La verità fa paura

IL tycoon delle televisioni ha paura dei giornali. Da San Paolo, dov’è in visita di Stato, il Presidente del Consiglio ieri ha trovato modo di attaccare gli organi d’informazione (quelli che non controlla e che non possiede, naturalmente, abituato com’è alla totale obbedienza televisiva), denunciando “una disinformazione totale e inconcepibile, da molti mesi a questa parte”. Poi ha lanciato una proposta inedita: “Bisogna fare uno sciopero dei lettori e insegnare ai giornali italiani a non prenderli in giro”.

Siamo dunque davanti ad un Premier che usa i vertici internazionali per regolare i conti domestici con il potere d’informazione, che non è ancora interamente oggetto del suo dominio, e che lo spaventa perché introduce elementi di verità e di critica nel paesaggio televisivo: dentro il quale il leader coltiva il senso comune nazionale, canale di egemonia e di consenso. In Occidente, non si è mai visto un Capo di governo impegnato ad eccitare una impossibile rivolta populista per far tacere le (poche) voci critiche che rompono il coro.

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1 commento

  • LE OCHE DELLA REPUBBLICA
    È risibile la levata di scudi che il direttore politicizzato di un giornale – pugnator scortese dell’antiberlusconismo istituzionalizzato – oppone al Berlusconi premier che auspica uno “sciopero” dei lettori per contestare la DISINFORMAZIONE politica della quale il Paese è imbonito, vittima sacrificale.
    Siamo all’assurdo criminalizzatore, un diritto riconosciuto finanche ai black block – anarchici e incendiari che praticano impunemente le loro efferratezze antisistema – e al Berlusconi, che invita semplicemente allo sciopero dei lettori, si contesta l’iniziativa come un crimine da punire col “carcere duro allo Spielberg”.
    Ormai l’andazzo si consuma ab ovo e Berlusconi è il buzzurro odioso che ha cacciato fuori dal pascolo il gregge che vi stanziava da antica data, per farvi accedere i suoi ruminanti a pascersi del miglior prato della democrazia italica. Un oltraggio che si tenta di fargli pagare ad ogni levar del sole e al tramonto, quando le oche prendono il posto delle sentinelle.
    Il popolo deve sapere (dovere istituzionale della stampa) di che impasto velenoso e criminoso è fatto il Cavaliere e decidere quindi di spedirlo in galera dove non potrà più nuocere né agli italiani né agli avversari che, da Achille Occhetto in poi, svernano sulla riva del fiume per vederne passare il cadavere.
    A questo rimbambimento psicologico tambureggiato da certa stampa, Berlusconi oppone la sua calcolata indifferenza, si difende come può e non risparmia calci negli stinchi a chi lo vorrebbe morto e sepolto.
    Questo è lo stato della politica nel nostro Paese, si fa quel che si può, e quello che non si può lo si affida all’Onnipotente che certamente potrà volere quello che vuole (“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”).
    Celestino Ferraro

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