Fini, scontro sulla fiducia

Il caso Tartaglia // Il presidente della Camera rompe non solo con Silvio Berlusconi ma con tutto il governo: all’annuncio del ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, della decisione di apporre la fiducia – la 27ma in un anno e mezzo – sul voto della Finanziaria, Gianfranco Fini ha infatti reagito in aula con una clamorosa, inedita denuncia: “Deprecabile decisione e anzi non giustificata dal momento che le opposizioni non ha fatto ostruzionismo e che i tempi dell’esame della Finanziaria erano contingentati”, e quindi senza possibilità di sforamento. Dunque, semmai, “è una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto governo-opposizioni ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il governo”. Di più: riconoscendo che la fiducia fa da mannaia a tutte le proposte di modifica, il presidente della Camera insiste nel definire “deprecabile” la decisione assunta dal governo “perché di fatto impedisce all’aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.Il governo ha incassato così nervosamente il durissimo attacco di Fini che il ministro per la cosiddetta “semplificazione”, il leghista Roberto Calderoli, è sbottato in Transatlantico: “Dal presidente ci si attende che applichi e rispetti il regolamento, e non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all’esecutivo”.

Ma proprio Calderoli ha poi implicitamente dato ragione al presidente della Camera riconoscendo candidamente che la fiducia “è finalizzata proprio a verificare il rapporto fiduciario intercorrente tra la maggioranza e l’esecutivo”, un esecutivo che chiaramente non si fida dalla sua maggioranza e che pretende un voto palese per evitare che su uno o più degli emendamenti degli stessi deputati del centrodestra (nove) o del centrosinistra (cinquantacinque) il governo sia sconfitto. (Si pensi ad esempio all’inaudita norma che introduce la vendita all’asta dei beni confiscati alla criminalità organizzata anzichè consentirne l’assegnazione da parte del Demanio ai comuni, alle cooperative, ai servizi sociali. In base a questa norma i prestanome di mafiosi e camorristi potranno recuperate i beni sequestrati in base alla legge voluta da Pio La Torre, non a caso proprio per questo trucidato dalla mafia.)Anche il capogruppo Pd Dario Franceschini (“le parole pronunciate da Fini in aula non hanno precedenti”) ha sottolineato il punto-chiave di questa fiducia: “Nonostante avessimo ridotto all’osso il numero degli emendamenti e offerto la certezza di chiudere con il voto finale nei tempi già concordati, la fiducia è stata posta lo stesso: evidentemente è l’unico modo per tenere unita questa maggioranza”. Quanto al presidente della Camera, egli ha sì “parlato in forza del suo ruolo istituzionale, ma è difficile dimenticare che è uno dei leader del Pdl”: “E’ sempre più evidente che, seppure in un momento emotivamente forte, ci sono problemi politici irrisolti nella maggioranza”.A rendere già infuocato il clima politico-parlamentare aveva provveduto poco prima dell’annuncio della fiducia un intervento dell’ex socialista di sinistra ed ora capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, in replica ad una misurata informativa del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sull’aggressione a Berlusconi.

Cicchitto ha visto in quel gesto l’acme di una “campagna di odio che ha armato la mano dell’aggressore”. E chi alimenta questa campagna? Naturalmente “il gruppo Espresso-Repubblica, quel mattinale delle procure che è Il Fatto Quotidiano, Annozero e quel terrorista mediatico che è Marco Travaglio, per non parlare di Di Pietro che evoca la violenza quasi voglia portare lo scontro in una guerra civile fredda e poi in qualcos’altrro”. La medicina: “Leggi che disinneschino l’uso politico della giustizia, un cancro che ha distrutto la prima repubblica e sta minando anche la seconda”. Quando poi è toccato parlare proprio al leader dell’Italia dei Valori, la maggior parte dei deputati del centrodestra hanno lasciato l’aula, salvo una pattuglia che per tutto l’intervento di Di Pietro l’ha interrotto e insultato, al punto che Fini ha dovuto richiamarne un paio all’ordine.

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