Diventa Socio
Invia questo articolo Stampa
La strategia

Colpo di stato a Palazzo Grazioli

8 giugno 2010 - 31 Commenti »

L’articolo 67 della Costituzione è uno dei più brevi e fulminanti di tutta la nostra Carta. Dice semplicemente: “ogni membro del Parlamente rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“. Oggi il capo del governo ha riunito l’ufficio di presidenza del suo partito a casa sua, a Palazzo Grazioli, ha deciso che in Parlamento ogni deputato e senatore del Pdl è vincolato al testo del ddl sulle intercettazioni approvato in questo parlamentino di casa sua. Nelle stesse ore il capo del governo ha sferrato un nuovo attacco alla magistratura e ha dato l’ordine alla Protezione civile “di non andare più all’Aquila”. Inoltre, stando a quanto riferiscono i presenti che gli attribuiscono pure un tono scherzoso, Silvio Berlusconi avrebbe detto a proposito della Rai e nella veste di ministro dello Sviluppo economico, “sono tentato di non firmare il contratto di servizio pubblico, se la Rai continua ad essere così faziosa contro la maggioranza”.

Una mattinata appena per completare e formalizzare il colpo di stato berlusconiano che si fonda su tre pilastri: l’annullamento del Parlamento, il Conflitto d’interessi, la fine di qualunque organismo di garanzia, opinione pubblica compresa.

Che fare? Continuiamo a considerare parole e atti così eversivi soltanto deliri di un uomo disperato oppure cominciamo a preparare una strategia seria di alternativa al colpo di stato?

Tags: , ,

31 interventi a “Colpo di stato a Palazzo Grazioli”

  1. [...] caso che la presidente dell’associazione di cui faccio parte, Sandra Bonsanti, ha parlato di “colpo di Stato Berlusconiano”. Da cittadini liberi abbiamo visto la progressiva esautorazione del Parlamento, che con [...]

  2. Detestor scrive:

    L’ho detto e lo ripeto: non è un colpo di stato, la gente lo vota e lo conferma ad ogni elezione. Pensiamo alle europee, proporzionale puro e preferenze. Il più preferito in assoluto è stato Silvio Berlusconi, anche se in Europa ovviamente non sarebbe potuto andare, l’hanno votato così, per affetto. E dopo una serie di scandali che avrebbero ucciso politicamente chiunque. Per cui, come dicevo, per le cose gravissime abbiamo strumenti infallibili (Corte Costituzionale, Strasburgo). Per i reati che commette c’è la magistratura. Per il resto, purtroppo dobbiamo subirlo. Siamo in democrazia, e gli italiani lo vogliono.

  3. Giovanni scrive:

    Non è un uomo disperato, la disperazione colpisce persone sole e senza scampo. Al contrario lui può godere di una bella squadra unita e compatta (nonostante Fini e tutte le altre crepuccie che compaiono all’ interno del pdl) ed è questo l’ unico motivo per cui non ha senso prendersela solo con lui. A loro va riconosciuta molta lungimiranza e tenacia nell’ azione di sfascio delle istituzioni, e una buona scelta di alleati molto ideologizzati e/o molto ricattabili. Questi non se ne andranno mai, nemmeno i terroristi ci sono riusciti a ricambiare la classe politica, anzi. Strategie per prepararsi al colpo di stato cominciato non si sa bene quando?Innanzitutto ottimismo, quando si è sereni e sicuri delle proprie idee si lavora meglio. Secondo me prendere atto che questo è un colpo di stato senza se e senza ma sarebbe già un buon punto di partenza. Secondo: agire sul piano economico. Scioperare e boicottare in massa, farlo in modo mirato e organizzato, smetterla di pagare il canone rai. Rivolgersi all’ Europa quando possibile, svegliarla. E naturalmente protestare in piazza, come si fa da secoli. La polizia di stato ha fatto un bel lavoretto in quanto a terrore, ma quanto può durare?Fino a che punto dei poliziotti malpagati e scontenti sono disposti a obbedire?E sono di più loro o noi?Cerchiamo di rimanere fermi e convinti, come ha detto Antonio, non è retorica, è l’ unica via possibile.

  4. [...] qualcuno è sembrato esagerato il nostro tono allarmistico. Abbiamo usato parole come golpe e colpo di stato. Ma il presidente del Consiglio, in Italia, giura sulla Costituzione. E anche Silvio Berlusconi lo [...]

  5. riccardo moni scrive:

    ma una denuncia per attentato alla Costituzione non è possibile?

  6. Edgardo Favaloro scrive:

    L’affermazione di Berlusconi che ogni parlamentare del PDL è vincolato a votare il ddl sulle intercettazioni deriva direttamente dall’attuale legge elettorale secondo la quale è il partito che nomina i parlamentari.
    E’ la legge elettorale ad essere indirettamente incostituzionale e male hanno fatto il Capo dello Stato (Ciampi) a controfirmarla e le opposizioni a non chiederne l’abrogazione.
    Purtroppo è una legge che è sempre piaciuta a tutte le segreterie dei partiti, NON AI CITTADINI RESPONSABILI.

  7. pasolinante scrive:

    Claudietto e il Governatore
    di Roberta Carlini, da “La Rocca di Assisi” e robertacarlini.it

    “Ma perché, tu le paghi le tasse?”. Una delle scene clou di un bel film italiano, nelle sale in questi giorni – “La nostra vita”, di Daniele Lucchetti – e un passo della Relazione annuale del governatore della Banca d’Italia. Proviamo a leggerle insieme, sperando che il racconto della nostra vita reale che viene dal cinema porti aiuto; che il vederci nello specchio dello schermo stimoli una reazione, uno scatto di nervi al posto della contemplazione inerme delle cifre, dei fatti, delle cronache dell’economia e della politica.

    Il film.
    La scena si svolge in una brutta periferia romana in costruzione, e il protagonista chiede soldi all’amico spacciatore per farsi strada nella catena dei subappalti del business edile. Ari, lo spacciatore, cerca di resistere spiegando le sue difficoltà. …, il padroncino edile, risponde e spiega le sue.

    “Io sto sul mercato, ricavo meno spese uguale guadagno”.
    “Chissà gli altri come fanno secondo te, è uguale, con la differenza che te neanche ci paghi le tasse…”
    “Ma perché, tu le paghi?”
    “Che c’entra, io sto nell’edilizia … però su quello che fatturo..”
    “Ma quando fatturi?”
    “Mai, che c’entra…”

    Il governatore. “Secondo stime dell’Istat, il valore aggiunto sommerso ammonta al 16% del Pil. Confrontando i dati sulla contabilità nazionale con le dichiarazioni dei contribuenti, si può valutare che tra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell’Iva sia stato evaso: in termini di gettito, sono oltre 30 miliardi all’anno, 2 punti di Pil”. Roma 31 maggio 2010, nella rituale esposizione delle Considerazioni della Banca d’Italia sull’economia c’è un piccolo colpo di scena inatteso, un alzare gli occhi dal foglio, qualche frase detta a braccio dal governatore della Banca d’Italia, che dice: l’evasione la vera macelleria sociale, fatta da quelli che non pagano le tasse ai danni di quelli che le pagano.

    E’ il solito discorso, la solita litania? Da decenni, sappiamo che il male dei conti pubblici italiani si chiama evasione fiscale; il governatore Draghi ha dato un piccolo indizio in più, sugli ultimi anni: se non fosse stata evasa l’Iva, ha detto, avremmo avuto in cassa 30 miliardi all’anno: il che vuol dire che non ci troveremmo nelle condizioni del debito pubblico in cui siamo, che con quei soldi avremmo potuto risanare una parte del debito o fare alcune spese sociali o investire o ridurre le tasse agli altri, quelli che le pagano. Nelle drammatiche condizioni in cui siamo, parlare di evasione fiscale non è la solita litania ma può diventare l’unica via d’uscita. Ma non basta. Intanto perché parlare non serve a niente, se non si introducono misure concrete e specifiche: ridurre l’uso del contante (tracciabilità dei pagamenti, è tornata in auge adesso che il governo l’ha ritirata fuori al di sopra di un certo ammontare, ma appena insediato l’aveva abolita), certo; ma anche eliminare tutte quelle regole che permettono l’evasione legale con società di comodo, scatole cinesi, paradisi fiscali in patria; rendere deducibili una serie di spese, cosicché l’uso di chiedere la fattura si diffonda anche al di fuori di una ristretta cerchia; combattere il sommerso a tutti i livelli: fiscale, contributivo, amministrativo.

    Saltiamo di nuovo nel film. Claudietto, il protagonista, si lamenta perché deve pagare le tasse. Non le paga, perché non fattura, ma se fatturasse le dovrebbe pagare. Per mestiere lui tira su palazzine, in tempi e condizioni allucinanti; sua moglie muore di parto, e lui si butta a capofitto con il suo dolore intollerabile in un’economia intollerabile. “Io sto nell’edilizia, ce so tutti ‘mpicci…”. Gli “mpicci” però lui li evita, lavorando completamente al nero. Gli operai sono tutti immigrati, senza permesso e senza documenti. Non c’è contratto, non ci sono contributi, non ci sono orari, non ci sono controlli, non ci sono buste paga. I contanti non sono tracciabili, e quando prendono il volo gli operai mollano il padroncino, portandosi via qualche attrezzo, un po’ di materiale e mesi di lavoro non pagato. E anche quando la situazione precipita, la soluzione è al nero: ma un nero italiano, più costoso stavolta.

    Questo è il paesaggio desolato nel quale si muovono i personaggi e si affacciano i sentimenti, finché questi resistono o rispuntano nel mare dei soldi che intanto si allarga, prendendo il centro della scena. Questa è l’evasione fiscale quotidiana, la faccia concreta di quel mostro di cui da decenni parliamo in Italia: non c’è solo l’etica, il dovere fiscale che non si fa. C’è anche la violazione di tutte le altre leggi, un nascondersi agli occhi della civiltà: ma è uno strano nascondiglio, quello che ha luogo in un palazzo in costruzione, che tutti possono vedere crescere giorno dopo giorno. E’ tutto in nero, il film che si svolge alla luce del sole alle porte di Roma. Chi consente che questo succeda? Perché non c’è mai un controllo, un’ispezione, una retata? L’unica divisa che si vede, nel film, è quella di un vigile urbano, e anche questa diventa oggetto di contraffazione.

    Non a caso nelle Considerazioni finali del governatore, subito dopo il passaggio sull’evasione fiscale, si trova quello sulla corruzione. Una corruzione capillare, che in molti casi va insieme alla criminalità organizzata. Ecco un dato, letto da Draghi: “Stretta è la connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo: nelle tre regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75% del crimine organizzato il valore aggiunto pro capite del settore privato è pari al 45% di quello del Centro Nord”. Qualche giorno prima, in un incontro organizzato a Firenze nell’ambito della manifestazione di Terra Futura, era arrivato – accolto da applausi della sala e circondato da quattro uomini di scorta – il procuratore della repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, chiamato a un dibattito su “lavoro e legalità”. E aveva raccontato della terra dove lavora, descrivendola come un’appendice di povertà appoggiata su un mare di soldi; di come funziona e agisce la più potente delle organizzazioni criminali, la ‘ndrangheta; di quel che può fare un giudice, un poliziotto, chi per mestiere deve contrastare la corruzione e la criminalità. Poi, arrivando a parlare di quel che possono fare tutti, del privato e comune cittadino, il procuratore ha detto che saremmo già molto avanti se ciascuno pagasse le sue tasse. La platea l’ha interrotto e applaudito, registrando l’enormità di quel che era stato appena detto: una cosa normale, pagare le tasse, diventa un atto civile, quasi eroico. Una cosa pesante, togliersi dei soldi per i quali si è lavorato, è non solo utile per il bilancio pubblico (concetto lontano per molti di noi), ma per la convivenza minima, quotidiana. Evasione fiscale ed economia criminale non sono sempre la stessa cosa, ma sempre più spesso lo diventano nella notte in cui tutti i conti sono neri. E non è un caso che la questione della legalità pubblica e quella dei conti pubblici esplodano insieme, alternandosi sulle prima pagine dei giornali: non c’è un “nero” cattivo che però fa bene all’economia sana, o un sommerso di necessità da tollerare, con il quale convivere. Ma un unico grande malanno, che circola in contanti.

    Il protagonista del film “La nostra vita”, Elio Germano, ha fatto rumore a Cannes dedicando la Palma che ha vinto “all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere il Paese migliore nonostante la loro classe dirigente”. Eppure l’umanità che il film fa parlare non è migliore della sua classe dirigente: non dirige, subisce, ma da complice. Ne risulta un quadro che forse a prima vista può apparire scoraggiante: non ci sono buoni di qua e cattivi di là, la buona società contro la cattiva politica. Però c’è chi ci prova, a rendere le cose migliori: e già raccontarle per quello che sono è un primo passo.

    (9 giugno 2010)
    robertacarlini.it

  8. Antonio scrive:

    L’idea di fare ricorso agli articoli 62 e 67 mi sembra ottima. Aggiungiamo, come già sottolineato da altri interventi, il ricorso in tutte le sedi possibili (anche a livello europeo), l’immediata attivazione per raccogliere firme per un referendum abrogativo, non appena l’ennesima “porcata” sarà approvata, una capillare informazione sul territorio, ricordando alle persone quali effetti pratici sulla loro vita comporterà il “bavaglio”, il sostegno alla disobbedienza civile dei quotidiani. E’ assolutamente vero, com’è stato detto in questo forum, che i mali della nostra democrazia nascono da molto lontano. Ma oggi siamo in una situazione inedita nella sua gravità, con la convergenza tra una luciferina bulimia di potere e una diffusa e spudorata pretesa di impunità

  9. pasolinante scrive:

    A proposito di “riguardo” è già “fattivo” aver avuto cura di essere bidirezionale da parte dell’autrice Sandra Bonsanti,presidente di LeG qui fra noi. questo va osservato e ringraziato , è già un fatto molto importante per avere riscontro, incontro, fare scambio di idee e proposte , o fare rete :-) …inoltre almeno da parte mia osservo che questo post ha una sua nuova e numerosa partecipazione , è importante…rileggendo tutto, condivido e mi ritrovo appieno in ogni parola che ha scritto Liberdario, il disicanto che intendevo è proprio la presa di coscienza fino in fondo di cui ci diceva

    So che per la situazione in cui siamo scivolati, occorre che ogni rappresentanza di merito,cioè qualità umane e professionali,come Sandra Bonsanti ha(e così il suo direttivo), debba formare con tutti gli altri come una collana di perle, so che non basta una perla come la sua perciò capisco che da sola non può far nulla , ma occorre innestare il meccanismo famoso del battito di farfalla che sa s-muovere

    un battito , con una sua forza d’im_patto che segni il punto di non ritorno nell’infilare battito su battito un cuore nuovo, hanno tutti fallito il trapianto ; togliere un cappio x mettere al collo degli italiani una speranza , può essere fatto solo da un INSIEME di “sapere elitario” che affascini con semplicità popolare ma seria;
    tutta l’intelligenza, la scienza e la coscienza,rimasta al paese che voglio ancora pensare ci sia seminata e sparsa qui e là , immune da ogni suo male storico ,dovrebbe sentire questo richiamo al battito di un paese altrimenti in agonia per ogni sua casta,cricca,complicità,cialtronismo eccetera eccetera;

    questa “trasversalita culturale ” di vera e propria elitè che sa lavorare in laboratorio,come i professionisti della ricerca potrebbero dirci, del loro piacere senza finzioni o immagine o teatrini catodici da sostenere, il piacere di tessere relazioni uniti per le soluzioni anche visti i danni che nessuno come direbbe liberdario ha il coraggio di esporre agli italiani diagnosticandoli correttamente ed altrettanto correttamente presentando le soluzioni migliori e “uguali per tutti” ,

    sarebbe anche un nuovo modo per abbandonare la deriva del personalismo che dal marchio di “sb” si è esteso al marchio di tanti altri politicanti,populisti,stile show-man che hanno anch’essi contribuito a svuotare uno dei concetti perno del pluralismo, quando ancora non si era trasformato in consociativismo, che lega dalla notte dei tempi affari e politica-

    il plurale necessario deve nascere solo da un lavoro di equipe, che tenga assieme l’intero progetto perchè ne rimanga autentico e integro, passo passo senza i soliti sfilacciamenti…sognare questi passi mi dà speranza di vivere non più come ora, oltre i confini della realtà, cioè come un’italiana immaginaria.

  10. nella toscano scrive:

    Cominciamo a preparare un’alternativa, non c’è altra strada….

  11. Redazione LeG scrive:

    Raccomandiamo a tutti di discutere le idee e non le persone. Vi preghiamo di non scivolare in insulti gratuiti, ma nemmeno in banali epiteti irriguardosi, che indeboliscono la forza delle vostre idee. Il rispetto di tutti, a prescindere, è la condizione necessaria per il dialogo. Soprattutto quando il dialogo si fa difficile.

  12. Renata scrive:

    Personalmente sono avvilita. La mia reazione sarebbe quella di scrivere una mail a ogni ministro e dire quello che penso di questo governo. Sono indignata, arrabbiata, vorrei rivoltarmi a questo strapotere del nano miliardario. E’ tutto estremamente ingiusto.

  13. barbara scrive:

    sì, ma cosa si può fare??
    io ad esempio è da 2 anni che mi batto contro la pseudo riforma scolastica ma non è servito a niente, nessuna azione di protesta serve…questi hanno i numeri in parlamento ed è questo che serve per governare e decidere….

  14. [...] Contro il Golpe gli articoli 62 e 67 della CartaDopo la gravità delle dichiarazioni del capo del governo, LeG si rivolge ai singoli parlamentari, deputati e senatori, affinché ribadiscano l’autorità e l’autonomia del proprio ruolo, come previsto dall’articolo 67 della nostra Carta. Essi possono, Costituzione alla mano, chiedere conto a Berlusconi delle sue affermazioni. La procedura è nell’articolo 62 che prevede che un terzo di deputati o di senatori possa chiedere la convocazione straordinaria della Camera di appartenenza, per domandare al Presidente del Consiglio di andare in Parlamento a chiarire il senso e gli obiettivi delle sue più recenti (anche se non nuove) dichiarazioni sul ruolo stesso del Parlamento e su altri organi istituzionali gravemente feriti nella propria autonomia e funzionalità dalle parole pronunciate ormai quasi quotidianamente. [...]

  15. Liberdario scrive:

    Quando diciamo che i partiti politici, in questo nostro contesto costituzionale, rappresentano le istanze della società nelle sedi istituzionali (democrazia rappresentativa) non abbiamo mai detto che questo di per sè sia sufficiente ad evitare lo svuotamento della stessa democrazia, ormai in corso da tempo. Sia perchè una democrazia può essere una buona e feconda democrazia solo se le istanze istituzionali sono formate da “buone persone” nella loro maggioranza e se mantengono un’attenzione elevata alla domanda di buona politica che viene dal basso. Ma occorre inoltre che ci sia un’adeguata sensibilità nella “società civile” ad intraprendere azioni almeno della stessa “gravità e peso” dei rischi che sta correndo il Paese. Su questo democrazia diretta e rappresentativa, in questa fase, stanno mostrando entrambe grossi limiti di “adeguatezza” che LeG ed altre associazioni stanno tentando di colmare, forse in modo insufficiente, attraverso informazione e iniziativa, attraverso la diffusione di conoscenza dei problemi e di consapevolezza delle varie realtà. Ma ci dobbiamo, nonostante l’inadeguatezza palese delle classe dirigente di chi dovrebbe coagulare il dissenso che monta, apprestare ad un salto di qualità anche nella nostra iniziativa, che possa essere di forte sprone ai partiti della difesa delle istituzioni ( e quindi non della sola “sinistra” ) a prendere immediatamente visione del salto da compiere verso una dura opposizione in Parlamento, ma non solo. Direi che siamo di fronte ad un passaggio fra i più delicati. Prendiamone in fretta coscienza.

  16. angela scrive:

    Cara Sandra, un volumetto di A. Pascale ha come titolo: “Qui dobbiamo fare qualcosa.
    Sì , ma cosa ? ”
    Dov’è l’opposizione che dovrebbe,appunto, opporsi strenuamente al colpo di stato , solo apparentemente, strisciante, chiamando a raccolta tutti i cittadini ? dov’è l’opinione pubblica? A chi importa la DEMOCRAZIA ?
    Sono a dir poco sconfortata !

  17. pasolinante scrive:

    X Federico Banchieri
    io non uso definire teorici o pratici i miei punti di riferimento peraltro indistinti e sconosciuti in questo contesto- superare tutte le dicotomie e lacerazioni , sicuramente aiuta in questo momento- faccio il rilievo solo x ricollocare il pensiero operativo nell’ esatto versante in cui lo ponevo , serio e rigoroso come deve essere posto-
    chi parla di disincanto in qst periodo non è persona di livello politico già svezzo alla pratica , quale cacciari o tabacci, ma gli stessi che fra noi nel nostro piccolo fare insieme ,vogliono ponti dalla disperazione alla speranza credibile in quanto fattiva.

  18. Sandra Bonsanti scrive:

    Opporsi alla illegalità con la legalità è sempre stato molto difficile, ma non impossibile. Sentiamo tutti che serve qualcosa di più oltre a quello che abbiamo fatto e stiamo facendo: finora con i nostri appelli e manifesti abbiamo tenuto sveglia l’opinione pubblica già più preparara a cogliere i rischi che la storia ci ha insegnato. Purtroppo non siamo stati capaci di incidere sulla classe politica di opposizione: credo che ora è ad essa che dobbiamo rivolgerci, perché se essa tace o protesta in modo invisibile i cittadini non sanno cosa succede, o lo intuiscono e basta. Allora: è in Parlamento che si deve alzare il tono, il giorno in cui il capo del governo dichiara di poterne fare a meno. sono i parlamentari che dovrebbero respingere i diktat di Berlusconi: i finiani dove sono finiti? Il Pd che fa? occupa l’aula? Chiede di parlare, va in televisione parlando di golpe oltre a rincorrere emendamenti impossibili? Comunque: parliamone.
    sandra

  19. Renza Bertuzzi scrive:

    Già, che fare? Perchè il dire ha ormai perso di significato, come qualcuno ha già notato. Le monete buone non riescono più a scacciare quelle cattive. Tutto è indistinto e anestetizzato.
    Eppure, la disperazione non serve, servirebbe invece una ripresa da formiche- o da maestri comacini, che lavoravano tutti insieme, in anonimato- , un controgolpe, controcorrente, di paziente ricucitura ( forse un po’ alla Sisifo), silenziosa e carsica. Non sarebbe facile, nè veloce, ma qualcosa nella vita occorre fare. E se è qualcosa di sensato, è meglio.

  20. Detestor scrive:

    Gentile autrice e lettori, secondo me la strategia seria di alternativa al colpo di stato già c’è. Per le porcate più grosse, da tamponare all’istante abbiamo Corte Costituzionale e Strasburgo, per la resistenza al Cavaliere le iniziative ci sono: associazioni, sindacati, popolo viola manifestano il dissenso ormai a cadenza settimanale, basta sostenerli. Manca la cosa più importante: il voto. Anche qui, molto semplice. Se Berlusconi perde le elezioni, fine dei problemi. Se le vince, vuol dire che siamo in pochi rispetto agli italiani che lo vogliono.

  21. maria antonietta di credico scrive:

    io sono disperata!

  22. federico bancheri scrive:

    Non mi considero un teorico come Pasolinante (è sempre bene ricordare come il poeta abbia pagato in prima persona per aver detto cose scomode, diversamente dal Leopardi che ebbe una mente sì più lucida ma meno graffiante giacché le belle cose scritte sono servite più ai posteri che ai suoi contemporanei) mi piace crede che in circostanze particolari, a chi se la sente, è bene unire la mente con l’azione, come suggerisce Sandra Bonsanti. Ma oggi, o meglio adesso che fare? Le grida che da anni invochiamo servono a qualcosa? L’elite pensante che fa? L’opposizione politica che fa? Se Dio vuole non sono più i tempi di rivolte popolari con coltelli e tromboni: siamo forse più civili dei nostri padri? E’ corretto combattere questo “colpo di stato” con la sola indignazione? Il nostro tempo presente è caratterizzato dallo svuotamento del linguaggio: oggi si fa solo chiacchiericcio, ci si illude di dialogare e ragionare, in realtà siamo sovrastati dalla chiacchiera. In questi tempi le poche persone pensanti (molto poche e davvero rare: Onida tanto per citare un nome a noi molto caro) si perdono nel frastuono della chiacchiera, non riescono a fare breccia nel muro assordante che inebetisce le nostre menti; e quindi le loro voci (come ahimé quelle del Leopardi e del Croce), in questo frangente, non servono a niente. Forse domani, passata la ventata di questa ennesima tragedia della politica e della repubblica italiana, verranno ricordate e, magari, prese come esempio per la costruzione di una nuova fase politica.
    Adesso possiamo solo tenere gli occhi ben aperti, la mente lucida e sperare che non accada il peggio.

  23. pasolinante scrive:

    per Michele Cristella: grazie a te per la parola ” reciproca” che è chiramente volta a costruire proprio quella speranza che dici , abbattendo il muro “insieme”, come insieme non hanno potuto essere tutti quei pezzi custodi di verità che formano la storia cosi intrecciata di tanti pezzi dell’intero mosaico. se io passo ogni tanto di qui , è perchè sento la serietà e il rigore profondo dell’èlite pensante delle persone che hanno voluto questo gruppo, mi fanno orrore altri gruppi che parlano di partecipazione o di popolo del web , usati demagogicamente per un racconto parziale delle diagnosi e delle soluzioni.

    a presto rileggerti costruendo speranze fattive insieme.
    :-)

  24. pasolinante scrive:

    per Sandra Bonsanti

    Può venire fra noi a fare di questo luogo parola attiva ?

    non si può continuare a parlare di ” fare democrazia” a parole, non voglo assolutamente farla sentire in ostaggio di nulla , è evidente l’impotenza delle vostre èlite migliori e delle nostre basi di signori nessuno , ma non è possibile che sai tutto cosi maledettamente immobile

    so che bisogna partecipare laddove sia ancora possibile in quei pezzi di realtà che consentono di essere con la passione disintyeressata politica, ma non è meglio parlare attivamente di una strategia operativa che riunisca insieme le cellule ancora vive di questo paese?

    orami tutto quello che dovevam sapere lo sappiamo , fra pochi e sempre di meno, tutto il marcio anche, tutti i golpe giorno su giorno e anno su anno , anche , possiamo pensare a qualcosa che rompa gli schemi?

    quali luoghi dobbiamo scegliere se non ci sono ?
    quelli che hanno gia scelto i nostri fratelli facendosi impapocchiare o fingendo di cambiare il paese scendendo in una piazza o in una cofenrenza per tornare a casa , autocelebrarsi, e tutto peggio di prima?

  25. Per Pasolinante
    giusto il tuo appello a “chi sa parli”; ma il silenzio o è quello di Aiace dinanzi ad Ulisse: non lo degnò di parola; o è quello evangelico: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
    Conveniamo con la seconda interpretazione del silenzio dinanzi “all’immondo”, come dici: Che tristezza!
    Saluti e speranze

  26. arborio risotti scrive:

    Quando ancora si poteva partecipare ai vs. forum senza essere subissati di insulti dai vari celestini-lectiones, si parlava del nascituro PD come di una sinistretta socialdemocratica incapace di opporsi al crescente populismo di psycodwarf. Me ne dissero di tutti i colori. Triste che alla fine l’esito sia quello di oggi.
    Contenti dunque di questa opposizione lassez-faire? Viva l’Italia (o quello che ne rimane…)

  27. Franco Ferrara scrive:

    Cara Sandra,come si realizza una strategia seria di alternativa al colpo di stato?Facendo dibattiti,convegni, documenti,oppure immaginando una concreta iniziativa politica per modificare l’attuale situazione?Franco

  28. pasolinante scrive:

    per Michele Cristella : se chi sa ogni segreto , fra cui anche Ciampi, non si mette insieme in organo collegiale di racconto dell’immondo, saranno solo voci estemporanee , uscite da un sussulto di coscienza destinato a passare senza memoria e snza risveglio delle coscienze.sono talmente mostruosi i segreti che occorre coraggio nel raccontarli e piu passa il tempo e piu non li racconteranno.e più saremo il paese dei veleni , dalle navi dei veleni, a tutti gli altri veleni.metafore tossiche alla memoria di luoghi , persone, nazione.

  29. Ogni volta che il B. apre bocca, e peggio quando se ne sta nascosto nei suoi chissaddove, giunge l’eco di un commento di Ciampi: ma il presidente è compos sui?, cioè ha tutte le rotelle a posto? E poi s’insinua un’altra domanda: ma perché quel malinconico giudizio di Ciampi non lo utilizza più nessuno?

  30. pasolinante scrive:

    la nostra democrazia , mi permetto da dissentire da Antonio, non ha resistito …se ci fosse stata (e speriamo giunga il piu presto possibile il segnale ,dall’èlite rimaste sane del paese , per intenderci non quelle disorganizzate del dissenso finora non praticato o mllantato con varie formule fra cui anche il popolo del web alla grillo e tanti altri santoni paladini) non saremmo al punto di ora che è ovviamente di finta democrazia , che si dice tale solo perchè non si è in uno stato di polizia come le dittature italiane , argentine , e di tutto il mondo di tutti i periodi della storia e della geografia.

    sento invece profondamente l’appello della presidente di LeG , sempre che la parola strategia sia pensiero tramutato in azione che ci vuole per ridare speranza e respiro ,

    è necessario un controgolpe più trasversale possibile a tutte le forme e conetenuti DISINTERESSATI e seriamente orientati al bene comune contro tutti qui golpe su cui dal 1943 si è fondato il paese di una finta liberazione pagata col sangue di tanti padri che ci credevano , che allora si trovaron oriuniti in un assetto che non è mai stato capace successivamente di riunire il paese, tradito dal peggio della destra al peggio della sinistra…

    venduti a atti patti e ricatti di mafie servizi e logge che hanno svuotato il paese dapprima da sud a nord , mai facendo l’italia e gli italiani, sfasciando la sua terra e le sue ricchezze/bellezze storiche paesaggistiche e poi di giulio in silvio, incoronando solo una punta dell’intero corpo in conflitto a cui mai e mai è stata consegnata la vera storia orrenda su cui si fonda il paese…e l’antiberlusconismo è romai diventata una scusa per non agire

    se non si fa una buona diagnosi, piu completa possibile, ci si illude che i suoi mali siano dati dalla mazzata finale che, dagli anni 80 ha camminato marciando con “il suo grande fratello”, ai ritmi di una videocrazia concessagli senza che nessuno della sinistra che contasse, alzasse un dito , tranne quelli disinteressati a i soliti intrallazzi con cui si è macchiato il tragico paese e che sono messi in posizione di non aver alcun potere vero per ribaltare come un calzino il paese lacerato e stracolmo di tutti quei tumori che lo hanno appiattito e dove il merito quando conta , conta perfettamente nelle società criminali, legali e illegali, che sanno eprfettamente puntare su questo perno in barba a tutti gli altri

    bisogna essere capaci di smontare tutti i teatrini con quel disicanto lepoardiano che possa dare respiro e potere di guida agli uomini migliori ,che devono essere responsabili dei destini sventrati e inziare ad agire questo controgolpe necessario , condividendo la storia da raccontare ai milioni che non la sanno, soprattutto senza false verità strmentali ad altri occulti poteri che sono sempre economici, come fu il passaggio economico finanziario politico che porto in auge e condiviso non solo a livello nazionale,. il fenomeno silvio ,

    il tutto in modo da procedere alle soluzioni che senza buone diagnosi , mai ci saranno

    con sacrifici equamente distruibuiti per poter ripartire INSIEME,ricocollando in armonia il rapporto violento dei forti ( di qualsiasi appartenenza economica politica ideologica religiosa) sui deboli

    ripartire da quel dove o laddove il sogno democratico si è interrotto, tragicamente decennio su decennio indietro indietro dalla liberazione tradita ,perche non essendo mai stato un paese indipendente , nemmeno i suoi poteri di ogni tipo potevano esserlo, cosi il suo tessuto o popolo

    occorre ripartire da quegli ultimi mohicani alla calamandrei …lo ha sempre fatto chi , almeno nei paesi migliori che ci sono riusciti, l’insieme delle cellule migliori e pensanti(!!!), cioè l’èlite di intelligenza e scienza, per riaccorparsi credibili e uniti alle cellule mani e piedi…

    io ci sono e credo con me milioni di cellule signori nessuno, ormai abbandonate a un orrore attonito di sguardo sulla storia immonda del nostro paese.

  31. Antonio scrive:

    Sono vere entrambe le considerazioni della domanda conclusiva: un uomo tanto più pericoloso, proprio perché disperato. E’ il tempo della fermezza, della resistenza democratica e pacifica di “tutti gli uomini di buona volontà”. E’ una nuova emergenza come quella del terrorismo anni ’70: un attacco al cuore dello Stato, condotto però dallo stesso cuore dello Stato. La nosta democrazia ha resistito agli anni di piombo. Potrà essere affossata da un chilo di cerone?