Salviamo l’Italia

L’Italia si può salvare? Da cosa, e chi la potrà salvare? La nostra nazione sta per celebrare i suoi 150 anni. È un buon esercizio guardare ai problemi di oggi – e al ruolo dell’Italia nel mondo moderno – non solo attraverso i nostri occhi ma anche con quelli degli uomini e delle donne che la fecero. Lo storico Paul Ginsborg, che fa parte del Consiglio di presidenza di LeG, risponde alla domanda con un libro dal titolo chiaro che suona come un imperativo: “Salviamo l’Italia” (Einaudi, pp. 133, 10 €). Libertà e Giustizia lo presenta a Milano, allo Spazio Krizia, giovedì 18 novembre, alle 18 e 30. Con l’autore ci saranno Sandra Bonsanti, Elisabetta Rubini e Gustavo Zagrebelsky.

“Nel gennaio 2009 – scrive Ginsborg nel prologo – sono diventato cittadino italiano. Faccio parte di un flusso costante di stranieri, circa 40 mila, che ogni anno assumono la cittadinanza italiana. Non basta per fare dell’Italia un paese multiculturale, ma certo è un inizio. … I miei amici in gran parte rimasero stupiti all’annuncio della mia naturalizzazione. ‘Ma chi te lo ha fatto fare, – mi dicevano, – e proprio ora, poi’. uno o due si affrettarono a sincerarsi che avessi a vuto il buonsenso di mantenere anche la cittadinanza britannica. Il commento più caustico è stato: “Beh, Paul, almeno potrai dire assieme a tutti noi altri: ‘Mi vergogno di essere italiano’”.

Bando ai catastrofismi, il libro, nella definizione di Gustavo Zagrebelsky è “un antidoto allo scetticismo”.

Paul Ginsborg ci illumina sullo stato della nostra vita nazionale mettendo a confronto, in un continuo contrappunto, gli italiani del tempo del Risorgimento e quelli di oggi. È così che quel che accade oggi, visto attraverso il cannocchiale della Storia risulta semplicemente lo svolgimento lineare del nostro passato e di quanto trova sostegno nelle nostre radici.

Il 150° anniversario della nazione non dovrebbe essere solo l’occasione per sventolare bandiere tricolori o indulgere nella retorica: richiede invece un ripensamento profondo sulla storia d’Italia e sul contributo del Paese al futuro del mondo moderno. A tal fine si rivisitano le grandi figure del Risorgimento (da Cattaneo a Cavour, da Manin a Pisacane, da Mazzini a Garibaldi) cosí che le loro riflessioni si mescolano in presa diretta alle nostre. Per «salvare» l’Italia, Paul Ginsborg fa affidamento su alcuni elementi fragili ma costanti presenti nel nostro passato: l’esperienza dell’autogoverno urbano, l’europeismo, le aspirazioni egualitarie e l’ideale della mitezza.
Fondamenti dotati della carica utopica necessaria per creare una patria diversa.

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