Testamento biologico: un ginepraio legislativo

Com’era facilmente prevedibile, sul testamento biologico, in discussione alla Camera, si sta creando un groviglio legislativo forse inestricabile. Un vero guazzabuglio di norme, divieti, limiti, imposizioni inaccettabili per il malato, i familiari ed i medici. La cosiddetta Dat (dichiarazione anticipata di trattamento) ha – dappertutto nel mondo democratico e civile – la finalità di consentire che una persona, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, esprima la volontà sulle terapie che desidera o non desidera accettare, quando dovesse trovarsi in condizione di incapacità per malattia o lesioni irreversibili.In questi giorni a Montecitorio, in commissione Affari sociali, il dibattito si è concentrato sulla possibilità di modificare le norme sul testamento biologico approvate al Senato (legge Calabrò) il 26 marzo dell’anno scorso. Ieri si è approvato, in modo controverso e anche caotico, un emendamento del relatore Pdl Di Virgilio all’articolo 3, comma 5: si prescrive, testualmente, che “alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”.Apparentemente sembra un passo avanti rispetto al testo Calabrò precedente, che prevedeva il sondino obbligatorio, senza eccezioni, essendo alimentazione ed idratazione “forme di sostegno vitale finalizzate al alleviare le sofferenze fino alla fine della vita”.

E’ vero che il nuovo comma sembra meno oppressivo e affida al medico la decisione di stabilire quando il paziente non è più in grado di assimilare farmaci e nutrimento. E si dovrebbe applicare non solo ai malati in stato vegetativo permanente (meno di 3 mila), ma anche a malati terminali in condizioni di non coscienza (circa 250 mila).Ma il nodo che non si vuole sciogliere è quello di vietare la Dat per alimentazione e idratazione: il malato non può decidere, in piena consapevolezza, se accettare o meno il trattamento, per il momento in cui sarà in stato vegetativo o in coma. Non gli era consentito nella legge Calabrò e non gli è consentito neppure con la modifica approvata ieri. Tanto che il senatore Di Virgilio ha potuto addirittura dichiarare, senza esitazione o ritegno, che “la scelta che abbiamo compiuto non rappresenta un’apertura. Anzi, con questa legge Eluana non sarebbe morta”. Quindi, dopo diciassette anni di sofferenza e tormenti, senza possibilità di guarigione o miglioramento, ad Eluana sarebbe stata ancora imposta l’alimentazione, secondo l’ultima versione dell’articolo 3 della legge. Per spiegare meglio: ad alcuni malati, nutrizione e idratazione, se non assimilati, potrebbero provocare un edema polmonare e quindi il medico può decidere di sospendere il trattamento. Precisa Di Virgilio: “Parliamo di malati che stanno morendo, non di persone che, magari in coma ma nutrite, potrebbero vivere anni”. Appunto, come Eluana. Il sottosegretario alla Salute, Roccella, ha già formalmente precisato che alimentazione e idratazione “non sono pratiche alle quali la persona può rinunciare nello stilare le sue dichiarazioni anticipate”.

Non c’è nessuna speranza di ripensamento, quindi, per ora. Insoddisfatto e deluso il deputato liberal del Pdl Della Vedova che si batte per rendere meno oppressivo il testo della legge: ” Non si affronta il nodo cruciale della responsabilità della decisione rispetto ai pazienti incapaci, non prevedendo nessun ruolo nè per i familiari, nè per i rappresentanti legali dei pazienti”. Adesso si guarda al dibattito in aula, alla Camera, che potrebbe portare -forse- ad altri cambiamenti: ma il biotestamento non sarà nel calendario dei lavori prima di aprile (dopo le elezioni regionali). E comunque la legge dovrà tornare anche a palazzo Madama, dato che il testo Calabrò è già stato modificato, e quindi i senatori dovranno discuterlo di nuovo. L’iter si annuncia ancora lungo a laborioso e ci pare francamente ottimista la Roccella quando sostiene: “Pensiamo di approvare il ddl sul testamento biologico entro l’estate perché, come abbiamo promesso, in Italia non devono più esserci casi Eluana”.Noi vogliamo solo sperare che il Parlamento sia capace di meditare con coscienza sul fine vita e voglia rispettare la libertà dei malati di decidere, come avviene negli altri paesi civili (anche cattolici) del mondo.

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