La destra pulita e la sconfitta del pifferaio

L´intimazione da Bastia Umbra è la penultima mossa d´una partita abilmente giocata: dimettersi, visto il punto morto nel quale sta, affinché siano ridefiniti programmi e confini dell´area governativa; è sottintesa l´incompatibilità del nuovo corso con l´attuale mezza signoria (deve fare i conti con la Lega); altrimenti l´uscita dei ministri Fli e l´avaro sostegno esterno, concesso o negato nei singoli casi, aprono la fase agonica.
Lo junior non poteva impedire la fusione (chiamiamola fagocitosi): ha salvato un nucleo, mentre i colonnelli convolavano al banchetto; meglio perderli che trovarli; da allora raccoglie consensi contestando l´impronta abnorme della politica governativa; una destra degna del nome prende sul serio Stato, interesse collettivo, legalità, dialettica parlamentare. Il conflitto era nelle cose: Dominus Berlusco, analfabeta in politica, va allestendosi un regno amorfo, fondato sul potere economico e mediatico, mentre i modelli rinascimentali italiani, superando l´anarchia comunale, sviluppavano strutture statali. Siccome i controcanti lo disturbano, risponde a modo suo: s´era acquisito larga parte dello stato maggiore An; accerchia l´antagonista; minaccia d´espellerlo (gesti da Sant´Uffizio o Politburo); infine, gli scatena addosso i giornali della casa. Sinora risulta perdente: contro Tortuga è nato un nuovo partito, della destra pulita; non sappiamo quanti voti conti ma in stile, idee, lessico, sbaraglia l´invasore pifferaio.
Dopo diciassette anni suonano male, moneta falsa, gli slogans con cui s´era impadronito della piazza: resta spaventosamente ricco, gonfiandosi ogni giorno (Dio sa quanto abbia accumulato dal 1994); è l´unica sua abilità, strepitosa, unica al mondo, con i rischi contro cui voleva premunirsi mediante scudi immunitari. Tolti i famigli, cortigiani, sgherri, odalische, strimpellatori, ruffiani, postulanti vari, prima o poi svaniscono i fumi della sbornia: trent´anni d´ipnosi televisiva lasciano guasti permanenti e i sopravvissuti li pagheranno cari nelle decadi future, ma qualcosa rimane dell´atavico discernimento; gl´Italiani sono gente cinica, notava Leopardi («Discorso sopra lo stato presente» dei loro «costumi»), filosofi d´istinto, anche i più ignoranti, quindi vedono le cose quali sono sotto belletto, parrucche, maschere. Sarà una partita interessante: pifferi, tamburi, tromboni, contro sguardi svegli, equazioni d´interesse, sentimenti; ed esito dubbio, molto temibile essendo l´Olonese. Guai a chi lo considera innocuo (vedi le nefaste furberie bicamerali), ma non ha più materia d´incantesimo: qualunque cosa dica o mimi, suona vecchia; l´hanno visto irresistibile solo pro domo sua; cederà voti alla Lega, né stupirebbe un cospicuo travaso nell´autentica destra.
Dove siamo e cosa sia augurabile, lettori curiosi possono indurlo dalla stampa equidistante (tale afferma d´essere, usando metri variabili). Ecco tre reperti. Il primo (E. Galli della Loggia, Corriere della Sera, 1 novembre 2010) parla chiaro: abbiamo un governo inerte; non capisce gli avvenimenti, remoto dal paese, stupidamente arroccato; chi lo guida commette imperdonabili défaillances, mentre reggi coda ipocriti, fautori della linea dura, alle sue spalle ne dicono d´ogni colore; in patologie simili i partiti vivi s´interrogano su quel che non va, cominciando dal capo «ingombrante»; non ha idee; s´è reclutato un personale da corte dei miracoli; bassi livelli intellettuali, maniera «plebea». Da quanti anni lo sapevamo. Il secondo diagnosta (S. Romano, ivi, 3 novembre) interviene a difesa enumerando i mirabilia governativi: nel libro dei sogni figurano invisibili opere pubbliche e persino «il recupero dell´evasione fiscale»; passando al premier, spende l´eufemismo «goliardico», salvo ammettere che i fatti de quibus stiano «divertendo il mondo» e lui parli troppo, malaccorto.
Infine, auspica pace tra i due: se no, andiamo alle urne; abominevole l´ipotetico governo tecnico. Il terzo medico (P. Battista, ivi, 8 novembre) deplorava i dissidi interni, ammonendo lo junior, quasi non fosse in ballo il modo d´intendere politica, Stato, governo. Stavolta definisce «irrealistico», quindi «velleitario», il disegno d´un centrodestra che non abbia più B. «suo indiscusso e carismatico leader». Seguono rilievi deprecatori sull´anomalia d´un presidente della Camera che intima al premier d´andarsene: se crisi dev´essere, avvenga nelle aule; e la sfiducia non tocchi le questioni della spesa. Poi l´ammette, il nuovo partito è cosa seria, «forza politica vera», «anima autentica». Mosso da «consiglieri rancorosi», voleva liquidare il dissenso in sede disciplinare, pessima idea. Vero, ma era impossibile comporlo politicamente: B. vuol essere padrone nel partito, governo, parlamento, Stato, corti giudiziarie, oltre alle aziende e mille società, on shore, off shore, insomma dappertutto; G.F. difende una visione liberale. Severo l´ammonimento finale: non s´immischi in maggioranze spurie, irrispettose della «volontà popolare»; se la rottura è irreversibile, accetti l´ordalia elettorale, anche con l´attuale «orribile» legge (perfidamente combinata in extremis dal secondo governo B., verrebbe ancora comoda).
«It´s very clear», cantava Nat King Cole: gli «equidistanti», o almeno due dei tre, piangono sulla scissione (evento positivo, salutiamolo, il primo da quando è caduto il Caf, quasi vent´anni); volevano il Pdl ubbidiente al «capo carismatico», signore d´una Italia regredita nei secoli; auspicano che dal bagno elettorale esca vittorioso, forte, giovane (succede nell´alchimia, quando il re vecchio, malato, esausto trasmuta); in tale chiave va inteso l´aborrimento della maggioranza nuova emersa dalle Camere e governo-ponte; la qualificano proditoria, postulando una Repubblica plebiscitaria germinata nella cosiddetta «costituzione materiale». In mano ignorante formule tecniche diventano grimaldelli. Le conclusioni discendono a contrario. Piove dalle stelle l´ultima occasione della svolta che scongiuri un futuro caraibico: se hanno la testa sul collo, gl´interessati concertino due punti, regole elettorali e conflitto d´interessi; quando finalmente il quadro sia fisiologico, rimosso il pirata, destra e sinistra giocheranno le rispettive carte.

1 commento

  • IL BOCCHINO DEL PRETE
    I buongustai sostengono che il boccone migliore del pollo “alla diavola” , cotto sulla griglia a fuoco vivo, sia la parte posteriore, parte prelibata e squisita ed appunto perciò detta “Boccone del prete”. A noi è capitato un BOCCHINO AMARO, dal sapore sgradevole, un finto “Boccone del prete” da ingoiare: umiliati e offesi.
    Celestino Ferraro

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