Un’ordinanza al giorno a misura di sindaco

Le ultime imprese sono dei sindaci di Trivolzio (Pavia), Paolo Bremi, e di Monreale (Palermo), Filippo Di Matteo: quali “ufficiali di governo”, costoro hanno disposto che in tutti i luoghi pubblici dei due comuni sia esposto il crocifisso. Per non parlare soprattutto dell’infame decisione – il “White Christmas” – del sindaco leghista di Coccaglio. Ma sono solo le ultime di una lunga, intollerabile serie di manifestazioni di intolleranza (anche all’inverso), di xenofobia, di moralismo d’accatto. Come è possibile questo? Bisogna risalire alla nuova formulazione, imposta dal centrodestra, dell’art. 54 del decreto legislativo n. 267 del 2000, così come modificato dal decreto legge n. 92 del 2008 convertito nella legge n. 125 del 2008.
Certo, quella nuova norma costituisce un elemento di innovazione, ma anche di portata contraddittoria e in molti casi di dubbia ammissibilità, o comunque “più problematici” (Meloni, “Il potere ordinario dei sindaci di ordinanze extra ordinem, su www.federalismi.it). Questa problematicità salta fuori in modo così evidente che il costituzionalista Michele Ainis ha fatto, prima delle tre scandalose decisioni citate all’inizio, un elenco delle situazioni paradossali create dall’evidente diversità di disciplina cui i cittadini sono assoggettati nella diverse parti del territorio nazionale:
- a Taormina, Capri, Amalfi, Ricccione, Forte dei Marmi, Venezia e Alassio è vietato girare a torso nudo fuori della spiaggia;- a Capri e Positano è vigente il bando agli zoccoli di legno;- ancora a Capri è vietato consumare cibi sul lido o dentro un parco;- a Is Aruttas chi fuma in spiaggia viene multato: 360 euro;- ad Assisi, Pescara, Bologna, Firenze, Padova, Verona, Torino, Trieste e Cortina vietati accattonaggio e nomadismo;- ancora a Firenze vietato sdraiarsi per strada;- ancora a Forte dei Marmi multa sino a 10mila euro per le massaggiatrici in spiaggia e divieto tanto di qualsiasi attività sulla battigia quanto di usare il tagliaerba nei wek end;- a Marina di Pietrasanta è proibito tuffarsi dal pontile;- a Voghera divieto di sedersi nelle panchine dopo le 23, e a Novara proibito sedersi in panchina in più di due persone;- ancora ad Alassio e a Venezia divieto di “adunanze” per la vendita in strada;- a Ravenna, Monza, Genova e Brescia divieto di vendita di bevande in vetro nelle ore serali;- a Eboli multa di 500 euro per le “effusioni” in auto;- a Cortina esclusione dalle vie del centro dei “falsi promotori sociali”;- a Trento proibito filmare i bambini in piscina, ancorché sia un genitore a farlo;- a Trezzano sul Naviglio 500 euro di multa a chi effettua sosta in luogo battuto da prostitute;- a Ravenna 1.000 euro di multa a chi fa il bagno dopo le 20.
Ora però dal momento che al sindaco è affidata, in base alla nuova normativa, anche la funzione di ufficiale di governo, c’è un (ferreo) rapporto gerarchico rispetto al prefetto: già almeno due sentenze dei Tribunali amministrativi (del Friuli-Venezia Giulia, e della Lombardia) hanno sancito il potere di annullamento di ordinanze sindacali.

La riprova? Una interrogazione al ministro dell’Interno dei sei parlamentari radicali del gruppo Pd della Camera (che pone la questione delle ordinanze-crocifisso dei due sindaci di Trivolzio e di Monreale: “Laddove tollerate dal governo, e per esso dai prefetti, non espone lo Stato italiano a nuove condanne da parte della Gran Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo per inadempimento della Convenzione?”) cita un esemplare caso specifico: il prefetto di Pordenone ha annullato la disposizione del sindaco di Azzano Decimo che aveva imposto il divieto di “velo che copre il volto”. Già, e quando il prefetto di Brescia annullerà la pessima trovata – il “Withe Christmas” – del sindaco leghista di Coccaglio per “ripulire la città dagli extracomunitari” proprio entro la giornata di Natale, festa dell’accoglienza e non della discriminazione?

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