In ricordo di Emanuele Pirella, maestro di satira

L’ultima volta in cui parlai con Emanuele fu poco prima di Natale. Gli volevo suggerire una battuta satirica su un letto che un famoso uomo politico straniero aveva regalato ad un noto personaggio nostrano. Ma lui me lo bocciò dicendo: “E’ troppo vera per essere ironica”.Emanuele era fatto così. Egli sapeva cogliere l’ironia in seconda battuta, là dove gli altri non arrivavano.La nostra amicizia è nata sui banchi del Liceo Romagnosi di Parma dove facevamo insieme i giornaletti della scuola. Ne ricordo ancora i nomi: uno era il Montgomery, l’altro il Jolly.Poi Emanuele si laureò in Lettere moderne a Bologna e partì per Milano con il sogno di fare lo scrittore.Sentiva di dentro la grande importanza del saper usare le parole. Anzichè da un editore fu assunto in pubblicità. Prima alla CPV, poi alla Jung. Qualche anno dopo fondò insieme a Gianni Muccini e a Michele Goettche l’Agenzia Italia. Fu un immediato successo. In particolare con il lancio dei jeans Jesus.In quel periodo io lavoravo in Bormioli come responsabile Marketing. Chiamai Emanuele per il lancio del vaso Quattro Stagioni. Posso testimoniare che l’incredibile successo di questo prodotto non ci sarebbe stato senza la Sua campagna di lancio.Qualche anno dopo, un giorno mi telefonò e mi disse: “Insieme a Michele vorrei aprire una mia agenzia, vuoi venire con noi?”Per un paio di mesi non dormii la notte. Poi decisi di fare il salto. La prima sede fu in Via Vincenzo Monti. Ricordo che i primi giorni non avevamo ancora il telefono e le prime telefonate per proporci ad eventuali clienti le facevamo da una cabina telefonica in strada davanti all’ufficio.

Anche qui, grazie al suo genio, fu un rapido successo. Il resto è ormai storia. E non solo della pubblicità. Perché sono convinto che attraverso la satira insieme a Pericoli, Pirella abbia lasciato un segno importante nella nostra società civile.Ciao Emanuele. E’ stato bello lavorare con te. Non ti dimenticherò. Mai.
* L’autore è socio di LeG

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