La mafia tra noi

Forse è il killer di Cosa Nostra che ha ucciso più uomini. Inermi, come don Puglisi e Paolo Borsellino. Li rivedevo uno dopo l’altro, ascoltando la diretta su radio radicale, così come la piccola Nadia vittima dei Georgofili. Spatuzza ha raccontato l’orrore e anche la normalità del dare la morte, una professione come un’altra per gli appartenenti alla famiglia mafiosa. La mafia, inesorabile nella vendetta, micidiale nel prevenire. Inappellabile. Eppure tanto vicina: le elezioni, la pubblicità, Torvaianica, gli Uffizi e Doney di via Veneto col banco a ferro di cavallo.
La mafia tra noi, con i suoi progetti di morte eseguiti contro i magistrati “nemici” e contro innocenti vittime dello stragismo.
Si è capito molto di più ascoltando Spatuzza di quanto altri mafiosi pentiti avevano spiegato in tanti anni. Un pugno nello stomaco, pensando a quelli che dicono che la mafia non esiste. O che raccontano barzellette e ci ridono sopra.
Questo racconto è ancora più importante delle accuse a Berlusconi e Dell’Utri. Ci dice di quanto sia vicina la mafia, di quanto faccia parte del sistema se il sistema non la isola e non rifiuta di fare alleanze, di sottoscrivere patti, di intavolare trattative.
La mafia è tra noi: la classe dirigente del nostro Paese deve partire da qui per ritrovare una credibilità perduta. Deve dare ai cittadini la certezza che chi non è al di sopra di ogni sospetto non è ammesso, non è accettato.E’ molto facile abbassare la guardia: questo è il vero, tremendo messaggio di Gaspare Spatuzza.

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