Se l’odio antislamico acceca il deputato leghista

Basta che un’associazione islamica – in questo caso la “Pace” di Bolzano – decida di darsi una degna sede, ed ecco immediatamente un deputato leghista, Maurizio Fugatti, sparare una tremebonda interrogazione al ministro dell’Interno per “denunciare” che: a) la sede, accatastata come laboratorio è stata trasformata in una “moschea abusiva”; b) nel locale non solo pregano ma “si svolgono lezioni di corano per bambini”; c) le denunce de “i cittadini di Bolzano” in merito alla “situazione di illegalità nella quale opera l’associazione musulmana” sono cadute nel vuoto; d) che sono necessari e urgenti “appositi controlli volti ad accertare” eccetera e qualora se ne riscontrasse la necessità “si proceda all’immediata chiusura del centro islamico abusivo”.
Fatto è che da quando la non rimpianta ex vicecapogruppo forzista alla Camera, Isabella Bertolini, ha dato la stura alla violenza verbale antislamica con una raffica di interrogazioni (nemmeno in un caso il governo le ha dato ragione, anzi è stato costretto a smentirla seccamente), nella destra spuntano come funghi i suoi colleghi in frenesia imitatrice. Si dà però il caso che, come è ripetutamente accaduto alla Bertolini, anche a Fugatti è andata male, tanto male che, se un’unica raccomandazione manca nella risposta del governo, questa è di informarsi prima di firmare un’interrogazione, andare sul posto a verificare, chiedere informazioni al comune. Invece no. E puntualmente si è beccato anche lui una sequela di smentite non del ministro (che è Maroni, leghista) ma del suo sottosegretario e magistrato Franceco Nitto Palma, ex forzista.
Questo Fugatti è lo stesso che l’altro giorno aveva presentato un emendamento alla Finanziaria con cui pretendeva di dimezzare per gli extracomunitari la durata della cassa integrazione: da un anno a sei mesi.

Alla faccia della parità dei diritti dei lavoratori che, italiani o non, pagano gli stessi contributi. Poi, frettolosamente e di fronte alle generali proteste, Fugatti ha ritirato l’emendamento. Questo per dire per personaggio.
Intanto, l’associazione è stata costituita da cittadini pakistani (ovviamente no clandestini) ed è registrata persino all’Angenzia delle entrate. Effettivamente ha chiesto un cambio della destinazione d’uso della sede. Il comune gliela ha concessa ma condizionandola – ecco un punto significativo: soprattutto della serietà con cui l’amministrazione municipale di Bolzano gestisce una materia così delicata – all’adempimento di sei prescrizioni. E il documento è stato sottoscritto impegnativamente dal rappresentante legale dell’associazione che si è impegnato a rispettarle e farle rispettare. Intanto “la adesione incondizionata alla Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione” del 2007; poi la “totale dissociazione dall’Ucoii”, cioè quell’ambigua Unione (tra molte analoghe associazioni) delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia; quindi “lo svolgimento, nella sede, di attività non esclusivamente di carattere religioso ma anche di natura culturale e sociale, finalizzate sia a favorire la convivenza tra i popoli e le cuture sul territorio, sia ad un impegno contro le discriminazioni sulla lingua e la nazionalità” (ma questo punto era già previsto nello statuto di “Pace”). Ancora: “l’impegno a controllare che all’interno dei locali non accedano più di sessanta persone alla volta”; l’ “impegno a eseguire entro tre mesi gli adattamenti prescritti dal comune, in particolare i servizi igienici”; e infine l’impegno a “non utilizzare né fare utilizzare la sede come abitazione anche temporanea”.
Insomma, “non sussistono elementi che possano indurre a sanzionare o limitare l’attività dell’associazione”.

Chiaro? Avanti un altro. Chi sarà il prossimo ad imitare Bertolini & Fugatti?

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