La strategia di Casini

E’ inutile rovesciargli addosso anatemi di ogni sorta: Pierferdinando Casini fa il suo mestiere, niente di più e niente di meno. E’ contro il bipolarismo, e dunque è naturale che si allei una volta con l’uno e una volta con l’altro, a seconda delle situazioni e delle convenienze (le sue, e di chi altro sennò?). Vuole incrementare la sua dote di voti, obiettivo doveroso per ogni capopartito, e perciò non può schierarsi tout court con il Pd perché l’elettorato dell’Udc proviene dal centro destra e non lo seguirebbe. Nè può scegliere il Pdl come partner privilegiato altrimenti verrebbero meno le ragioni che lo hanno portato a separarsene e gli elettori moderati ma non berlusconiani non lo voterebbero più.Insomma, dal suo punto di vista Casini si sta comportando egregiamente: distribuisce fendenti a tutti ed è al centro dell’attenzione generale. Cosa chiedere di più? Ovviamente se si guardano le cose dal punto di vista del Pd e del Pdl le cose cambiano. Entrambi lo vorrebbero sempre dalla loro parte e, non riuscendoci, si arrabbiano. Tanto più che il cuneo Casini si inserisce nelle linee di frattura che percorrono tutti e due i partiti con effetti assai poco rassicuranti. Il marasma nel Pd si vede ad occhio nudo: dal Lazio alla Puglia è tutto un susseguirsi di dispute fratricide che rivelano una geografia di potentati in lotta tra loro. Un panorama desolante, da “muoia Sansone con tutti i filistei”, che lascia ben poca speranza per il futuro.Tuttavia anche nel Pdl la lotta interna sta diventando feroce: tra Fini e Berlusconi, ma pure tra Fini e Bossi, con i rispettivi luogotenenti regionali che fanno la loro parte.

Basta vedere la Puglia, area dolente anche per il partito di Berlusconi, dove Adriana Poli Bortone, accusata di essere finiana, minaccia di candidarsi contro il prescelto dal Cavaliere e dal suo uomo, Fitto.A ben vedere, perciò, queste elezioni regionali assomigliano sempre di più ad una prova generale delle future elezioni politiche. Per essere competitivi bisogna allargare le alleanze, ma per allargare le alleanze bisogna scegliere nomi graditi al potenziale partner. E con ciò si attribuisce al partner in questione un potere di veto assolutamente spropositato. Una corsa in questa direzione finirebbe per estenuare sia il Pd che il Pdl. Ma come uscirne?Qualcuno nel centro destra comincia a dire: mettiamoci d’accordo, noi e il Pd, per mettere in quarantena Casini. Sbattiamogli la porta in faccia, così sarà destinato a sparire. Già, ma in questo momento un simile accordo converrebbe solo al partito più forte, e cioè al Pdl. Perché il Pd dovrebbe fargli un simile regalo, amputandosi da solo le già scarse probabilità di vittoria? Dunque l’Udc continuerà ad essere tanto detestata quanto corteggiata, e Casini resterà al centro di tutti i giochi.La verità è che, per affrontare questo, Pd e Pdl dovrebbero rispondere al quesito che Casini pone a chiare lettere: vogliono conservare questo bipolarismo? La risposta a questa domanda, negativa o positiva che sia, passa per la riforma della legge elettorale. Perché se si vuole mantenere il bipolarismo e scoraggiare ogni tentativo di “terzo polo” bisogna tornare all’uninominale, ad un “Mattarellum” magari rivisto e corretto.

Se invece si vuole tentare un’altra strada, allora conviene pensare al modello tedesco e abbandonare ogni sogno bipartitico. Riusciranno Pd e Pdl a prendere coscienza del problema e ad agire di conseguenza? Per ora sembra di no. Ma se all’indomani delle elezioni regionali Casini dimostrerà di aver vinto la scommessa, e cioè se i suoi voti si riveleranno determinanti per la vittoria del centro destra o del centro sinistra, allora non ci sarà più tempo da perdere.

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