Il caso Libia: ma Frattini indaga sulla Svizzera

Se il colonnello Gheddafi sferra uno schiaffo all’Unione europea, bloccando in maniera improvvisa e unilaterale i visti per tutti i Paesi dell’area Schengen, cosa dovrebbe fare un ministro degli Esteri di uno dei 27 paesi dell’Ue? Come minimo, denunciare il fatto con parole educate ma ferme, chiedere spiegazioni, coordinarsi con gli altri partner, con la presidenza e con l’Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza a Bruxelles. Invece, cosa è venuto in mente al ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini? Questo maestro di sci prestato alla politica, ha deciso di compiere una mossa spiazzante. Imprevedibile e, per questa ragione, efficacissima. Invece di pretendere doverose spiegazioni dall’ambasciatore libico a Roma, ha rilasciato una virile dichiarazione nei confronti della neutrale Svizzera, “rea” , secondo il colonnello Gheddafi, di aver stilato una sorta di “lista nera” che vieta l’ingresso nella Confederazione a numerosi esponenti di Tripoli e familiari della Guida libica.
Il ministro Frattini, tra uno slalom e l’altro, ha detto nel pomeriggio di lunedì, appena è risultato evidente il blocco degli arrivi a Tripoli degli europei con regolare visto e il loro successivo respingimento (alla Maroni), che il governo italiano stava “verificando la correttezza delle decisioni svizzere”. Avete capito bene. Il ministro, in evidente sforzo da ferrata, ha quasi dichiarato guerra ai Cantoni piuttosto che fare una telefonatina a Gheddafi per ricordargli i suoi obblighi.

Protestare con Tripoli? Ma stiamo scherzando? È Berna che deve dare spiegazioni e dimostrare che è stata “corretta” nei confronti dei familiari del colonnello che erano evidentemente pronti, con sci e slittino in spalla, ad andare a trovare il Maestro sulle Alpi svizzere.
Mentre Frattini si lanciava ad afferrare al volo un seggiolino della ovovia, da Bruxelles la commissaria (svedese) Cecilia Malmstrom, titolare del portafoglio “Interni” – guarda un po’, lo stesso tenuto da Frattini quando era lui stesso commissario Ue – faceva sapere quanto segue: deplorazione del gesto libico definito come reazione “unilaterale e sproporzionata”. Di più: la commissaria sottolineava che gli Stati Ue (Italia compresa, dunque) e i Paesi associati (Svizzera compresa, dunque) decideranno sulla “reazione più appropriata” da prendere nei confronti di Gheddafi alla fine di questa settimana in una apposita riunione del “Gruppo Schengen”.
Dopo aver fallito l’assalto agli Usa con le truppe di Bertolaso (uno che, come disse Hillary Clinton che la sa lunga, fa “chiacchiere da Bar Sport”), Frattini deve aver pensato che con la neutrale Svizzera sarebbe stato più facile e meno rischioso: i marines picchiano duro. Quante divisioni ha la Svizzera? In serata, dopo tre ore dalla prima dichiarazione, Frattini ha fatto sapere di essere “seriamente preoccupato” e di aver “chiesto alla Libia di ripensarci”. Attento alla valanga!

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