Finanziaria, ecco il regalo del governo alla Mafia

Oramai è fatta: i beni sequestrati a mafia, ‘drangheta e camorra non andranno più, come in passato, ai comuni e alle cooperative – così disponeva la legge che ha preso il nome di Pio La Torre, indimenticata vittima del terrorismo mafioso – ma saranno messi all’asta (previa stesura di un “regolamento”) favorendo così i prestanomi della criminalità organizzata che potranno riprendersi a vil prezzo terreni, case e altri beni utili alla società civile. E’ il risultato della convulsa conclusione – in commissione Bilancio della Camera – dello scontro tra maggioranza e opposizione: l’una decisa a impedire anche la semplice votazione della quarantina appena di emendamenti (antimafia compresa) cui si erano acconciati Pd, Idv e Udc; e e i commissari di questi tre gruppi costretti alla fine ad abbandonare i lavori della commissione dove il centrodestra si è approvata in quindici-minuti-quindici i tre maxi emendamenti in cui è stata riassunta la manovra.La maggioranza aveva appena confermato che non c’era “alcuna disponibilità” ad accogliere “alcun emendamento”. In buona sostanza (cito Pier Paolo Baretta, Pd, nella conferenza stampa promossa dall’opposizione dopo l’abbandono dei lavori della commissione) due anomalie gravi: finanziaria blindata con un sostanziale anticipo della questione di fiducia che verrà posta in aula domani o giovedì; e di conseguenza, per la prima volta in trent’anni di finanziaria, nemmeno una proposta (non solo della opposizione ma persino della maggioranza!) è stata posta ai voti, un prendere-o-lasciare che apre una delicata questione politica che sarà al centro del dibattito in aula.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, che pure si era adoperato per allungare i tempi di lavoro della commissione nell’auspicio di una riflessione della maggioranza, interpellato dai commissari del centrosinistra qualche istante prima che abbandonassero la commissione, “non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione”. Una situazione che ha visto la maggioranza in evidente difficoltà. Un paio di esempi soltanto: il relatore di maggioranza, Massimo Corsaro (Pdl), non ha esitato a polemizzare trasparentemente con Fini respingendo la richiesta di una “riflessione”, mentre il capogruppo leghista Massimo Bigonci si è detto…solidale con l’opposizione: “La loro difficoltà è anche la nostra”.
E torniamo al nodo delle confische alla mafia per fornire al lettore una dimensione della vergognosa operazione con cui si dimostra come e quanto siano demagogiche e bugiarde le vanterie di Berlusconi secondo cui “nessun altro governo ha fatto tanto contro la mafia quanto noi”. Allo stato dei fatti – citiamo dalla relazione del giudice Antonio Maruccia, commissario straordinario per i beni confiscati alle mafie – su 8.933 immobili confiscati alla criminalità organizzata soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia, ben più del 50% (5.407, valore 725 milioni di euro) è stato assegnato, dal 1996 a oggi, ai comuni, ad altri poteri locali, a cooperative e associazioni anti-mafia, e trasformati in beni utili alla società: scuole, terreni trasformati e coltivati (a grano, ulivo, vite), sedi municipali, ecc.

Della restante parte (3.526 immobili) i tre quarti resta bloccata al Demanio, con elevatissimi costi per la collettività in luogo degli attesi benefici sociali, incagliata da diverse “criticità”: ipoteche, occupazioni abusive, pignoramenti e soprattutto cause giudiziarie intentate dagli ex proprietari mafiosi e dai loro prestanome.E quando non ci sono cause, ci sono sfacciate infamie. Come per i terreni di Castelvolturno sequestrati a Dante Apicella, il boss del casalesi. Contro il parere dei sindaci del comprensorio, il Demanio li aveva affittati ad Acli-Terra Campania. Locazione revocata in fretta, ha rivelato Maruccia: “Il presidente delle Acli, poi arrestato, aveva avuto contatti con la camorra”…

1 commento

  • Il sequestro e la confisca dei “beni” (rapine) immobili dei mafiosi, necessitano della manutenzione e di tutto l’occorrente per conservarli efficienti.
    Lo Stato non ha un euro da spendere per la necessità, ed è conseguente che tenti di liberarsene al miglior offerente.
    Prestanomi si offriranno per consentire la vendita agli stessi mafiosi?
    Per il momento lo Stato incasserà il quantum dalla vendita, si sgraverà di una manutenzione onerosa e chiuderà una partita. Se ne aprirà subito un’altra, l’individuazione dei complici che si sono offerti come “teste di legno”. Ricomincerà l’iter legale e i mafiosi dovranno necessariamente arrendersi. Non c’è scampo per loro, sono nel mirino costante della confisca.
    Solo per questo condivido l’azione dello Stato per trarre un vantaggio economico dalle confische.
    Anche l’affidamento a organizzazioni NO PROFIT ha un costo, costo insostenibile per l’attuale impossibilità del Tesoro. Si fa quel che si può.
    Celestino Ferraro

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