La vocazione alla sconfitta

Nessun ribaltone nel Pd dopo la sconfitta alle primarie. È stato confermato il segretario regionale Maurizio Martina. E la riunione-fiume della direzione provinciale si è indirizzata verso la riconferma anche del segretario metropolitano Roberto Cornelli e del coordinatore dei circoli milanesi Francesco Laforgia. Queste le ultime notizie dal Pd milanese. Dimissioni rientrate, dunque. E una certezza: il sostegno al candidato sindaco Giuliano Pisapia, ribadito dall’ordine del giorno che ieri ha chiuso una direzione regionale di oltre quattro ore. L’unico cambiamento ipotizzato è la creazione di un comitato esecutivo nelle segreterie regionale e metropolitana, che con 25 membri sono troppo poco snelle e operative per il rilancio del partito. La discussione sul Forum di LeG è più che mai animata: questo è davvero il partito votato alla sconfitta? E se sì, per colpa di chi o di cosa?

È ormai chiaro e assodato che questo Pd è votato all’eterna sconfitta. Ha scelto il sistema delle primarie, che i dirigenti a livello nazionale indicano giustamente come uno dei principali elementi di differenziazione rispetto alla destra, ma non ha saputo farne un uso intelligente, anzi dimostra di temere proprio i buoni risultati che il sistema dovrebbe portare: avvicinamento della politica alle persone, rinnovamento di una classe dirigente che ha fallito tutto ciò che poteva fallire. Per utilizzare correttamente le primarie, infatti, il PD dovrebbe prima di tutto riuscire a leggere la realtà, e individuare il candidato in grado di coagulare in sé le aspettative della società civile e gli obiettivi programmatici del partito. E già qui ci sono dei problemi enormi. Dovrebbe anche aver ormai compreso e assimilato bene la necessità di procedere ad un rinnovamento profondo della sua classe dirigente. E anche su questo vediamo che le resistenze sono fortissime. Ma soprattutto, dal mio punto di vista, il PD non riconosce sufficiente maturità e autonomia alla società civile che va a votare, e che invece ha sempre dimostrato di vedere molto più lontano… Per questo anche in una situazione come quella di Milano, in cui i candidati provenivano tutti dal mondo delle professioni e non dai quadri del partito, anche qui, il PD ha scelto di attaccarsi come una cozza ad uno di essi, giocandosi la faccia e la posizione stessa dei dirigenti locali. Sarebbe stato sufficiente lasciare la massima libertà di scelta, senza spendersi su un nome, e si sarebbero evitati tanti guai. Certo la vittoria di Pisapia sarebbe stata comunque letta per quello che è, cioè la scelta del candidato più “a sinistra”, ma i dirigenti locali sarebbero sopravvissuti all’impatto e oggi potrebbe essere molto più facile per tutti fare quadrato attorno al vincitore… Insomma, ricapitolando: questo partito non sa comunicare, no sa leggere la realtà, non sa scegliere le persone, non riesce a fidarsi veramente della gente che fa riferimento alla sua area, e cerca di indirizzarla verso candidati “domestici” o “addomesticabili”…. ha proprio un’ irresistibile vocazione alla sconfitta. Però Pisapia ha vinto, e c’è l’occasione di provarci “nonostante” le tare del PD…