Le pagelle del Parlamento

Il Parlamento? I singoli deputati, le loro mozioni e i loro ordini del giorno? Ma chissenefrega. E’ questa, in buona sostanza, la risposta che in particolare due ministri – Giulio Tremonti, Economia e Finanze; e Maria Stella Germini, Istruzione e Università – hanno dato agli impegni, agli inviti, alle raccomandazioni che i parlamentari hanno sottoposto al voto e all’approvazione dell’assemblea. Quindi Tremonti&Gelmini dovevano risponderne, dovevano agire, dovevano trasformare (soprattutto gli “impegni”) in atti concreti. E che cosa hanno fatto, invece? Hanno ignorato, in pratica se ne sono – permettete? – bellamente fottuti.

Tanto per non parlare a vanvera, qui si citano le cifre fornite da quella fonte assolutamente insospettabile che è il Servizio per il controllo parlamentare di Montecitorio, istituzionalmente incaricato di far le pulci al governo e al suo modo di (non) rispondere agli atti di indirizzo e di controllo approvati dalla Camera. Ebbene, il bollettino del Servizio segnala oggettivamente il primato assoluto del ministro più importante (e, a suo dire, efficiente) del governo: gli atti di indirizzo segnalati a Tremonti dall’inizio dell’attuale legislatura a fine agosto scorso, dunque poco più di due anni, son già 1003, tanti quanto le donne conquistate in Germania dal Don Giovanni di Mozart-Da Ponte. Quante le note di attuazione pervenute al Servizio? Esattamente 24 (ventiquattro), pari al 2%. Non si tratta di disfunzione (in ciascun dicastero ci sono interi dipartimenti o uffici delegati al compito di dare la sveglia al loro ministro) ma di precisa volontà politica: se non si risponde vuol dire che non si è rispettato, non si son voluti rispettare l’impegno o la raccomandazione votati dal Parlamento.

Giulio Tremonti non è solo in questa vergognosa classifica. Gli tiene meritata compagnia Maria Stella Gelmini, la contestatissima ministra della Istruzione (abolito per legge berlusconiana il prefisso aggettivale “Pubblica”, e si capisce perché con tanti quattrini ai privati) che in questo momento vive proprio con Tremonti lo scontro durissimo sulla tanto contestata riforma dell’università. Pena del contrappasso, dunque, che il Servizio per il controllo parlamentare li metta a braccetto, pardon: all’indice. Già perché anche per la Gelmini siamo ad un indecoroso 2% di note di attuazione. Esattamente 11 (undici) su 464 atti di indirizzo segnalati dall’inizio della legislatura. Anche la ministra, insomma, si fa un baffo (per lei ideale) degli “impegni” che è stata costretta ad assumere dalla Camera. Al paragone, le Pari Opportunità (Carfagna), le Infrastrutture-Trasporti (Matteoli) e le Politiche Agricole (Galan ma soprattutto il suo predecessore Zaia), giganteggiano con i rispettivi 24, 16 e 11% di impegni assolti.

Nel campione di ministri dei quali il Servizio ha reso conto nell’ultimo bollettino (di norma una diecina) sopra questi cinque ministri ce n’è un altro che progredisce di un punto percentuale, restando però sotto quota 50. E’ il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: è salito dal 48 al 49% di note di attuazione. Vanno meglio il ministro degli Esteri, Franco Frattini, con 117 note di attuazione su 171 segnalate, pari al 68%; e il suo collega dell’Interno, Roberto Maroni: 130 risposte positive su 231 segnalazioni, pari al 56%. Mentre supera bene gli esami di riparazione il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che – tra serate al night, coordinamento del Pdl e dichiarazioni a raffica su tutte le reti tv – s’era preso a giugno la maglia nera con un misero 15%. Ora lo scatto (almeno in questo) riparatore: 90 su 102, pari all’88%.

3 commenti

  • L’aritmetica di Leporello è diversa: dice che in Almagna son 231. Ma “in Ispagna son già mille e tre”.

    E’ augurabile che almeno il Servizio per il controllo parlamentare di Montecitorio abbia fatto i suoi compiti con la dovuta diligenza.

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