Fedeltà o fiducia?

Fedeltà o fiducia?
Costituzione reale e Costituzione virtuale

Fiducia nei governanti e/o fedeltà alla repubblica. Se leggiamo i più recenti interventi politici di uomini di governo e opposizione la espressione “fiducia” nel leader, nei governanti e/o nelle istituzioni, appare come fondamento essenziale del vivere comune e garanzia di corretto funzionamento della democrazia. Quasi un ritornello onnipresente e trasversale a tutte le forze politiche. La fedeltà (alla Repubblica) invece non compare mai. Eppure nella nostra Costituzione l’art. 54- quello che esprime e sintetizza nel modo più alto e solenne il senso della cittadinanza- parla di fedeltà alla Repubblica, anzi del dovere di fedeltà da parte del cittadino comune e, a maggior ragione, del titolare di funzioni pubbliche ( del “politico” diremmo).
Art. 54 Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
Nessun articolo invece parla di fiducia nelle istituzioni ( a parte la fiducia in senso tecnico su cui si fonda il governo nel sistema parlamentare). Un errore, una dimenticanza o una grande intuizione dei costituenti? Domanda, ovviamente, retorica.
Cosa significa fiducia? E cosa significa fedeltà? Etimologicamente la radice è la medesima , il termine latino “fides”, che è contemporaneamente fiducia in altri e lealtà verso altri. In lingua italiana i due termini scompongono il significato originario di “fides”. Ma i due termini non sono intercambiabili.
Fedeltà è costante rispondenza alla fiducia accordata da altri o ad un impegno liberamente assunto. Rispondenza alla verità, alla realtà dei fatti; conformità all’originale (Vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli)
Fiducia è sensazione di sicurezza basata sulla speranza o sulla stima riposta in qualcuno o qualcosa ( Vocabolario Hoepli online)
La Costituzione italiana non si limita a fare del cittadino un “servo delle Leggi”, e sia pure delle Leggi con la maiuscola, per riprendere la nobile espressione platonica. La Costituzione impone al cittadino il dovere di fedeltà. Fiducia significa senso di sicurezza derivante dalla supposta lealtà di altri, di un Parlamento o di un leader. Che fare se è difficile trovare motivi di fiducia? Fedeltà significa cittadinanza attiva, dovere che impegna insieme governati e governanti. Al tempo stesso significa un dovere che implica, per tutti i cittadini, la rispondenza ad un impegno liberamente assunto, una sorta di obbligo alla “resistenza” morale. Un dovere che si fonda sul presupposto della libertà interiore della persona: non si può essere intimamente fedeli se non verso chi vuole e rispetta la nostra libertà e se non da parte di chi è assolutamente libero di impegnarsi e di scegliere. Fedeltà significa essere amici della verità, prima che delle persone. Per “amare”- in senso generico e vago-, per “credere”, per “fidarsi”, per decidere o per ubbidire, invece niente di tutto questo è necessario.
Nella vita pubblica, specie in questo momento, è dalla fedeltà, non dalla fiducia che occorre ripartire. Ad esempio, per affrontare una crisi globale della portata di quella che viviamo, bisogna avere il coraggio e la passione che spingono alla ricerca del vero, qualunque sia il suo aspetto. Solo di qui può rinascere la speranza che significa andare incontro al futuro, preparando una realtà diversa da quella che abbiamo conosciuto Solo così si può ricostruire la comunità di governati e governanti- che si dice “repubblica”, termine caduto in disuso, non “democrazia” termine abusato da tutti- la comunità che nasce dalla fedeltà e che genera la speranza. Quella fedeltà ad una Costituzione ancora “invisibile”, ma vivente nei cuori e nelle menti,che ebbero i nostri padri e le nostre madri, che resistettero nelle forme più diverse al nazismo e al fascismo, quando ebbero il coraggio di evitare ciò che sarebbe stato- a pensarci bene- più semplice e più logico, cioè cedere a coloro che avevano la forza e il potere.

Le parole della Costituzione- della Costituzione vera e ideale, non di quella virtuale- sono le uniche che ci possono far uscire dalla “notte della comunità”, che è la notte della fedeltà e della speranza, il mondo della diffidenza universalizzata, logico contrappeso della “fiducia” mitizzata. La vita – senza la fedeltà e senza la speranza- è un inferno quotidiano, anche quando non si chiama Gomorra.
L’art. 54 ci dice tutto questo. E forse suggerisce anche qualcosa di più. Fedeltà alla Repubblica è congiunta alla osservanza della Costituzione e delle leggi. Si noti bene, prima della Costituzione e , solo dopo, delle leggi. Non viceversa. E non certo per sbaglio del Costituente. Ma cosa fare se tra la norma e il diritto, tra la Costituzione e le leggi si aprisse un conflitto crescente che materialmente gli organi istituzionali a ciò preposti non sono in grado di risolvere ? L’art. 54 non enuncia esplicitamente il caso che invece fu coraggiosamente contemplato nella stesura originaria ( art.50). Che fare se la norma infrange, in modo evidente e su scala massiccia, il diritto? Così recitava l’art.50 del Progetto Costituzionale ( proposta Dossetti):
Art.50 [Progetto di Costituzione] Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservare la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate. Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino.( Proposta Dossetti, in corsivo i passi tagliati nel testo finale)
L’ Italia, diversamente dagli USA o dall’Inghilterra, o anche dalla Francia e da altri Paesi, non ha mai sperimentato esperienze di cittadinanza attiva su scala di massa. Non ha sperimentato, se non eccezionalmente e in misura ridotta, battaglie civili combattute con le armi della ragione, della Legge, e della resistenza pacifica per rinnovare lo Stato. Forse è vicino il momento per questo.

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