Berlusconi, dura poco il grande bluff

E’ durato poco il grande bluff. Eppure, all’inizio, sembrava suggestiva l’idea del Cavaliere trasformato in giacobino, che chiama a raccolta le tricoteuses. Un leader amareggiato per il tradimento di collaboratori sleali e mediocri, che si sono fatti incastrare per troppa avidità, e dunque ora deve intervenire:  “Nessuna indulgenza. Chi ha sbagliato pagherà”. Tutto semplice, secondo questo schema. In linea teorica, capace di recuperare il rapporto carismatico tra il capo e il suo popolo. Ma poi, a conti fatti, si è valutato che neppure le grandi qualità camaleontiche di Berlusconi potevano rendere plausibile questo triplice salto mortale. E che, in ogni caso, era meglio procedere con maggiore cautela in un partito per il quale la svolta moralizzatrice rappresentava una novità troppo scioccante. E allora si è deciso di “normalizzare” l’iniziativa. Come al solito, è andato in avanscoperta il presidente del Senato, Schifani, derubricando la marea montante della corruzione a “un sistema di microcriminalità che purtroppo colpisce funzionari pubblici e qualche politico”. Per cui, basta “tagliare le poche mele marce che guastano il raccolto” e tutto tornerà al suo posto.

Il ragionamento fatto dal premier e dai suoi consiglieri è questo: non ci troviamo di fronte a una nuova Tangentopoli, non c’è una corruzione che, come allora, ha il suo perno nei partiti. Questa volta, sono coinvolti soprattutto i burocrati e qualche politico che si trova nel mirino delle inchieste giudiziarie più a titolo personale che per finalità di partito. Il punto debole di questa analisi è che, però, non si tratta di casi individuali, ma di un meccanismo di corruzione e favoritismi che ha un carattere sistemico. Bisogna fare i conti, quindi, con un vero e proprio sistema di arricchimento illecito. Che è stato alimentato dalla mancanza di garanzie e di regole. Quando non è stato addirittura coperto da norme specifiche, come è accaduto per la Protezione civile. E’ una questione, questa, irrisolvibile per il Cavaliere. Per il semplice motivo che la legalità e la normalità democratica non appartengono al suo repertorio. Come si fa ad assumere le vesti del “moralizzatore” quando si detta al Parlamento la legge sulle intercettazioni, che colpisce magistrati e stampa libera, o si sanziona per legge l’appannaggio del lodo Alfano?

Certo, la situazione potrebbe da un momento all’altro precipitare. Gli scandali si incrociano con le devastanti condizioni economiche, che impongono sacrifici difficilmente sopportabili. Ma Berlusconi non accetta uno scenario di crisi. Aveva pensato a un robusto rimpasto di governo con l’ingresso a pieno titolo dell’Udc nella maggioranza. Bossi, però, ha stoppato questa ipotesi. E il Cavaliere non sembra rammaricarsene. Ha un piano di riserva che, a questo punto, gli sembra anche più conveniente: una “collaborazione esterna” del partito di Casini per i provvedimenti più delicati, a partire a partire dalla manovra da 25 miliardi. Del resto, questo è il suo ragionamento, che cosa possono fare i centristi ora che la strada della collaborazione con il Pd, come hanno dimostrato le ultime regionali, si è rivelata in termini di voti penalizzante?

Insomma, è la politica della routine. Ma i rischi ricadono tutti sul Paese. Per il quale lo smottamento politico, economico, sociale minaccia di trasformarsi in una frana.

1 commento

  • LA TRAGEDIA AFGHANA
    Direi che non è serio sacrificare delle giovani vite laggiù, in Afghanistan (e altrove), spendere un fiume di miliardi per sostenere truppe e mezzi in efficace deterrente bellico, mentre la peggiore crisi economica del dopoguerra fascista attanaglia la nostra società nelle spire di una recessione che ci farà versare lacrime e sangue a profusione.
    Al di là della Costituzione, così spesso invocata per le baggianate “ad personam” del Berlusconi presidente del Consiglio, com’è che così tanti soloni costituzionalisti, tacciono sulla violazione di quell’Art. 11 che cita: “L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTA’ DEGLI ALTRI POPOLI E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI; …”. Cosa dovremmo credere, noi ingenui cittadini in balia della prevaricazione, che in Afghanistan si stia svolgendo una caccia alla volpe con strascichi di pettegolezzi?
    Noi perdemmo una guerra miserabile, combattuta miserabilmente per la sprovvedutezza del capoccione che ci guidava, subimmo un diktat oltraggioso impostoci con la forza delle “canne mozze siciliane”, e ci permettiamo di spedire per il mondo i nostri soldati perché la libertà dei popoli musulmani c’è più cara della vita dei nostri figli: ma che mondo è questo?
    Quand’è che Berlusconi non va a “farsi fottere”, DALEMIANAMENTE PARLANDO, e ci lascia vivere senza dover fare i poliziotti RIPUDIATI da quella gente ostinata e pervicace?
    Siamo alla ricerca di 25 miliardi di euro, in due anni, per far quadrare i conti e non finire in bancarotta come Argentina, Grecia, Portogallo, Irlanda, Islanda, Spagna, (Inghilterra?); minacciamo i nostri lavoratori, i nostri funzionari, i nostri parlamentari, i nostri pensionati di decurtarli di un x mensile, Brunetta fa il cerbero anche con gli invalidi civili, e sperperiamo miliardi solo per sparare cannonate antiafghane senza alcun profitto né per quelle genti cannoneggiate, né per la pace mondiale che resta un’utopia? Com’è possibile cotanta stupidità?
    Adesso siamo impegnati a versare lacrime per i due giovani sfortunati incappati su una mina che li ha fatti saltare in aria; funerali di Stato con grande partecipazione, doverosa e sentita, di migliaia di cittadini in gramaglie. La TELEVISIONE continuerà nei suoi stucchevoli e insulsi programmi, qualche pistolotto lacrimoso ed eroico ci verrà somministrato dal MINISTRONE di turno, eppoi? Al prossimo morto ripeteremo tutta la tragedia. Nemmeno Eschilo avrebbe saputo immaginare qualcosa di più tragico.
    E non me ne frega nemmeno un poco di quello che penseranno gli altri popoli del mondo, né di Obama o Sarkozy, di Zapatero o Bush che sverna in Florida. I nostri soldati: a casa!
    Io dico: BASTA! La guerra è guerra, comunque la si voglia camuffare, e noi, COSTITUZIONALMENTE parlando, RIPUDIAMO la guerra: dovunque vada combattuta.
    Celestino Ferraro

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