Riforme, ecco il progetto del Pd

IL BLOG DI LEG // Era un incontro che ci voleva quello che martedì sera a Roma ha visto protagonista Luciano Violante, incalzato da una puntuta Sandra Bonsanti, davanti alla platea dei soci di Libertà e Giustizia. Ci voleva perché il Pd è oggetto di molti sospetti quando si parla di riforme costituzionali: lo si accusa di “inciucio”, di volontà di cedimento di fronte al nemico Berlusconi, di incapacità di denunciarne con la dovuta forza le malefatte. Sandra Bonsanti ha posto senza diplomazie tutti i dubbi di LeG, ma anche di molte altre associazioni della società civile, per gli aspetti meno comprensibili della politica e dei comportamenti del centro sinistra (molti soci hanno fatto domande dichiarandosi iscritti al Pd e desiderosi di chiarezza). E Violante ha risposto, cosa già di per sé importante nel clima attuale, dando per di più appuntamento alla platea per la fase che si aprirà dopo le elezioni regionali, quando il Pd si riserva di presentare un progetto di riforma elettorale che adesso, per non aprire un ulteriore fronte di polemica, si preferisce tenere riservato. Quella che segue è una sintesi di quanto l’ex presidente della Camera, autore della famosa “bozza Violante”, da lui definita modestamente un esercizio di “giardinaggio costituzionale”, ha sostenuto nel corso della discussione.Violante è partito della constatazione che il sistema costituzionale è in crisi da circa trent’anni, per ragioni diverse che si sono sommate le une alle altre fino ad arrivare all’attuale, gravissima, situazione.

Oggi si sommano vecchie difficoltà strutturali, che rendono lento e farraginoso il processo decisionale, a nuovissime distorsioni, come quella prodotta dalla legge elettorale che conferisce al presidente del Consiglio la facoltà di dare la fiducia al Parlamento invece di riceverla da esso.Tutto questo produce rischi esiziali. Violante enumera: c’è un abuso delle deleghe, come quella che ridisegna il sistema mediatico fingendo di ottemperare ad una prescrizione europea; c’è un fiume di ordinanze anomale, che passano attraverso la Protezione Civile e sfuggono ad ogni controllo, attraverso le quali si è arrivati perfino a stabilire lo stipendio del sovrintendente di Brera; si sono costituite società private per gestire le spese della Protezione Civile e della Difesa, che sono spese ingenti ed obbligate, con ciò sottraendole, anche queste, ad ogni controllo.E’ chiaro che, in questa situazione, è Berlusconi a non volere la riforma costituzionale, perché nella situazione attuale si trova “come un topo nel formaggio”. A volerla dovrebbe essere invece il centro sinistra, che però deve decidere se battersi per le sue convinzioni, o se ritrarsi perché “di là c’è il diavolo e col diavolo non si tratta”. Violante, è chiaro, è per la prima opzione: si deve avviare un tavolo di discussione, sapendo che se il punto di arrivo non sarà all’interno di precisi paletti basterà non votare il testo voluto dal centro destra per impedirgli di raggiungere la maggioranza dei due terzi e rendere quindi possibile il referendum confermativo.E quali sono i paletti che il centro sinistra pone? Eccoli: mantenimento del regime parlamentare (e quindi no al presidenzialismo), indipendenza delle magistrature, equilibrio tra i poteri dello Stato.

Ma bisogna anche sapere, aggiunge Violante, che la natura stessa del patto costituzionale impone di includere il maggior numero di forze possibile. Altrimenti si costruirà una Costituzione debole, perché una parte del Paese non vi si riconoscerà. Ed è proprio questa la ragione profonda dell’attuale spaccatura del Paese: le maggiori forze che si trovano nel centro destra non hanno nella loro storia il riconoscimento della Costituzione, mentre quelli che la riconoscono sono per lo più nel centro sinistra. E invece la Costituzione è forte se è di tutti.C’è un altro elemento da valutare, secondo Violante: la prima repubblica nasceva da una vittoria, quella contro il fascismo; la seconda è nata da due sconfitte, quella storica del comunismo e quella della classe dirigente di fronte alla corruzione. Nessuna delle due parti ha fatto i conti col proprio passato: non gli ex comunisti, e qui Violante parla di se stesso, che si sono limitati a ribadire la propria diversità rispetto ai paesi del socialismo reale, senza chiedersi perché allora il crollo del muro abbia travolto anche il Pci. Ma neppure gli altri, che si sono rifugiati nella ridicola teoria del complotto della magistratura. Non ci sarà ricucitura nazionale se non si farà chiarezza su questi punti.Però trattare si deve, e allora bisogna partire da ciò che è possibile fare. Per varare norme serie sul conflitto di interesse e una altrettanto seria legge elettorale il centro sinistra da solo non ha i numeri.

Ma, avverte Violante, se si decide di ridurre il numero dei parlamentari, cosa che anche la destra vuole, allora bisognerà per forza andare a toccare la legge elettorale, sia per ridisegnare i collegi, sia per regolare la soglia di sbarramento, che verrebbe surrettiziamente raddoppiata. Non si può ignorare che Berlusconi subordina ogni dialogo ad una riforma della giustizia che lo salvi dai processi. E qui l’ex presidente della Camera è nettissimo: “Non siamo disponibili a votare alcuna legge fuori dal contesto generale”. E cioè nessuna legge che prescinda dalla necessità di rendere la giustizia più efficiente e giusta per tutti i cittadini. Sapendo che ci sono anche sacche di eccessivo potere da toccare: “Non c’è grande nomina o grande appalto – spiega Violante – che non passi per la Corte dei Conti o il Tar. Si potrebbe dire che il presidente del Tar del Lazio è uno degli uomini più potenti d’Italia”.In ogni caso, solo quando saranno risistemati i rapporti e gli equilibri tra giustizia e politica, si potrà discutere del resto. Anche della reintroduzione di qualche forma di immunità parlamentare. L’argomento è indigesto, ma Violante non si sottrae. Pensa che una legge ben congegnata sia possibile. E ne delinea i contorni: l’immunità deve limitarsi ad una sola legislatura, deve essere decisa da una maggioranza qualificata, deve riguardare fatti avvenuti dopo l’assunzione del mandato parlamentare, e deve essere sempre possibile per il magistrato sollevare il conflitto di attribuzioni.

Così, ripete, non sarebbe uno scandalo, ma qualcosa di simile alla legge che tutti i paesi hanno.Se ne riparlerà. Per ora, dunque, appuntamento a dopo le regionali, quando si potrà conoscere la proposta di legge elettorale del Pd, e avere un quadro completo dell’intero progetto di riforma.

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