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Partita la caccia al salvacondotto per Silvio

9 dicembre 2009 - Commenti disabilitati

Si avvia mercoledì 9 alla Camera, in Commissione, la fase conclusiva della ricerca spasmodica di un salvacondotto per il capo del governo, per salvarlo dai processi in corso e da quelli futuri. Non ci sono più parole, né aggettivi, per definire quello che sta accadendo in Parlamento ad opera di una maggioranza priva di scrupoli: dopo la bocciatura da parte della Consulta del cosiddetto Lodo Alfano, che avrebbe sospeso i procedimenti verso il premier e le alte cariche dello Stato, non c’è più alcun pudore né vergogna, a rivendicare la necessità di uno scudo, magari provvisorio in attesa di una legge costituzionale più o meno blindata, che protegga Berlusconi dalle udienze e dalle sentenze previste (evidentemente di condanna e non di assoluzione…). In linea di principio, si badi bene, si potrebbe anche accettare la scelta di sospendere i procedimenti giudiziari contro un capo del governo fino alla fine del mandato (anche se non esiste un esempio in Occidente per il presidente del consiglio, bensì per il Capo dello Stato, francese): ma le leggi, soprattutto di questo tipo, devono essere configurate per casi “astratti”, appunto in linea di princi- pio, per eventi futuri, non “ad personam”, studiati e approvati per situazioni e processi in atto per uno solo e addirittura vicini alla conclusione! La vergogna è questa, che il premier si faccia da sé, con i suoi legali parlamentari e la sua maggioranza, una legge che applica subito a sé, non prescrivendo che vada invece in vigore solo a cominciare dai successori a palazzo Chigi (a proposito, dato che il ritornello del Pdl è che il governo rispetta il programma elettorale: di provvedimenti simili di immunità/impunità non c’è traccia nei progetti presentati prima delle elezioni: siamo sicuri che gli italiani avrebbero approvato?).

Questo è il vero, devastante conflitto di interessi (perfino più grave di quello televisivo, che pur sta in capo sempre a Berlusconi): modificare in questo modo e per queste finalità, il codice penale e la Costituzione, significa diffondere nel sistema democratico un veleno profondo e potentemente corrosivo per le istituzioni. Significa portare danni irreversibili.Ma vediamo le carte. Com’è noto il progetto sul “processo breve” è già in discussione al Senato, tuttavia si prevedono modifiche, i tempi di approvazione non sembrano rapidi (forse tre mesi, col passaggio anche alla Camera), il Capo dello Stato ha molte perplessità, Fini esprime critiche: così il premier non si sente al riparo dai processi milanesi. D’altronde un nuovo Lodo Alfano per via costituzionale può concludere l’iter solo dopo un anno circa (eventuale referendum confermativo incluso). Troppo tardi per le esigenze di Berlusconi.Quindi, nell’affannosa, spasmodica, ricerca di una via d’uscita, alla Camera marcia frettolosamente il provvedimento che moltiplica e garantisce al premier il “legittimo impedimento” a essere presente alle udienze dei diversi processi che lo riguardano. Ci sono ben 5 pdl che prevedono di modificare l’art.420 ter del codice di procedura penale (“Quando l’imputato non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per…forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice rinvia..”). Finora è stato il giudice a valutare se l’impedimento è davvero “attuale” ed”assoluto”.

Quattro dei progetti sono di esponenti del Pdl: Costa-Brigandì, La Loggia, Biancofiore-Bertolini (tutti presentati pochi giorni fa) e Consolo (datato 8 maggio 2008, preveggente…); il quinto, dell’ Udc Vietti (2 dicembre). I primi due provvedimenti avrebbero applicazione per il capo del governo, i ministri e i membri delle Camere, per evitare censure da parte della Consulta che ha già chiarito più volte che il premier non può avere trattamento diverso dai ministri e dai parlamentari e si potrebbe perfino sostenere -con quale faccia! – che non è una legge “ad personam”; il terzo si riferisce solo ai membri del governo, e sarebbe a rischio di incostituzionalità, come quello di Vietti (“Disposizioni temporanee in materia di legittimo impedimento del presidente del consiglio”). La ‘ratio’ dei progetti Pdl è quella di sottrarre al giudice la facoltà di sindacare sulla sussistenza del legittimo impedimento del premier (e degli altri soggetti): esso viene dato come reale, assoluto, attuale, senza se e senza ma, comunque e sempre, quando richiesto, e vale “per il tempo preparatorio, contestuale e successivo necessario per lo svolgimento di ogni atto proprio delle funzioni ad essi attribuite” (attività di governo e politiche, rappresentanza, presenze parlamentari). Uno scudo totale: fine delle udienze per il presidente, e processi sospesi a lungo, fino a che non si riesca a inventare soluzioni più stabili. Un nuovo tipo di immunità a tempo, con legge ordinaria e non costituzionale.

Una vera porcheria giuridica. Ma, ultima spes, c’è ancora l’ Alta Corte, che ha analizzato la questione (considerazioni in diritto, sentenza 262-2009, pg.31, sul Lodo Alfano) ed osservato che l’esigenza della tutela del diritto alla difesa per i componenti di un organo costituzionale “è già adeguatamente soddisfatta” in via generale dall’ordinamento, con l’istituto del legittimo impedimento. Così come è adesso, solo per lo “stretto necessario”, senza meccanismi automatici. E’ una indicazione della Consulta: il Parlamento vorrà tenerne conto?Chiudo con la citazione di un editorialista che più liberale, moderato, antigiustizialista, non esiste: Piero Ostellino (Corsera, 21 novembre, rubrica “Il dubbio”). Pur in un contesto critico verso la Corte costituzionale, le istituzioni, i media, che offrono uno spettacolo non degno di un paese civile, tuttavia Ostellino scrive che “Berlusconi non sa ancora come uscirne” (dai processi), coi suoi legali: “Ma c’è una distinzione tra il ruolo dell’avvocato in tribunale e quello in Parlamento. In tribunale l’avvocato può spingersi fino ai limiti della legge; il parlamentare, ancorché avvocato, è vincolato al rispetto dello Stato di diritto. Il potere politico,anche se democraticamente legittimo, non è legibus solutus”.

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