di organizzazione del lavoro e di relazioni sindacali per divenire un momento di confronto culturale  a partire dalla sinistra che appare  confusa e proiettata nel passato, anzichè nel futuro superando quella vecchia cultura statalista che si vede riemergere                                        .                                                                                 
La questione Fiat , infatti ,  è figlia del passaggio epocale che stiamo attraversando e che da decenni la cultura di sinistra non riesce a cogliere                                                                                 .
I problemi culturali  riguardano il modello di società, di economia e di Stato e gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di crescita e sviluppo sostenibile, là dove la demonizzazione del capitale é fuori dal tempo e dalla storia e non parlo solo del capitale dei piccoli e medi imprenditori (alternativamente blandito e rifiutato), ma anche del grande capitale produttivo, che realizza investimenti  e lavoro                                                                                                                      .
Il primo diritto, oggi da salvaguardare , è il diritto al lavoro, senza investimento non esiste il posto di lavoro e non esistono i lavoratori                                            .
Troppo spesso si confondono  i diritti con le tutele ed altrettanto sovente si tutelano gli pseudo-diritti di pochi, a discapito dei diritti di molti                                                                 .
Tutelare oggi i diritti delle &quot;avanguardie operaie&quot; delle grandi fabbriche, significa calpestare i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici, non tutelati dallo Statuto dei Lavoratori, in quanto operano in aziende (la stragrande maggioranza..) al di sotto dei 16 dipendenti                                       .
In questo quadro che senso ha continuare con un Contratto Nazionale anacronistico , che equipara il meccanico della Fiat al lavoratore dell&#039;officina meccanica sotto casa, magari quando la casa è su uno dei territori meno sviluppati del Paese?
Non vi è cosa peggiore che applicare regole uguali per disuguali….è la maggiore ingiustizia che si possa fare.
Così come non è più immaginabile, difendere vecchi diritti in un mondo globalizzato nel quale lo sviluppo si realizza attraendo capitali per investimento. In nome di quei vecchi diritti non si può continuare a rifiutare capitali che realizzano lavoro e quindi avanzamento sociale e personale                                  .
La sinistra incominci a dire, in modo chiaro e condiviso , che i Contratti Nazionali di Lavoro devono tutelare le condizioni minime sia normative che salariali e che la contrattazione decentrata, sia essa territoriale che aziendale, deve cogliere tutte le opportunità di avanzamento e di sviluppo dell&#039;occupazione, oltre che salariale, ma basato quest&#039;ultimo sui livelli di produttività. Piaccia o non piaccia il nostro benessere ormai si basa sulla qualità dei prodotti e dei servizi e sulla produttività delle aziende e dei lavoratori                                      .
Una sinistra  responsabile, rinuncia a parte dei diritti, se ciò comporta la creazione di posti di lavoro.
Ma dietro la scusa dei diritti, si nasconde ben altro a mio avviso. Si nasconde la vecchia cultura dell&#039;unità della classe operaia.
Già, negli anni &#039;60 quando parte del sindacato lanciò la sfida della contrattazione aziendale, la CGIL si schierò contro, sempre in nome dell&#039;unità. Se avesse vinto quella cultura conservatrice (come l&#039;attuale…) non ci sarebbero stati nè le rappresentanze sindacali aziendali, né lo Statuto dei lavoratori, che  la Cgil, con grande ritardo, solo adesso difende.
Quella stessa cultura che considerava il salario come variabile indipendente e che si schierò contro il referendum per l&#039;abolizione della scala mobile nell’ 84                                      .   
Quella stessa cultura che fece i picchetti davanti alla Fiat, in nome dello scontro di classe, e che produsse la marcia dei 40mila. La stessa cultura che non firmò il primo accordo di concertazione del &#039;92                              . 
La cultura che considera Ichino un boia e Bonanni un venduto ( si ricordi la recente festa Democratica di Torino  . Una cultura vecchia e miope                                              .
Una cultura  che rifiuta la Sussidiarietà, che considera la solidarietà un valore che va esercitato dagli altri, Stato o volontariato che sia, non certo dalle supertutelate avanguardie degli occupati                         .
I valori di una moderna politica del lavoro e per il lavoro  ed in particolare  sono quelli che fanno riferimento alla 
Sussidiarietà, Responsabilità e Partecipazione                                            .
Sussidiarietà significa cominciare a pensare che livelli più alti di pressione fiscale non li regge nessuno e favoriscono la delocalizzazione , e  quindi è necessario sviluppare ed incrementare forme sussidiarie di tutela, di welfare, di formazione  realizzate dai corpi intermedi della società                             . 
Mi riferisco alla bilateralità che ha realizzato e realizza attraverso il versamento dello 0,30%, tratto dalla busta paga, formazione continua per centinaia di migliaia di lavoratori ; quello stesso  che quando veniva fatto confluire nelle casse delle regioni, produceva sprechi e malcostume                                       .
Bilateralità che ha realizzato fondi integrativi sanitari (quello dei lavoratori del commercio e del turismo), capaci di coprire un ampio spettro di cure mediche non coperte dal servizio sanitario nazionale                                 .
Sono solo alcuni esempi di sussidiarietà, sotto il controllo dello Stato, ma non gestiti dallo Stato.
Responsabilità, altro valore che va concretizzato                                                        .
Capacità di assumersi le responsabilità  di firmare accordi per il bene di molti e non per i diritti di pochi. Quei molti che poi vanno a votare il Referendum e che per il 62% approvano quelle firme. Ma le avanguardie sindacali e di partito, invocano la democrazia a convenienza….e considerano sempre il popolo, come non ancora formato per comprendere e percorrere – senza di loro – la strada del futuro                                       .
La Partecipazione parte dalla  non demonizzazione del capitale, che va controllato ed indirizzato attraverso la partecipazione, secondo il modello tedesco (non a caso la Germania è la Nazione più florida in questo periodo di crisi..). Sì quindi alla  partecipazione ai consigli di amministrazione, agli obiettivi di produttività e di investimento, ecc. 
Ma per certa cultura, vade retro satana…contaminarsi? Sporcarsi le Mani? Mai! Ma intanto i cassa integrati e gli operai in mobilità crescono, come crescono i disoccupati e gli inoccupati, sopratutto nelle fasce giovanili . In questo quadro ed in questa cultura chi dovrebbe creare occupazione e tutele?  lo Stato ? Da dove prende le risorse lo Stato per far ciò ?
Non vorrei che continuando così  Berlusconi  sarà Premier per altri vent&#039;anni                                                             .
Riformismo non conservatorismo                                                                .                                                                              

Valter Morizio ( Collegno )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I ritardi della Politica e Fabbrica Italia</p>
<p>Dopo 9 mesi di trattativa su Pomigliano, dopo 18 dall&#8217;accordo Fiat-Chrysler e 27 dall&#8217;apice della più grande crisi degli ultimi 50 anni  e , soprattutto , a quasi un anno dall’annuncio da parte di Marchionne  del piano Fabbrica Italia con tutte le prospettive che apre  un investimento da 20 miliardi di €  nel nostro Paese , sorge spontanea una domanda : ma la Politica  , quella con la P maiuscola ,  in Italia dov’ è ? dov’era ?<br />
A marzo dell’anno scorso , nel bel mezzo della crisi , la FIAT  annunciava un investimento in Italia nel settore auto , un settore labour intensive ma ad alta tecnologia ed innovativo,   di portata eccezionale , pari a una manovra finanziaria , con ricadute su tutto il territorio nazionale e capace di indurre , secondo le stime degli economisti , altrettanti investimenti nell’indotto.<br />
 Da,  cittadino  mi sarei aspettato che immediatamente da parte di governo , nazionale e locale , delle forze politiche sia di centro-destra che di centro-sinistra e innanzitutto dalle forze sindacali si aprisse un confronto con l’azienda , al fine di mettere in chiaro da subito quali erano i punti  dell’iniziativa e quali le contropartite , anche alla luce del cambiamento che l’ acquisizione della Chrysler e dell’altra importante decisione di scorporare il gruppo in due  società quotate FIAT e FIAT INDUSTRIAL , determinava nelle politiche industriali del gruppo del Lingotto<br />
Grande è stata la mia sorpresa nel vedere invece che tale argomento non destava l’attenzione della Politica, quasi si trattasse di ordinaria amministrazione .<br />
 Il Governo e i partiti di maggioranza erano intenti nelle solite faccende personali del premier , sempre in maggior contrasto con l’alleato Fini e  da parte della Lega sul federalismo fiscale prossimo futuro nel 2013;  l’opposizione invece impegnata tra le infinite conte interne del PD ,e la rincorsa a sinistra dei più duri e puri.<br />
E’ in questo quadro di totale disinteresse che Marchionne ha portato avanti il proprio progetto , senza confronto  sino a Pomigliano e poi a Mirafiori.<br />
Detto anche  che la FIAT può  non essere esente da critiche soprattutto nei modi in cui ha condotto le vicende e che deve sciogliere ancora molti nodi  sul progetto Fabbrica Italia , non si capisce veramente l’atteggiamento della politica , da una parte accondiscendente , talvolta in forma acritica  sulle posizioni aziendali, dall’altra   più preoccupata a difendere i diritti di chi gia&#8217; li ha e che non capisce la situazione globale in cui si trova il nostro Paese.<br />
Se ne ricava quindi l’impressione che a questo appuntamento , determinante per il futuro industriale italiano  si sia  arrivati in ritardo ed impreparati, senza un confronto , dove ci si divide ora in favorevoli o contrari , ma senza una reale adesione come sistema a questo progetto , che non solo determina possibilità di sviluppo , ma crea anche nuovi orizzonti  sul piano delle relazioni sindacali e  dei diritti.<br />
Un confronto che avrebbe dovuto aprirsi a partire dalla scommessa  di  investire su Mirafiori e Pomigliano (il più vecchio e il più inefficiente degli impianti Fiat), che solo 5 anni fa era qualcosa di impensabile e sulle contropartite in termini di organizzazione del lavoro e di relazioni sindacali per divenire un momento di confronto culturale  a partire dalla sinistra che appare  confusa e proiettata nel passato, anzichè nel futuro superando quella vecchia cultura statalista che si vede riemergere                                        .<br />
La questione Fiat , infatti ,  è figlia del passaggio epocale che stiamo attraversando e che da decenni la cultura di sinistra non riesce a cogliere                                                                                 .<br />
I problemi culturali  riguardano il modello di società, di economia e di Stato e gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di crescita e sviluppo sostenibile, là dove la demonizzazione del capitale é fuori dal tempo e dalla storia e non parlo solo del capitale dei piccoli e medi imprenditori (alternativamente blandito e rifiutato), ma anche del grande capitale produttivo, che realizza investimenti  e lavoro                                                                                                                      .<br />
Il primo diritto, oggi da salvaguardare , è il diritto al lavoro, senza investimento non esiste il posto di lavoro e non esistono i lavoratori                                            .<br />
Troppo spesso si confondono  i diritti con le tutele ed altrettanto sovente si tutelano gli pseudo-diritti di pochi, a discapito dei diritti di molti                                                                 .<br />
Tutelare oggi i diritti delle &#8220;avanguardie operaie&#8221; delle grandi fabbriche, significa calpestare i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici, non tutelati dallo Statuto dei Lavoratori, in quanto operano in aziende (la stragrande maggioranza..) al di sotto dei 16 dipendenti                                       .<br />
In questo quadro che senso ha continuare con un Contratto Nazionale anacronistico , che equipara il meccanico della Fiat al lavoratore dell&#8217;officina meccanica sotto casa, magari quando la casa è su uno dei territori meno sviluppati del Paese?<br />
Non vi è cosa peggiore che applicare regole uguali per disuguali….è la maggiore ingiustizia che si possa fare.<br />
Così come non è più immaginabile, difendere vecchi diritti in un mondo globalizzato nel quale lo sviluppo si realizza attraendo capitali per investimento. In nome di quei vecchi diritti non si può continuare a rifiutare capitali che realizzano lavoro e quindi avanzamento sociale e personale                                  .<br />
La sinistra incominci a dire, in modo chiaro e condiviso , che i Contratti Nazionali di Lavoro devono tutelare le condizioni minime sia normative che salariali e che la contrattazione decentrata, sia essa territoriale che aziendale, deve cogliere tutte le opportunità di avanzamento e di sviluppo dell&#8217;occupazione, oltre che salariale, ma basato quest&#8217;ultimo sui livelli di produttività. Piaccia o non piaccia il nostro benessere ormai si basa sulla qualità dei prodotti e dei servizi e sulla produttività delle aziende e dei lavoratori                                      .<br />
Una sinistra  responsabile, rinuncia a parte dei diritti, se ciò comporta la creazione di posti di lavoro.<br />
Ma dietro la scusa dei diritti, si nasconde ben altro a mio avviso. Si nasconde la vecchia cultura dell&#8217;unità della classe operaia.<br />
Già, negli anni &#8217;60 quando parte del sindacato lanciò la sfida della contrattazione aziendale, la CGIL si schierò contro, sempre in nome dell&#8217;unità. Se avesse vinto quella cultura conservatrice (come l&#8217;attuale…) non ci sarebbero stati nè le rappresentanze sindacali aziendali, né lo Statuto dei lavoratori, che  la Cgil, con grande ritardo, solo adesso difende.<br />
Quella stessa cultura che considerava il salario come variabile indipendente e che si schierò contro il referendum per l&#8217;abolizione della scala mobile nell’ 84                                      .<br />
Quella stessa cultura che fece i picchetti davanti alla Fiat, in nome dello scontro di classe, e che produsse la marcia dei 40mila. La stessa cultura che non firmò il primo accordo di concertazione del &#8217;92                              .<br />
La cultura che considera Ichino un boia e Bonanni un venduto ( si ricordi la recente festa Democratica di Torino  . Una cultura vecchia e miope                                              .<br />
Una cultura  che rifiuta la Sussidiarietà, che considera la solidarietà un valore che va esercitato dagli altri, Stato o volontariato che sia, non certo dalle supertutelate avanguardie degli occupati                         .<br />
I valori di una moderna politica del lavoro e per il lavoro  ed in particolare  sono quelli che fanno riferimento alla<br />
Sussidiarietà, Responsabilità e Partecipazione                                            .<br />
Sussidiarietà significa cominciare a pensare che livelli più alti di pressione fiscale non li regge nessuno e favoriscono la delocalizzazione , e  quindi è necessario sviluppare ed incrementare forme sussidiarie di tutela, di welfare, di formazione  realizzate dai corpi intermedi della società                             .<br />
Mi riferisco alla bilateralità che ha realizzato e realizza attraverso il versamento dello 0,30%, tratto dalla busta paga, formazione continua per centinaia di migliaia di lavoratori ; quello stesso  che quando veniva fatto confluire nelle casse delle regioni, produceva sprechi e malcostume                                       .<br />
Bilateralità che ha realizzato fondi integrativi sanitari (quello dei lavoratori del commercio e del turismo), capaci di coprire un ampio spettro di cure mediche non coperte dal servizio sanitario nazionale                                 .<br />
Sono solo alcuni esempi di sussidiarietà, sotto il controllo dello Stato, ma non gestiti dallo Stato.<br />
Responsabilità, altro valore che va concretizzato                                                        .<br />
Capacità di assumersi le responsabilità  di firmare accordi per il bene di molti e non per i diritti di pochi. Quei molti che poi vanno a votare il Referendum e che per il 62% approvano quelle firme. Ma le avanguardie sindacali e di partito, invocano la democrazia a convenienza….e considerano sempre il popolo, come non ancora formato per comprendere e percorrere – senza di loro – la strada del futuro                                       .<br />
La Partecipazione parte dalla  non demonizzazione del capitale, che va controllato ed indirizzato attraverso la partecipazione, secondo il modello tedesco (non a caso la Germania è la Nazione più florida in questo periodo di crisi..). Sì quindi alla  partecipazione ai consigli di amministrazione, agli obiettivi di produttività e di investimento, ecc.<br />
Ma per certa cultura, vade retro satana…contaminarsi? Sporcarsi le Mani? Mai! Ma intanto i cassa integrati e gli operai in mobilità crescono, come crescono i disoccupati e gli inoccupati, sopratutto nelle fasce giovanili . In questo quadro ed in questa cultura chi dovrebbe creare occupazione e tutele?  lo Stato ? Da dove prende le risorse lo Stato per far ciò ?<br />
Non vorrei che continuando così  Berlusconi  sarà Premier per altri vent&#8217;anni                                                             .<br />
Riformismo non conservatorismo                                                                .                                                                              </p>
<p>Valter Morizio ( Collegno )</p>
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		<title>Di: 1939ermete</title>
		<link>http://www.libertaegiustizia.it/2011/01/12/avevano-ragione-gli-operai-a-votare-lega/comment-page-1/#comment-3084</link>
		<dc:creator>1939ermete</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 12:13:59 +0000</pubDate>
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		<description>A  FAVALORO dico semplicemente che non condivido le sue valutazioni sull&#039;azione del PD
che dimostrano che conosce poco qual è la funzione di un Partito Politico (che non è un Movimento!!) e tantomeno capisco cosa intende per sostegno agli operai. Vuole dettagliare meglio ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A  FAVALORO dico semplicemente che non condivido le sue valutazioni sull&#8217;azione del PD<br />
che dimostrano che conosce poco qual è la funzione di un Partito Politico (che non è un Movimento!!) e tantomeno capisco cosa intende per sostegno agli operai. Vuole dettagliare meglio ?</p>
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