Nucleare, il contratto capestro

Un complesso lavoro di controllo; un’inchiesta d’équipe per cercare di capire, innanzitutto. E così, spulciando tra i documenti, è spuntata una clausola. Berlusconi va a firmare il contratto con Sarkozy per l’acquisito delle prime due centrali nucleare tipo EPR. Una decisione “doverosa”, l’ha definita Berlusconi, spiegando che il no all’atomo ha comportato per l’Italia “un costo del 30 per cento in più dell’energia rispetto ai partner europei e una perdita di competitività”.
Ma nel testo del contratto stipulato con Sarkozy, ha accettato di inserire una frase che complica tutto, che suona più o meno così: “se per qualsiasi ragione non dipendente dalla volontà del fornitore (ripensamento italiano) le centrali non verranno mai installate, il fornitore stesso ha comunque diritto di essere pagato totalmente”.E’ la stessa clausola che si legge nel contratto da 1,8 miliardi per il ponte di Messina, con Impregilo.
Areva e Ansaldo nucleare, società controllata da Finmeccanica, collaboreranno alla costruzione dei reattori italiani. Un sodalizio ingegneristico, prima di tutto, che potrebbe riguardare anche le centrali da realizzare in Finlandia e nel Regno Unito. Ma tra le pieghe dell’accordo ci sarebbe la clausola capestro secondo cui, “in caso di mancata realiszzazione delle centrali nucleari in Italia, per cause indipendenti dalla volontà del fornitore, lo stesso abbia comunque garanzia ad essere pagato totalmente, con evidente e pesante onere sulle finanze dello stato italiano”.

Quando LeG Roma si è accorta dell’inghippo ha chiesto aiuto in parlamento. Ermete Realacci ha raccolto i dubbi di LeG e ha presentato un’interrogazione.

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