La menzogna di stato

GANNI De Gennaro non è un uomo qualunque, è da moltissimi anni un pezzo importante dello Stato italiano, ha alle spalle una carriera di poliziotto modello. Ma proprio per questo la sentenza che lo condanna non dovrebbe spingere nessuno a recitare le solite tragicommedie del garantismo e del giustizialismo alle quali purtroppo stiamo invece assistendo. Un servitore dello Stato, un ex capo della Polizia oggi Signore dei servizi segreti, non può apparire come un manipolatore di testimoni, non può permettersi una condanna anche se non definitiva, non può consentire che la gente pensi a lui come a un bugiardo. Ha ovviamente diritto alla presunzione di innocenza ma ha il dovere di liberare lo Stato dalla fosca ombra che lo sovrasta. Non sappiamo cosa De Gennaro deciderà, ma abbiamo fiducia nella sua coscienza, nel suo spirito di servizio, nel suo alto senso dello Stato che, mai come oggi, coincide con la sua dignità di insospettabile.

continua a leggere

1 commento

  • LA MALEDIZIONE DI TUTANKHAMON

    Amo la mitologia classica e amo le leggende, perciò credo che la vita dell’uomo sia pregna di verità che nei millenni hanno conservato il loro significato indipendentemente dal fatto che lo scetticismo culturale abbia inficiato molte delle loro affermazioni.
    “Si omnia nobis quae ad victum cultumque pertinent quasi virgula divina… suppeditarentur. (Se l’uomo non dovesse preoccuparsi per i beni di prima necessità, potrebbe impegnare tutto il suo ingegno nello studio della scienza)”.

    Lo stesso potere risiedeva poi anche nei bastoni di chi aveva poteri soprannaturali ad esempio gli Ebrei e gli Egiziani (l’episodio dell’Esodo in cui Aronne trasforma in serpente il proprio bastone, e così fanno pure i sacerdoti del Faraone).
    Anche noi a proposito di una cosa desiderata e difficile da ottenere diciamo: Non ho la bacchetta magica, o, nei confronti di chi crede di poter avere tutto senza il minimo impegno: Crede che tutto venga con la bacchetta magica, con chiaro riferimento allo strumento delle fate nelle nostre favole popolari.

    Per ritornare alla maledizione, non v’è chi non sappia della morte misteriosa degli archeologi che per primi violarono la sacralità della tomba di Tutankhamon, morte misteriosa attribuita in seguito alla puntura di un insetto che risultò fatale per Lord Carnarvon che morì dopo tre mesi dalla scoperta della tomba. Resta che il mistero circonda quella maledizione che dopo millenni agisce ancora atterrendo gli increduli.
    Quando l’Italia di Vittorio Emanuele II si annetté lo Stato Pontificio, Pio IX, Papa e sommo Sacerdote della Chiesa depauperata, scomunicò il Savoia e lanciò il suo “ANATEMA” sul nascente Stato Italiano. Vittorio Emanuele II morì a 58 anni (1820 – 1878), età non longeva anche a quei tempi. Anche Cavour, complice del Savoia, morì di malaria perniciosa a 51 anni (1810 – 6 giugno 1861 – ) a solo tre mesi dall’annessione dei territori pontifici e la proclamazione del Regno d’Italia, colpito dall’insetto misterioso che aveva ucciso Lord Carnarvov profanatore del sacrario faraonico.
    Non è che bisogna crederci per forza, ma non mi pare che in questi 150 anni di storia italiana gli avvenimenti piacevoli siano stati memorabili. Un rincorrersi di disastri che hanno reso il processo unitario una sequela di tristissimi avvenimenti. La cronologia storica è a disposizione di chiunque.
    Sta di fatto che i governi italiani (dal 1860 ad ieri 19 giugno 2010) sono stati tutti colpiti da una serie di fattacci (naturali e congegnati) che hanno disastrato l’andamento dello Stato, immiserendo l’Italia, le popolazioni e colpendo alla gogna i governanti che vi ci son cimentati. Da Cavour a Giolitti, a Mussolini, a De Gasperi, a Fanfani … a D’Alema, a Prodi, a Berlusconi ecc. Uno dei più colpiti dall’anatema pontificio, tal Giulio Andreotti (scopertosi colluso esterno con la mafia degli anni 80) sostiene, con un suo celeberrimo apoftegma: …“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
    Sarebbe bello se l’uomo tecnologico conservasse ancora rispetto per le sacre memorie e, in esse, cogliesse l’impronta di Dio. Non timorosi della tradizione, ma rispettosi della tradizione, che è sempre storia dei Padri. Naturalmente ironizzando sulla “fatwa” che colpisce i cani di Teheran ma non quelli di Ahmadinejad, comprati in Germania (parlano tedesco) al costo di 110.000 euro l’uno. Dall’anatema alla fatwa, e il destino del mondo s’è concluso.
    Celestino Ferraro

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>