La Terza Via della resistenza in Iran

Libertà e Giustizia in collaborazione con le associazioni “Meridiana”, “Iran libero”, e con il patrocinio del Comune di Collegno – Torino ovest, ha presentato venerdi 21 maggio un dibattito sulla situazione politica e sociale in Iran. Un paese dove da più di trent’anni imperversa un regime clericale e dittatoriale dei Mullah, che opprime il popolo attraverso una forma di repressione violenta e violazione sistematica dei diritti umani. Innumerevoli le torture, esecuzioni sommarie, impiccagioni in piazza, nonché abusi sessuali nei confronti di prigionieri politici e delle donne, che vengono arrestate arbitrariamente e lapidate.

Ali Khamenei, è il capo religioso e politico, e coloro che fanno parte del regime da lui capeggiato, sono interni al sistema clericale, la loro azione è volta al mantenimento del proprio potere e, consapevoli che il regime non è riformabile, fingono di proporre qualche riforma. Le elezioni-farsa del 12 giugno 2009, hanno avuto come conseguenza una protesta da parte del popolo iraniano nei confronti dei brogli elettorali, e contro il regime violento e repressivo dei Mullah. Ma la reazione da parte del regime è stata durissima, attraverso una repressione volta ad annientare gli oppositori (500.000 prigionieri politici), sparando sui manifestanti, arrestandoli e sottoponendoli a feroci torture (hanno ben 75 tipi di tortura) e violenze sessuali e numerose impiccagioni. Yoosef Lesani dell’associazione Iran libero e democratico, ha evidenziato come i trent’anni di politiche accondiscendenti da parte dell’Occidente nei confronti del regime, abbiano contribuito al mantenimento del regime stesso, anche a causa di evidenti interessi economici da parte dell’Occidente nei confronti dell’Iran, che hanno tacitamente legittimato gli obiettivi del regime.

Maryam Rajavi, Presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, lotta da trent’anni contro il fondamentalismo islamico al potere nel Paese, e chiede da tempo all’Occidente e al Governo italiano di prendere posizione contro il regime dittatoriale, sospendendo i rapporti economici e non tacendo di fronte alla feroce repressione che sta attuando nei confronti del popolo. Maryam Rajavi chiede di sostenere la Terza Via della resistenza iraniana, che esclude sia l’ipotesi di una guerra esterna, sia la politica accondiscendente verso il regime, mirando ad un sostegno concreto al popolo, e alla sua legittima resistenza per ottenere un cambiamento democratico, con la nascita di un’autorità popolare laica e democratica in Iran. Tutto ciò, implica non solo una responsabilità da parte dell’Occidente, ma anche una strategia di prevenzione nei confronti del pericolo proveniente dal terrorismo islamico, che ha in Iran il focolaio più organizzato, dove Khamenei ha imposto la “sovranità assoluta religiosa”, attraverso ayatolla legittimati da “ordine divino”.

In una concezione che intende la sovranità non come appartenente al popolo, ma a Dio, in un paese che in realtà ha forti radici democratiche, che ha visto nel 1906 una rivoluzione costituzionale, con un consiglio nazionale con il 52% di donne, il tutto soffocato dall’invasione russa e l’avvento del successivo regime di Khomeini. Per fermare questo massacro, sarebbe sufficiente una sospensione del sostegno europeo al regime di Ahmadinejad per un tempo di sei mesi. Dal canto suo il popolo iraniano sta dimostrando al mondo intero, in particolare ai governanti delle democrazie occidentali, il loro coraggio nel pagare con la vita pur di ottenere un cambiamento, la democrazia e un governo laico e secolarizzato. La responsabilità da parte dell’Occidente affinchè questo avvenga, è innegabile, come è innegabile che questa sia l’unica via di lotta al terrorismo.

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