Dov’è l’informazione, bellezza?

Si discute di informazione alla Camera. E già questa è una notizia. Sei mozioni, firmate da maggioranza e opposizione, per dire sostanzialmente una cosa: così non va, non c’è rispetto del pluralismo, ci sono concentrazioni di potere che per forza finiscono per condizionare il risultato e il risultato, alla fine, è quello di “una scarsa qualità del servizio pubblico”.

I più sensibili al tema, a questo punto, avrebbero avuto di che gioire: finalmente, il Parlamento si è accorto del problema. Finalmente, dopo il rapporto, per esempio, di Freedom House che fotografa la libertà di stampa nel mondo e che ha collocato l’Italia al penultimo posto nella classifica europea, un punto più su della Turchia, e 73ma nel mondo, pari merito con le isole Tonga, si prenderanno provvedimenti. Forse, dopo la discussione al Parlamento europeo, qualcuno da noi è pronto a fare qualcosa.

Sbagliato. Il dibattito si concentra su temi generici (quelli delle opposizioni) o così precisi da sembrare attacchi personali e pretestuosi (quelli della maggioranza). Risultato: ancora una volta, non c’è risultato.

Il documento di Futuro e libertà dice sostanzialmente che la RAI è tenuta a rispettare pluralismo, “correttezza, lealtà e completezza dell’informazione” e che “nel suo complesso l’informazione della Rai non soddisfa oggi, né secondo criteri quantitativi, né secondo quelli qualitativi, i requisiti di imparzialità, completezza e correttezza e lealtà richiesti alla concessionaria del servizio pubblico. Si scaglia contro il Tg1, impegnando il governo “a modificare lo schema di contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI”, adottando “pluralismo, completezza e obiettività” come indicatori per la verifica della qualità dell’informazione.

Un’altra mozione, presentata dalle opposizioni è firmata da Beppe Giulietti (gruppo misto), Bruno Tabacci (Api), Roberto Zaccaria e Paolo Gentiloni (Pd), Fabio Evangelisti (Idv) Marco Beltrandi (Radicali – Pd), Roberto Rao (Udc), Roberto Nicco (gruppo misto). Ha contenuti generici, impegna il Governo a recepire la normativa europea in materia di pluralismo dell’informazione, conflitto di interessi e indipendenza del servizio pubblico televisivo: ci si poteva aspettare di più da tanti tecnici dell’informazione.

Il Pdl preferisce il Senato, e nell’aula dove ha più numeri, presenta un testo, di qualche mese fa, dove spiega che tutelare il pluralismo “non significa lottizzazione numerica degli spazi e degli operatori fra i partiti, ma corretta rappresentazione della pluralità delle posizioni in cui si articola il dibattito politico-istituzionale” e che il problema della RAI è “una prolungata e consolidata egemonia della sinistra che si è sedimentata in decenni di potere organizzato all’interno dell’azienda pubblica”.  A questo problema si agginge, secondo le dichiarazioni di Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello alle agenzie di stampa, un altro grande scoglio: “il determinarsi di situazioni di sostanziale monopolio o oligopolio nella produzione delle opere radiotelevisive con particolare riguardo a produttori facilmente riconducibili ad esponenti eletti in Parlamento”. A chi si riferiscono? I malevoli pensano alla casa di produzione di Francesca Frau, la mamma di Elisabetta Tulliani, attuale compagna del presidente della Camera Fini. E pensare che anche il Presidente del Consiglio ha partecipazioni in case di produzioni che lavorano per Rai e Mediaset.

3 commenti

  • dato che non c’è nessuno spazio per i commenti all’articolo “Floris attacca!”, uso questo spazio per esprimere il mio dissenso: le cariche dello stato vanno rispettate, per il doveroso rispetto che si deve ai ruoli istituzionali, anche se ricoperti da persone che hanno comportamenti inadeguati.
    Giovanni Floris è professionista e persona di grande sensibilità e bravura, ha fatto egregiamente il suo dovere.
    Chi si comporta in modo inadeguato sarà poi giudicato dagli spettatori e dagli elettori. In questo triste palcoscenico starnazzante in cui non si censura nessuno, a maggior ragione va lasciato spazio al presidente del consiglio.
    Il suo interventismo telefonico (a Ballarò come per la nipote di Mubarak) fa quasi tenerezza.
    Saluti.
    Silvana

  • Insomma la posizione della classe dirigente dei partiti che occupano il parlamento,in particolare quello o quelli che esprimono il governo (… anche della RAI !),è prossima alla posizione del bue che dice cornuto al toro. in breve la posizione delle VAIASSE !.

    Con quale ritegno sale in cattedra contro od a favore degli studenti che ne chiedono la dismissione ?.

  • alla gentma signora Silvana : sulla storia nipote di Mubarak dissento anch’io dalla telefonata ( inopportuna ) ma sull’ intervento a Ballarò assolutamente NO.
    Se si grida alla libertà di informazione perchè mai il presidente non può dissentire ? Così come la disputa su Maroni che ha stentato e parecchio per poter intervenire a confutare le inopportune e mirate ( !? ) accuse di Saviano alla Lega e solo alla Lega !!.
    Chi diceva di No non ama la libertà di informazione che vuol dire cara signora che Lei può e deve parlare ma guarda caso anch’io !
    Altrimenti non ci siano ! Sbaglio ? Possiamo dire cose scomode, inutili faziose sciocche ecc ecc ma le dobbiamo poter dire e le esclusioni dell’ altra parte ” non vanno mai bene !
    Grazie e cordialità RF

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