Il dinosauro Dorfles: “Io ribelle nella palude Rai”

Giovedì 20 maggio, nella Libreria Minerva di Trieste, Libertà e Giustizia ha organizzato un incontro con Piero Dorfles, che ha presentato il suo ultimo libro “Il ritorno del dinosauro – una difesa della cultura “(Garzanti).  Dorfles, giornalista e critico letterario, è stato per molti anni responsabile dei servizi culturali del Giornale Radio Rai ed è conosciuto al grande pubblico per la sua decennale partecipazione al programma televisivo “Per un pugno di libri”.

Formato in un’epoca ancora non dominata da internet, pur non essendo pregiudizialmente avverso alle nuove tecnologie, rappresenta se stesso come una sorta di dinosauro. Incalzato dai moderatori e dal pubblico, numerosissimo e attento, molta la gente in piedi, Dorfles ha sottolineato il momento buio che stiamo attraversando, analizzato soprattutto nel rapporto tra televisione e cittadino, materia che conosce molto bene per la sua lunga permanenza in Rai, e il declino verticale dei valori culturali. Il quadro che ha delineato non è certo positivo ma, rispondendo ad alcune domande del pubblico, si è detto moderatamente ottimista sul futuro, poiché ogni ciclo negativo – e nella storia ne abbiamo esempio – è destinato a modificarsi.

Il ruolo di ciascuno di noi, con la capacità individuale a indignarsi, a non sottostare alle ingiustizie, a non arrendersi alla omologazione, a denunciare la corruzione è fondamentale nell’accelerare il cambiamento. Dorfles ha illustrato con precisione anche la sua personale esperienza di lavoro in Rai, l’isolamento al quale è stato sottoposto dopo che gli sono state tolte le mansioni che svolgeva da anni (oggi è praticamente confinato in una stanzetta di due metri per tre e senza aver nulla da fare); il tutto perché ha osato ribellarsi al disfacimento del servizio pubblico. Si è detto amareggiato del silenzio di tanti suoi colleghi che per tornaconto personale o “perché tengono famiglia”, o “perché devono pagare il mutuo della casa” non fanno nulla per fermare il degrado.

A proposito del suo libro ha scritto: “Mi sembrano vecchi quelli che pensano che la conoscenza della storia, della letteratura del passato, dei processi sociali e culturali che ci hanno preceduto non servano per vivere nel presente. Ci deve essere una strada per coniugare progresso tecnologico e cultura. E non voglio tornare indietro: voglio andare avanti, in un mondo che abbia più cultura, più consapevolezza, più coscienza di sé. Mi ribello perché senza ribellione c’è accettazione, e se non ci si riscuote, si soccombe. Se non si riflette, si progetta, si analizza e si critica, allora sì che si è estinti”.

3 commenti

  • Non va assolutamente bene lasciare questo post senza commenti…eh eh eh …è ottima segnalazione questa , dell’attività del circolo di trieste x la presentazione del libro di Piero Dorfles. Non ho letto il libro quindi ieri ho preferito non commentare, ma ripassando oggi dico la mia.

    Qst post mi ha ricordato a proposito di “rai” quel quid che “la tv pubblica” poteva essere e non è stata per mille motivi, tutti partitici e poi di spartizione delle logiche pubblicitarie e tutte le cose che sappiamo..finchè non si trasformerà nellla fondazione che deve essere come BBC , la Rai risentirà del controllo che questo potere alla Orwell vuole “avere” svuotando ogni saper essere , distribuire non cultura ,ma modello unico ergo dispositivo devastante delle varie culture come in parte venne raggiunto sradicando meglio dalla cultura contadina e popolare negli anni di un altro boom e di un’altra italianità sempre ,come quella attuale ,da propoganda ….

    leggere questo stralcio finale al post ,tratto dal libro, mi ha fatto pensare a RAI STORIA , tramite il quale ho visto nell’ultrapiatto non ridotto a superficii di vetro a monitor, quel documentario meraviglioso che è LIBERADIO di cui segnalo la visione a tutti…. le esperienze dell’universita di torino sono tutte da promuovere , la tecnologia fa ritornare a quel concetto DEMOCRATICO distribuzione innovativa, popolare e di nicchia, unendo tutti i gusti senza renderne alcuni di massa,pertanto vuoti, come l’impero culturale e televisivo ha imposto agli occhi e le orecchie degli italiani,per farne un sistema paese culturalmente svuotato e morto.

  • Io non credo che quello che sta capitando sia casuale. Questo “momento buio” è stato preparato e voluto da ormai parecchi anni. L’attacco alla cultura e alla libertà di espressione è funzionale alla sempre più invadente presa del potere da parte di quella che già appare come la più potente lobby politico-affaristica che l’Italia abbia mai conosciuto. I tagli alla cultura sono ormai arrivati ad essere parte manifesta ed integrante del programma di governo. Qualsiasi cosa che possa distogliere giovani e meno giovani dal respirare spot e grande fratello a tutte le ore è osteggiata come un nemico pericoloso. Nella scala dei valori il telequiz è diventato il più alto modello di esercizio intellettuale ed ha preso saldamente il posto di qualsiasi approfondimento, non importa se scientifico o umanistico. Un popolo disabituato a ragionare è un consumatore perfetto ed un elettorato più facile da controllare. Il modello sociale non è la circolazione ed il confronto delle idee e delle persone ma il controllo del territorio, termine che ci viene propinato quotidianamente in chiave di successo, senza un briciolo di preoccupazione sul fatto che sia mutuato direttamente dal sistema di potere della mafia e della camorra. E allora se gli spazi culturali si riducono non è questione di risorse economiche scarse, ma di precisa volontà politica. Non è un caso se la RAI fa sempre meno il suo mestiere, se i valori culturali sono in declino verticale. Io non so se si possa essere ottimisti sul futuro. Da pessimista sono portato a pensare che il male che la lobby che è al potere ha fatto all’Italia e agli italiani sopravvivrà ai suoi epigoni. Ma credo che il superamento di questo stato di cose potrà partire soltanto dall’averne preso precisa coscienza.

  • ouranios, bello il tuo commento soprattutto nella parte del controllo del territorio. Sono perfettamente d’accordo: la sinistra oggi quasi glorifica la Lega per questo. Ma dimentica che il rapporto con il territorio è cosa profondamente diversa dal controllo: lì è dialogo, approfondimento, passione nella discussione, conoscenza delle tradizioni, difesa dei valori, progetto del futuro. Qui è invece imposizione, ignoranza, ritorno al passato, offesa.
    E’ questo che dovrebbe fare la differenza tra una forza che si richiama ai valori della sinistra e la Lega. Invece vedo tante analisi che giustificano le ormai abituali sconfitte al nord con il radicamento della Lega nel territorio. Certo è uno dei fattori, ma riprendiamoci quello che è nostro; nella presentazione del libro di Dorfles affermavo che dobbiamo essere:
    - fieri di conservare la memoria del passato,
    - consapevoli di vivere la complessità del presente
    - tesi a progettare il futuro.
    Se manca questa tensione ideale, che io chiamo cultura, siamo fritti, non c’è lega che tenga.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>