Berlusconi stringe i tempi: “Accordo subito, testo blindato”

ROMA – Le telefonate si incrociano frenetiche. Riguardano tutte la stessa questione. Dove piazzare l’asticella del cedimento. Su cosa e quanto piegarsi nelle modifiche alla riforma delle intercettazioni. Con due assiomi imprescindibili. Il primo. Ha detto Berlusconi in modo reciso: «Stavolta dovete chiudere una volta per tutte. Di queste intercettazioni non voglio più sentir parlare. Stiamo cadendo nel ridicolo». Il secondo. È sempre il Cavaliere che parla: «La partita va definita al Senato. Alla Camera deve arrivare un testo blindato». I desiderata del premier sono ordini. E per questo, già oggi, si vedranno i capigruppo del Senato e della Camera, Cicchitto, Gasparri, Quagliariello, per affrontare la grana. Per discutere dell’asticella. Per stabilire cosa e in che misura cambiare della legge Alfano. Per «mettere in sicurezza» il disegno di legge. E fissarne le tappe verso il voto finale. Stanotte quello in commissione, il cui valore però è ormai del tutto superfluo, tan’è che il relatore Roberto Centaro lo liquida così: «Serve solo per avere in mano un articolato su cui lavorare». Al contempo le intese per piazzare l’asticella. E quelle, dice il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, «possono andare avanti fino all’ultimo, anche a ridosso dell’aula». Poi il voto al Senato, magari senza fiducia. E siamo a metà giugno. Infine una rilettura veloce alla Camera (metà luglio).

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