Il paradosso di Montecitorio

Il presidente della Camera e due gruppi dell’opposizione (Pd e Udc) hanno severamente denunciato, oggi, la paralisi legislativa della Camera provocata dai veti incrociati della maggioranza e del governo. In buona sostanza, un provvedimento per la semplificazione dei rapporti tra pubblica amministrazione, imprese e cittadini proposto dal ministro Renato Brunetta, ed al quale erano stati presentati alcuni emendamenti dell’opposizione assai poco graditi dal centrodestra, è stato tolto dall’ordine del giorno dell’assemblea che, quindi, potrà votare altri provvedimenti solo nel pomeriggio e domani: solo due sedute utili nella intera settimana.

“Esiste oggi una oggettiva, maggiore difficoltà a legiferare rispetto al passato”, è stato il freddo e severo commento di Gianfranco Fini che allora ha tracciato un realistico quadro della situazione: “La situazione paradossale è che le forze politiche e di governo sono consapevoli che senza un ricorso alla decretazione d’urgenza da parte del governo si rischia la sostanziale paralisi dell’attività legislativa”. “E dico un paradosso – ha aggiunto – perché l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza è stato sempre stigmatizzato in quanto scavalca il Parlamento”, e questo è stato denunciato più volte dallo stesso presidente della Camera.

Come si sia giunti a questa situazione è stato denunciato con forza tanto dal capogruppo Pd, Dario Franceschini, quanto dal vice capogruppo dell’Udc Michele Vietti. In sostanza – e per restare al caso, la proposta Brunetta, che ha fatto precipitare una situazione che covava da tempo – la maggioranza della commissione Bilancio (presieduta dal leghista Giorgetti) ha negato la copertura finanziaria di alcuni emendamenti dell’opposizione con la scusa della mancanza di fondi; di conseguenza il lavoro in aula si è bloccato in attesa di un chiarimento del governo in commissione; e Brunetta ha colto la palla al balzo: d’accordo per il rinvio alla Bilancio. In aula si è passati allora all’esame di una proposta di misure a favore dei disabili. Ma si è scoperto che mancava il parere della solita commissione che opera per conto del ministro Tremonti.

“Tutte le opposizioni – ha raccontato l’onorevole Vietti all’uscita da una desolante riunione dei capigruppo – hanno sollevato la questione del blocco e della sua causa di fondo: le coperture negate dalla commisione Bilancio e dal governo. Questo è il vero nodo dell’impasse dell’attività legislativa. Altro che parlamentari che non vogliono lavorare: ci mettono nelle condizioni di non lavorare!”.  Stesso tono e identica denuncia da parte dell’onorevole Franceschini. Ma anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha preso il destro dalle parole di Fini per chiamare direttamente in causa il governo: “E’ il dominus anche del lavoro parlamentare”, ha detto sottolineando che questo “è la conseguenza di una legge elettorale che crea un meccanismo per cui non è il governo che deve avere la fiducia dalla maggioranza ma la maggioranza che cerca la fiducia del governo”. E, a proposito del “paradosso” finiano, Bersani ha aggiunto che “la cosiddetta settimana corta dei parlamentari non è che la estrema conseguenza di un paradosso per cui o il governo interviene con la fiducia oppure il Parlamento non è il grado di lavorare perché la maggioranza è in attesa delle decisioni dell’esecutivo. Questo è il punto cui siamo arrivati per colpa di una legge elettorale vergognosa di cui dobbiamo liberarci”.

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