Testamento biologico, riparte la discussione

Non solo riforme istituzionali. La Camera, a gennaio, in commissione Affari sociali, tornerà ad occuparsi della legge sul testamento biologico (ricordiamolo: approvata in prima lettura dal Senato il 26 marzo 2009). Si può dire subito che, quasi certamente, la legge a Montecitorio sarà cambiata rispetto a quella varata, tra tante polemiche, dai senatori, dopo il caso Englaro. Ciò significa, fra l’altro, che il testo dovrà tornare, per entrare in vigore, davanti all’Assemblea di palazzo Madama, nei prossimi mesi.La dichiarazione anticipata di trattamento (Dat o testamento biologico) ha valore, com’è noto, quando il malato non è più in grado di manifestare la sua volontà. La questione che maggiormente divide è l’obbligatorietà dell’alimentazione e idratazione, considerata, nel disegno di legge varato dal Senato, non trattamento sanitario bensì “sostegno vitale finalizzato ad alleviare le sofferenze”. La scelta del legislatore finora è quella di imporre il sondino anche a coloro che, se coscienti, l’avrebbero rifiutato. L’articolo 3 che dispone questo obbligo sarà esaminato dalla commissione nelle prime sedute del mese di gennaio. La novità è che il relatore della maggioranza, Di Virgilio (Pdl), ha presentato un emendamento che prevede la sospensione dell’alimentazione forzata ai pazienti in stato vegetativo, nei casi in cui la nutrizione artificiale non può più essere assimilata dal paziente, e quindi può diventare inutile o addirittura dannosa (se, per esempio, una flebo idrata il malato, ma il liquido provoca un edema polmonare, il medico può interrompere l’idratazione).

Questa è una versione meno dogmatica e vincolante rispetto al testo del Senato, ma resta valida la norma secondo la quale idratazione e alimentazione non possono, comunque, rientrare nella dichiarazione anticipata di trattamento. A decidere sarà sempre il medico.Sono circa 2600 gli emendamenti alla legge sulla Dat che la commissione della Camera dovrà discutere. Non solo sono presentati dall’opposizione, ma molti, ed incisivi, da alcune componenti della stessa maggioranza, dell’area finiana soprattutto e liberal-radicale. Il Pdl Della Vedova ha raccolto 30-40 firme (Granata, Perina, Barbareschi, Consolo, Moles, etc) del gruppo, su alcune significative proposte di modifica: no all’eutanasia e no anche all’accanimento terapeutico, per cui “il medico è tenuto ad astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci, o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente”. Lasciando decidere “caso per caso” al paziente, insieme ai familiari e ai medici. La filosofia è quella di approvare una ‘legge mite’ o soft law, che richiami solo i principi generali e non sia opprimente. Ma difficilmente sarà accettata dalla maggioranza, anche se – a dire il vero – si spera che i casi di coscienza e di libertà di voto nel Pdl siano in numero tale da riservare qualche sorpresa in Assemblea. Ma per ora è solo un auspicio, che i numeri parlamentari non confermano: infatti anche se l’ala finiana e radicale della maggioranza (40 voti circa) dovesse manifestare alla Camera il suo dissenso, l’Udc di Casini (37 seggi) potrebbe colmare il vuoto (anche con l’ausilio di qualche teodem Pd, Binetti, Carra,etc).

Il testo da votare sarà in aula solo negli ultimi giorni di gennaio, e non è neppure certo: “Se si andrà oltre questa data” dice il relatore Di Virgilio, “significa che non si vuole la legge sul fine vita, perché saremo troppo a ridosso delle elezioni regionali”. D’altronde non è un mistero che per alcuni parlamentari laici è meglio non avere nessuna legge sul testamento biologico, piuttosto che approvare norme retrograde e vincolanti, in qualche forma addirittura concordate con la Cei e le autorità ecclesiastiche (per le quali è naturalmente “condivisibile” il ddl varato al Senato).Eppure negli ultimi mesi c’è stata una riflessione ed un approfondimento sul tema del biotestamento anche tra religiosi cristiani: la chiesa valdese di Milano, per esempio, ha lanciato un registro ed uno sportello pubblico per la raccolta delle direttive anticipate di fine vita. “Anche da cristiani riteniamo che la sofferenza senza scopo non avvicini ma allontani dal Dio della vita in cui crediamo”.E il cardinale Carlo Maria Martini in un messaggio ai medici cattolici, poche settimane fa, ribadiva che “per orientarsi nei due momenti decisivi della nostra esistenza, nascere e morire” è molto utile considerare “accanto al semplice concetto di vita fisica, anche quello della dignità della vita”. Speriamo ancora che i nostri deputati sappiano valutare in coscienza queste parole di saggezza.

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