Due anni di governo B: “il pettine” che non c’è

Sono passati due anni da quell’otto maggio del 2008 che segnò l’insediamento del quarto governo Berlusconi. Un tempo breve nella storia dei governi repubblicani, ma mai prima di oggi era accaduto a molti di noi di sentirci come fisicamente segnati, trasformati dal marchio di una funesta avventura.Non c’è niente da festeggiare in questa ricorrenza: ci svegliamo ogni giorno che passa con lo sguardo fisso a quell’uomo ossessionato di potere, che invade gli spazi della libertà, colpisce i principi di giustizia, tentando l’ultimo assalto alla libera informazione. Ci sentiamo dunque schiacciati dalla asprezza del conflitto politico, dalla difficoltà di reagire, da sensi di colpa (non ci saremo opposti a sufficienza? Non abbiamo saputo opporci?). Ci dibattiamo, a volte è questa la sensazione, come se la diga non fosse in grado di reggere l’onda anomala. Come se in questa giungla tormentata dallo spettro della Grande Crisi fosse addirittura inutile cercare le energie per tracciare un sentiero, per noi e per gli altri.Due anni e tutto è cambiato e niente è cambiato: il paradosso antico che distingue, secondo alcuni, il carattere nazionale, una rassegnazione atavica al concetto che vinca il più forte. Vorremmo che a vincere fosse il più giusto, ma è da tempo solo un sogno.E’ proprio quello che accade quando la tua casa è visitata da estranei, che rovistano e portano via. Niente è più a posto, l’ordine naturale della tua vita è sconquassato. E pensi che le cose non saranno più come erano solo pochi mesi fa.Non descrivo niente di originale: cerco soltanto di raccogliere quello che ci dicono i cittadini che incontriamo.

Quella gente che cerca conforto e si indigna per la trasformazione che Berlusconi e il suo tempo hanno potuto imporci, sotto lo sguardo attonito del mondo, senza che una maggioranza lo fermasse.Lo scandalo dei fondi della Protezione civile e di tutto quello che gira attorno a quel mondo è lo specchio del Paese e della politica in cui abbiamo vissuto gli anni di Berlusconi, tutti, ma soprattutto questi ultimi due. Non vediamo ancora dove porterà questa storia, ma sappiamo che è una storia sporca, di favori grandi o piccoli, ma comunque inconfessabili e meschini, accordati certamente non gratis, ma in cambio di “qualcosa”. Che cosa? Prima o poi sapremo anche questo, oltre ai volti degli altri corrotti. Ma intanto possiamo dare a quel “qualcosa” il nome di “servitù”, di fedeltà a future richieste e spartizioni, una sorta di appartenenza alla Gran Loggia della Cricca. Ecco il carattere intimo del berlusconismo: un potere condiviso con amici fraterni, legati fra loro dal vincolo segreto del malaffare e della corruzione perpetrati in allegra serenità, la “coscienza a posto” e pronta l’accusa ai magistrati politicizzati .Uomini cattivi hanno messo le mani sulle istituzioni e sulla Costituzione, corrodendole mese dopo mese, fino a renderle dei gusci vuoti da riempire di volta in volta con la merce più utile a scopi personali e avariati.Il rosario che accompagna la denuncia della crisi di democrazia è ormai un magro rifugio per chi in questi due anni lo ha recitato quotidianamente, nella sofferta attenzione della società civile e nel disastroso disinteresse del Partito democratico che solo ora, a buoi scappati, comincia a preoccuparsi della porta della stalla.Due manifesti importanti, (il primo nel 2009, l’altro quest’anno) testimoniano la denuncia che abbiamo portato in giro per l’Italia.

Giorno dopo giorno LeG ha registrato gli attacchi alla Costituzione e alle istituzioni: Parlamento esautorato, Giustizia tradita, informazione imbavagliata, diritti dei deboli e degli immigrati calpestati e “respinti”. In due anni ci è piombata addosso una cappa medievale. Ma allora, nel medioevo, c’erano luoghi di studio e di cultura, c’erano personaggi che tramandavano la saggezza dei tempi. Prima o poi sarebbero venuti momenti più luminosi per tutti e la ragione avrebbe di nuovo trionfato.Questo scarseggia oggi. I luoghi della riflessione silenziosa, che producano idee e progetti, lontani per pochi attimi dalle luci della ribalta. E’ mancata l’umiltà dell’ascolto che presuppone il guardarsi negli occhi, lo scambiarsi di parole e pensieri autentici. Qualcosa che va oltre la politica, le mille fondazioni nate solo per mantenere spazi di potere, ma che rende la politica lontana e incomprensibile se non c’è Stato. Gli storici e gli studiosi ci dicono che oggi stanno venendo al pettine tutti i nodi di una crisi della Repubblica irrisolta, iniziata molti decenni orsono.“I nodi vengono sempre al pettine” dice Nocio nel “Contesto” di Sciascia. Ma l’ispettore Rogas malinconicamente aggiunge: “Quando c’è il pettine”.Già: questi due anni del quarto governo Berlusconi ci stanno regalando la certezza che il pettine non c’è, e i nodi sempre più voluminosi e intricati, si siano portati via democrazia e libertà.

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