Il proporzionale alla tedesca è un maggioritario

Correva l’anno 1993. Nel giugno la società italiana fu chiamata ad esprimersi sulla modifica della legge elettorale in senso maggioriario. Scopo della legge era quella di uscire da un’instabilità di governo che aveva favorito una progressiva decadenza economica ed una spaventosa crescita del debito pubblico. Nell’autunno del 1992 la crisi della lira aveva bruciato inutilmente 50.000 miliardi nella sua difesa. Il governo Ciampi e il presidente Scalfaro furono costretti ad affrontare mille problemi in un colpo solo. A fondare la seconda repubblica v’erano ancora i protagonisti della costituente. La gente scelse il maggioritario. Esultarono i Democratici di Sinistra capitanati da Occhetto, e la Lega Nord, già allora in mano a Bossi, che in quel periodo mandava tutte le sere in tv le sue prime linee intervistate da Gad Lerner a «Profondo nord». Con al comparsa del “mattarellum” l’Italia, anzi le tante “Italie” dagli interessi più diversi e oscuri, tremavano e tramavano.

Ma l’Italia ha continuato ad essere la stessa, tranne per alcuni brevissimi periodi, come il governo Dini, l’unico che veramente ha inciso sul sistema pensionistico, e il primo governo Prodi con l’ingresso nell’euro. Tutto il resto è stata una palude. I timori di un cambiamento da parte degli interessi più radicati diventarono audacia, sfrontatezza. Peggiorò notevolmente il clima di rissa, insulti, interessi. Questa decadenza ha colpito a trecento sessanta gradi, ma in particolare proprio la sinistra, perché la sua natura dialettica democratica, lasciando parlare tutti, poi s’indebolisce dividendosi per singoli temi e questo non la lascia convivere con un sistema maggioritario bipolare puro.

La stessa progressiva deriva del “mattarellum” verso il “porcellum” con la deriva verso il modello bipolare puro d’ispirazione anglossassone, confermava i dubbi espressi dagli intellettuali democratici. Oggi con una maggioranza del 35% e il premio di maggioranza si governa stabilmente, senza ascoltare la vera, ripeto la vera maggioranza del paese e che corrisponde al 65%.

Il nocciolo del problema si trova qui e lo strappo recente di Fini lo conferma, perché rischia anch’esso di cadere nell’oblio.

Nelle società come quelle europee, non è possibile dividere come in quelle anglosassoni, le idee politiche tagliando il campo a metà come un campo da tennis. La stratificazione della storia e dei modelli di assistenza sociale, prevedono infatti un ruolo dello stato, anche a destra. Questo determina, la presenza nella società europea e anche in quella italiana, di due destre, una statalista e una liberista, e di due sinistre, una sociale e una riformista.

L’esigenza di fotografare questo spettro di idee presenti nella società italiana con il reticolo di un campo da tennis, è un grave errore. Il problema nelle altre realtà europee continentali, Francia, Spagna, Germania, si risolve con leggi elettorali che inizialmente premiano queste componenti e che poi una volta premiati dall’elettorato, si alleano. Con il secondo turno in Francia, oppure con lo sbarramento al 5% in Germania. Questo modo di fotografare le idee e le necessità presenti nella società, permettono di formare coalizione con un numero limitato di componenti, e quindi la governabilità. Nel caso italiano invece la parcellizzazione preelettorale delle alleanze tra le numerose e diverse componenti politiche anche personalistiche, costringe il governo fin dal giorno dopo le elezioni, ad una continua, estenuante e mortale, trattativa elettorale.

È un concetto che è stato ripetutamente espresso anche pubblicamente, ma che è stato raccolto da pochissimi politici, penso a D’Alema o a Casini, grazie ai contatti internazionali. Ad esempio chi guarda solo nella realtà italiana fa fatica a capire che il proporzionale alla tedesca, è effettivamente un sistema maggioritario, e che maggioritario. Per emergere il partito deve arrivare al 5%.

Fino a che queste riflessioni sono osteggiate non solo dalla destra, ma anche dalla cupola romana del Partito Democratico, la situazione non cambierà mai. A Marzo avremo nuovamente la vittoria del PDL, e nel caso vincesse la congerie della sinistra, nel 2012 saremmo di nuovo alla crisi.

Se mai venisse nei prossimi mesi un governo tecnico, sarà fondamentale riflettere su questi argomenti. Gli italiani sono latini, non hanno una storia anglossassone, di modello liberista. E anche in alcuni strati profondi della cultura di destra e di sinistra, la società umana ha un ruolo di solidarietà, tra “compagni” e “camerati”, ora spazzati via dal concetto di mercato del liberismo e del bipolarismo puro.

Le similitudini e la vicinanza secolare alla cultura tedesca, mezzo impero romano era tedesco anche ai vertici, l’impostazione feudale dello stato italiano, poi regionale e federale, consiglierebbe di sostituire il modello di stato sabaudo alla francese con quello tedesco, compresa la legge elettorale, con buona pace anche delle esigenze nordiste, celtiche, della Lega Nord.

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