Dopo Vendola, Puglia amara anche per il Pdl

Un segnale significativo delle tensioni che serpeggiano nel Pdl è stato dato oggi da una polemica dichiarazione – ripetuta più volte in varie occasioni – dal deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio. Non un quidam qualsiasi ma uno dei ghost writer di Silvio Berlusconi. Ebbene costui, prendendo spunto dal successo di Nichi Vendola nelle primarie pugliesi, l’ha definita “una bella lezione per tutti” che, però, “il Popolo delle Libertà non vuole imparare per la seconda volta in cinque anni”. “Di fronte alla crisi del laboratorio pugliese di D’Alema e Casini – ha aggiunto – il Pdl non ha saputo che rinserrarsi nella sua ridotta” dalla quale è uscita “una candidatura tutta di apparato (Rocco Palese, ndr) resa pubblica con parole degne di un politburo, non di un partito carismatico”.
In Puglia, infatti, la destra si dividerà tra due candidati: l’appena citato Rocco Palese, uomo del ministro Fitto a sua volta ex presidente della regione, e Adriana Poli Bortone, ex An, ex Pdl e popolarissima ex sindaco di Lecce, che si è candidata autonomamente ricevendo l’appoggio di Pier Ferdinando Casini, ed è diventata così il terzo incomodo molto più pericoloso per il Pdl che non per Vendola e lo schieramento che lo sostiene.
Deduzione di Stracquadanio: “Così, mentre Vendola viaggia verso il 28 marzo sull’onda della spinta popolare e Casini evita di affondare insieme a D’Alema aggrappandosi ad Adriana Poli Bortone, il Pdl non entra nemmeno in partita pur di non rischiare l’equilibrio interno (….) Se così stanno le cose, è meglio che il Pdl non nasca mai.

Anzi che muoia presto”. Se lo dice lui…

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