Gratteri: Saviano ha ragione

Venerdì sera ad Empoli, incontro emozionante tra Sandra Bonsanti presidente di Libertà e Giustizia, Vannino Chiti  vice presidente del Senato ed il Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, attualmente uno dei magistrati più conosciuti della Direzione Distrettuale Antimafia. Impegnato in prima linea contro la ‘Ndrangheta, la criminalità organizzata calabrese, vive sotto scorta dall’aprile del 1989. Probabilmente è colui che conosce meglio le distorsioni del sistema penale/investigativo/penitenziario che permettono alle tre grandi mafie italiane di prosperare.

La prima domanda di Sandra Bonsanti è di quelle che non si prestano alle elusioni diplomatiche e Gratteri raccoglie in pieno la sfida: “Ma Saviano ha ragione…?”. Risponde Gratteri: “L’impostazione e la lettura che Saviano ha dato è corretta , anche se i tempi televisivi non consentono le opportune articolazioni logiche e descrittive che un fenomeno della rilevanza e dimensione quali è l’infiltrazione della ‘Ndrangheta calabrese nel Nord Italia richiederebbe”.

Prosegue Gratteri: “In alcune aree lombarde esistono strutturazioni locali della ‘ndrangheta  che ricalcano come cloni quelle del territorio di origine. Le mafie hanno smesso di sparare perché essenzialmente non ne hanno bisogno , sono più libere di realizzare i loro scopi rispetto ad es. a 15 anni fa. Oggi la loro maggiore necessità è quella non di arricchirsi ma di poter “ giustificare” la loro immensa ricchezza”.

È fra l’altro paradossale e falso che esponenti di un qualsiasi governo, nel caso specifico di quello attualmente in carica , si fregino degli ultimissimi risultati conseguiti dalla lotta alle mafie; basti solo considerare che per un’operazione che giunge nella sua fase finale  all’arresto di importanti esponenti criminali , occorrono mediamente 3 anni per le indagini di polizia giudiziaria , un anno per ottenere la richiesta d’arresto ed un anno per l’ordinanza di arresto …

Queste operazioni sono frutto del lavoro di coloro che da anni lavorano nelle procure, nelle caserme e nelle questure (e sono sempre gli stessi servitori dello Stato che restano a prescindere dagli inquilini di Palazzo Chigi). Il procuratore Gratteri che dopo una decennale frequentazione degli organi di polizia ed investigativi internazionali, compresi i più celebri del Nord America, afferma che la polizia giudiziaria italiana “è la migliore del mondo”, per profilo professionale e per spirito di dedizione al servizio.

Un’altra domanda di micidiale attualità che Sandra Bonsanti rivolge al procuratore Gratteri riguarda il rapporto tra mafie e politica: “Le mafie votano e fanno votare -risponde Gratteri – e tendenzialmente colgono benissimo il vento del vincitore; sono abilmente capaci di gestire ed intrattenere rapporti con le amministrazioni locali in funzione della “ giustificazione” della propria ricchezza”.

Gratteri indica anche alcune direttive strategiche per combattere le mafie; individua tre settori specifici , quello investigativo, quello penale e soprattutto quello carcerario (forse il meno idoneo, nella sua configurazione attuale, per la funzione rieducatrice dei condannati per mafia). In tal senso cita l’esempio delle comunità di recupero dei tossicodipendenti, dove attraverso una strategia di nuovo riempimento e ricostruzione della personalità del tossico, si cerca di giungere alla vera rieducazione.

L’altro fronte dove sarà essenziale combattere la battaglia più importante è quello culturale e scolastico. La ‘ndrangheta si base e prospera su legami familiari e familistici strettissimi (“fratelli di sangue”). Il suo organigramma prevede esclusivamente progressioni  per linee familiari e non di “merito” : il figlio del “corriere” e del “manovale” tali rimarranno e sono coloro che con maggior probabilità finiranno in carcere , mentre i vertici “manageriali” saranno riservati solo ai figli dei boss.

Questo sistema culturale permea gran parte della società; si pensi ad esempio che i figli dei boss che proseguono gli studi universitari , spesso superano gli esami con la pistola sotto la cattedra (talvolta anche sopra), conseguendo lauree prive di merito; questi saranno poi i medici, gli ingegneri… i professionisti che opereranno nella società locale.

“La scuola è la frontiera dove potremo battere la malavita – afferma Gratteri – perché un popolo colto e dotto è un popolo che può scegliere , è un popolo libero”.

* Alessandro Bruni è coordinatore regionale Toscana

8 commenti

  • A proposito del merito di cui si fregia l’attuale ministro dell’interno Maroni circa i risultati della lotta alle mafie non si può non concordare con quanto afferma il P.M. Gratteri.
    E poichè mafia,’ndrangheta e camorra (e sacra corona unita),sono cresciute a dismisura in questi sessant’anni e passa di democrazia,modernizzandosi, evolvendosi ed arricchendosi nel passaggio dal localismo o regionalismo alla dimensione nazionale e continentale e dalla campagna alle grandi metropoli della loro attività corruttiva e nefasta per l’economia di intere comunità,è da presumere che al Maroni non sfugga l’obbligo della considerazione che siamo costretti a fare noi elettori e spettatori televisivi, in conseguenza del reiterato, ineguagliabile fregio personale di cui sopra (uniquiche suum), sull’incapacità,o disattenzione o complicità o … disonestà ?!, di tutti i suoi predecessori (del PDL compresi) alla gestione degli affari interni di questo Paese.

  • Manzoni (milanese) scrisse dell’Innominato, di don Rodrigo e dei suoi bravi. L’Innominato, don Rodrigo e i suoi bravi, non erano palermitani, né calabresi, né napoletani.
    La conoscono questa originalità autoctona Saviano e Fazio?
    Celestino Ferraro

  • Prima di tutto credo che si debba ricordare che Roberto Saviano è uno scrittore. Quindi non è un politico e non lo vuole essere anche se tutti lo tirano per la giacchetta.
    Questo non svuota le sue parole, ma le allarga a un pubblico che è l’umanità, senza gli aggettivi del politichese.
    Poi vorrei fare un parallelo, con l’emersione della pedofilia nella chiesa. Il tentativo di coprire i crimini è sempre ideologico. Maroni dice: non si può parlare di mafia e associarla alla lega perchè la lega è il partito degli onesti.
    Qua siamo nel campo delle idee iperuraniche!
    Ciascuno pensa di essere nel giusto e circondato da giusti che la pensano allo stesso modo. E difende a oltranza la propria “Verità”.
    La Chiesa, la Lega.
    Ciascuno sia meno integralista/fondamentalista: le indagini appureranno, i fatti diranno o smentiranno, ma dire a priori che non è così è pura ideologia, assertiva ma non probatoria.
    Ho apprezzato Vendola (che pure non mi fa impazzire!!), quando ha sfiduciato quel compagno di partito nella Giunta pugliese indiziato di curruzione. Ha detto che quella cosa gli aveva provocato molta sofferenza, ma quella sofferenza andava trasformata in conoscenza, occorreva capire come e perchè.
    Questo devono dirci i politici: la verità non appartiene a qualcuno che ne fa uso a piacere, ma è una conquista e un patrimonio di tutta la società.
    Saluti.
    Silvana

  • Sottolineo soprattutto il punto sui vanti dei politici. E’ davvero uno spettacolo paradossale e ripugnante che un governo sempre sul piede di guerra con la magistratura, autore di provvedimenti come lo scudo fiscale, sempre prodigo di scudi pro-impunità, che è stato a un passo dal mettere il bavaglio alle intercettazioni ecc. ecc., si possa arrogare questi meriti nella lotta antimafia. Il fatto preoccupante è che la storia del ministro dell’Interno acchiappamafiosi ha fatto breccia anche in persone tutt’altro che tenere con l’esecutivo. E’ quindi necessario contrastare con una corretta informazione questo ennesimo esempio di distorsione e manipolazione della verità.

  • Saviano dà voce a tutti coloro che voce non hanno, alle donne ed agli uomini la cui buona volontà non è sufficiente per elevare un grido di protesta, un urlo di indignazione e per esprimere un gesto, uno qualsiasi, che possa costituire un segno ed un segnale di speranza.
    Quando saviano interpreta il cuore nobile di quegli italiani che ancora vogliono credere alle istituzioni, coloro che rappresentano protempore ed in maniera poco degna le istituzioni quali nominati e non scelti dagli elettori, agitano immediatamente, impropriamente e propagandisticamente il vessillo del rispetto del principio del contraddittorio. Politici come maroni, a cui compiacenti giornalisti dei tg nazionali, di pseudoprogrami di approfondimento politico hanno già messo a disposizione ore ed ore di tempo, che poi viene utilizzato non per ragionare sulle questioni poste, bensì per difendere una indifendibile bandiera, un angiporto privo di valori, chiedono udienza per potersi difendere da un’accusa che solo maroni poteva considerare un’accusa, ma che tutti coloro che si sono sintonizzati su rai3, hanno capito essere semplicemente una sequenza di fatti rilevati e rilevabili da una semplice inchiesta della magistratura milanese.
    La gente perbene sa che la gente permale usa ed abusa della comunicazione per veicolare messaggi imbonitori in cui sono presenti i sapori dolciastri del budino contienitutto; maroni è solo un omonimo del maroni che nel 1994 come ministro dell’interno aveva firmato il decreto c.d. salvaladri e che fu ritirato dopo le proteste del pool di milano ed è un omonimo dello stesso maroni del 1994 che si difese sostenendo di avere firmato quel decreto senza averlo letto ovvero senza aver capito il contenuto dello stesso; maroni è lo stesso ministro che non si è opposto nè ha puntato i piedi al mancato commissariamento del comune di fondi, mentre invece ha puntato i piedi come un bambino e scatenato tutto questo can can, per contestare la semplice verità espressa da saviano che al nord la criminalità mafiosa inteloquisce con chi sta al potere e che se la lega al nord è al potere, interloquisce anche con la lega; maroni è lo stesso ministro che, invece di dire che un parlamentare come dell’utri, condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dimettersi, può tranquillamente, anzi deve, aspettare la sentenza definitiva di condanna in cassazione ed attendere infine la pronuncia insindacabile di decadenza dell’assemblea di cui fa parte; borsellino disse che i politici hanno un dovere in più rispetto ai comuni cittadini, in considerazione del compito così importante di cui sono investiti, a loro non possono applicarsi i tempi lunghi della giurisdizione, ma deve chiedersi un’atto di responsabilità ed un passo indietro, senza dover aspettare la sentenza definitiva.
    I nove milioni di italiani che lunedì scorso hanno preferito restare a casa ed ascoltare saviano, sono la speranza di questo paese violato nella sua intima essenza, e proprio per questo costituiscono, per i maroni di turno, un reale pericolo, in quanto possono essere il segnale di un risveglio delle coscienze addormentate, a cui dosi massicce di alterazione della verità (vedi solo per fare due esempi la vicenda della mondezza di napoli e quella della falsa ricostruzione dell’aquila) hanno solo deviato il senso critico, ma non hanno evidentemente ancora annullato del tutto la capacità di compèrensione della realtà.

  • Gentile Michele Soldovieri, leggo quello che lei dice e fa bene a ricordarcelo a tutti, ma penso che solo gli imbecilli non cambiano mai idea e forse a Maroni va riconosciuto che sta lavorando con attenzione. Spero che sia stato “contaminato” dal senso delle istituzioni che molte figure di magistrati dimostrano di possedere.
    Certo che quella riga verde che occhieggiava dal suo taschino stronca la mia buona volontà, ma è importante per me (come per molti altri, credo) continuare a sperare che dentro lo stato ci siano persone di cui avere fiducia.
    Sennò, che fare?
    Saluti.
    Silvana

  • Gentile Signora Silvana, che maroni possa, da qualcuno che non voti lega nord, essere considerato un ottimo ministro dell’interno, ci può anche stare; in fondo, ognuno può avere l’opinione che crede, sia sui ministri della repubblica sia sui parlamentari della maggioranza sia su quelli dell’opposizione; che poi questa opinione sia basata su sensazioni e non su fatti reali, anche questo ci può stare; nondimeno il tutto può sempre essere soggetto alla verifica, non solo dei fatti, ma anche dei comportanti politici conseguenti; l’importante è che questa verifica dei fatti e dei comportamenti non sia fatta eslusivamente a mezzo roboanti affermazioni che ultimamente abbiamo sentito uscire dalla bocca del ministro, che, poco elegantemente, si è autoattribuito il merito degli arresti dei latitanti di mafia e ndraqgheta, ma anche su considerazioni di più ampio respiro, che non possono di certo limitarsi al contrasto della mafia militare, sottacendo la necessità di combattare anche la mafia che si annida nella politica e nei colletti bianchi; che Lei abbia la speranza che maroni possa essere stato contaminato, nella sua azione governativa, da magistrati quali ingroia, scarpinato, principato, gratteri, caselli, lari, di landro, pigantone, è cosa che non mi permetto di confutare, proprio perchè trattasi di speranza; mi limito a registrare che, nel momento in cui questa contaminazione si sarebbe potuta concretamente realizzare, non mi pare si sia poi realizzata e mi riferisco alla vicenda del voto contrario dei leghisti (di cui il ministro maroni è un esponente di punta) sulla richiesta di autorizzazione all’arresto nei confronti di cosentino e l’altra votazione, degli stessi leghisti, negativa sull’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche, sempre a carico di cosentino.
    Come vede, anche se a maroni, come dice Lei, può esser concesso di aver lavorato con attenzione, di certo appare più azzardato, e, se mi consente, anche un pò blasfemo, avvicinarlo alle figure dei magistrati e delle forze dell’ordine che hanno dato la loro vita e continuano a darla, per difendere le istituzioni dall’aggressione mafiosa.
    Cordialmente, Michele.

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