Pdl e Lega in guerra per la presidenza del Consorzio dell’Adda

Aria di elezioni: i leghisti attaccano persino i loro alleati più stretti, addirittura i consanguinei, come il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. I fatti, anzitutto. Dal gennaio 2008 – qualcosa come tre anni – il Consorzio dell’Adda è senza presidente, e le relative funzioni sono affidate al direttore. Decisione di qualche organismo? Macché: un affidavit, una letterina del ministro pro tempore dell’Ambiente e della tutela del territorio, già allora, come oggi, Stefania Prestigiacomo.

Ora bisogna sapere che questo Consorzio gestisce la diga di Olginate che regola il livello nientemeno che del lago di Como, regolazione per una distribuzione mirata delle acque agli utenti della valle dell’Adda per gli usi irrigui e idroelettrici nella bergamasca e nel cremonese. Di più, la regolazione delle acque del lago immortalato dal Manzoni coinvolge e interessa tutti gli enti e soggetti che hanno competenze (anche disparate) nell’intero bacino idrografico dell’Adda. Attenzione, ora: il Consorzio è un ente di diritto pubblico, finanziato con le quote degli associati. E i rapporti consortili con le istituzioni pubbliche (ministeri, protezione civile, autorità di bacino del Po, regione, province, comunità montane, comuni, agenzia di protezione dell’ambiente, organismi associativi) sono inevitabilmente quotidiani.

A chi spetta provvedere alla nomina di un nuovo presidente? È diretta competenza del ministro dell’Ambiente ma “su indicazione” della regione Lombardia. Se la nomina non c’è stata sinora è chiarissimo il motivo: dissensi tra le forze di maggioranza (soprattutto a livello regionale dove Formigoni media notte e giorno tra Pdl e Lega) che si contendono la primazia per la conquista della presidenza del Consorzio.

E allora che ti fanno le deputate – leghiste, pour cause – Silvana Comaroli e Manuela Lanzarin? Presentano una bella interrogazione alla ministra Stefania Prestigiacomo (Pdl, loro alleata) per chieder conto della “inspiegabile inerzia” che “danneggia lo stesso consorzio”, i consorziati e gli utenti. Tutto giusto, tutto sacrosanto. Ma c’è un punto, nell’interrogazione, che resta poco chiaro: se “l’indicazione” del sempre nominando nuovo presidente del Consorzio è di competenza della regione Lombardia, il primo responsabile di “inspiegabile inerzia” è il suo governatore: vedi caso proprio il Formigoni.

Insomma, è un affare in famiglia e di famiglia, che però in realtà interessa una moltitudine di enti, organismi e semplici cittadini. Impostato così, però, l’affare rivela (sottacendolo) un problema di poltrone, di urgenze di potere, e soprattutto di concorrenza tra forze alleate: una che preme per le elezioni subito e non guarda in faccia a nessuno; e l’altra che mette insistentemente il freno ad un voto a rischio per Berlusconi e il Pdl. Insomma uno spaccato, minore quanto si vuole ma che è illuminante per il momento, e significativo per le forze in campo. (Poi sarà divertente apprendere chi vincerà la partita per questa poltrona.)

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