Dall’emergenza al pasticcio

“L’ITALIA è in mani sicure”, aveva garantito il presidente del Consiglio martedì scorso, presentando la “madre di tutte le manovre” che avrebbe dovuto salvare il Paese e metterlo al riparo da un gigantesco attacco della speculazione. È passata quasi una settimana, e il pasticcio kafkiano che da allora si sta consumando intorno a questa “Finanziaria d’emergenza” dimostra che l’Italia è in mani pericolose. Vandalismo istituzionale, dilettantismo politico, avventurismo comunicazionale. C’è tutto il peggio possibile, nel cortocircuito innescato dal governo con il pacchetto-farsa da 24 miliardi che doveva scongiurare il rischio “di finire come la Grecia”.

Tutto ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo, tra il Quirinale, Palazzo Chigi e Via XX settembre, è un inedito assoluto e allucinante nella storia repubblicana. Non si era mai visto un decreto legge approvato “salvo intese” il martedì, che balla fino a venerdì tra misure che entrano nel testo la mattina e escono la sera, indiscrezioni su tagli di spesa che trovi scritte di giorno e scompaiono di notte: misure e tagli che incidono sulla carne viva di milioni di persone, perché riguardano i loro stipendi, le loro pensioni, le loro liquidazioni. Non si era mai visto un provvedimento “urgente” che viene inoltrato alla presidenza della Repubblica solo il sabato, accompagnato dall’ennesimo sbrego costituzionale inferto dal premier, che parla strumentalmente di un testo da lui non ancora firmato “in attesa del parere del Colle”: anche l’ultimo degli studenti di giurisprudenza sa bene che i decreti legge arrivano con la firma obbligatoria del presidente del Consiglio al Capo dello Stato, chiamato in causa dalla Costituzione per esaminarli e controfirmarli. Non si era mai visto un articolato-monstre, ritenuto “vitale” per tranquillizzare i mercati, così ricco di forzature tecnico-giuridiche e di contraddizioni normativo-contenutistiche da costringere il presidente della Repubblica a prendersi l’intero weekend per formulare i suoi rilievi e le sue osservazioni: con il risultato paradossale che oggi, alla riapertura dei mercati, l’Italia si presenta senza la manovra in Gazzetta ufficiale, e dunque ancora esposta alle incognite di un possibile lunedì nero per la sua Borsa e per il suo debito sovrano.

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