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Costituzione, riforme e populismoL’impegno del circolo di Milano

13 novembre 2009 - Commenti disabilitati
Allegra Stracuzzi*

Costituzione e investitura popolare // Il momento è grave…in questi giorni da più parti si stanno lanciando appelli per richiamare l’attenzione della società civile, dei cittadini, di noi tutti. Lo ha fatto il nostro presidente onorario, Professor Zagrebelsky, domenica a Genova all’assemblea annuale di L&G, esortando le numerose organizzazioni della società civile ad unire le forze, per la difesa di un interesse comune, che è dato da quella “formula di democrazia politica” che la Costituzione vigente ha disegnato per noi cittadini. Gli ha fatto eco Scalfari che, nel suo fondo domenicale, ha esortato la società civile a “serrare i ranghi perché è ora di prendere coscienza di quanto accade e di assumersene la responsabilità”. Ma prima ancora, 10 giorni fa, lo aveva fatto Don Bottoni, responsabile del Servizio per l’ecumenismo ed il dialogo della Diocesi di Milano, quindi persona per definizione al di sopra di ogni sospetto, dal punto di vista di potenziali accuse di “comunismo” o di “antitalianità”. Vorrei leggervi poche righe del discorso che ha fatto il 1°novembre davanti al monumento ai Caduti della Resistenza, al Campo della Gloria Cimitero Maggiore. “Al di là delle diverse e opinabili diagnosi, c’è il fatto che oggi molti, forse i più, non si accorgono del processo, comunque in atto, di morte lenta e indolore della democrazia, del processo che potremmo definire di progressiva eutanasia della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista.

Fascismo di ieri e populismo di oggi sono fenomeni storicamente differenti, ma hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è democratico, ritenuto ingombro inutile e avverso… Vorrei che l’appello si rivolgesse in particolare a coloro che, nell’una e nell’altra parte dei diversi e opposti schieramenti politici, dentro la maggioranza e l’opposizione, si richiamano ai principi della libertà e della democrazia e non hanno del tutto perso il senso delle istituzioni e dell’etica pubblica. A voi diciamo che dinanzi alla storia – e, per chi crede, dinanzi a Dio – avete la responsabilità di fermare l’eutanasia della Repubblica democratica.” Ma perché questi gridi di allarme, cosa sta succedendo in concreto? Rischiamo di essere alla svolta finale di un disegno “eversivo” dell’assetto costituzionale, che viene portato avanti da 15 anni. Disegno che ha l’obiettivo di trasformare l’ordinamento della nostra Repubblica verticalizzandolo, cioè trasformandone l’organizzazione, da Repubblica parlamentare ad una sorta di premierato, attraverso il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio e dell’esecutivo, in danno della centralità del Parlamento, con l’indebolimento dei poteri di controllo attribuiti agli organi di garanzia ed alla magistratura.
L&G ha già contribuito a sventare un primo tentativo di stravolgimento della Carta nel 2006, facendosi promotrice del Comitato per il referendum sulla riforma della II parte della Costituzione.Oggi la situazione è più grave ed è più difficile da arginare per vari motivi:- questo paese è da due tornate elettorali sotto la vigenza di una legge elettorale che ha tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti ma gli ha imposto di ratificare con il voto il capo della coalizione (poiché questi è indicato sulla scheda elettorale) – i cittadini sono sottoposti ad una propaganda mediatica quotidiana, di carattere populista, tesa alla costruzione di una costituzione “materiale” difforme da quella scritta, ma conforme al disegno eversivo e propedeutica alla modifica di quella vigente.

Non v’è giorno che non vengano diffuse, dai media, parole che hanno l’effetto distruttivo della dinamite, rispetto all’assetto istituzionale previsto dalla nostra Carta Costituzionale. “Il premier è eletto dal popolo”, “Il premier ha il 68% del consenso”, “Il governo esprime la volontà popolare ed ha il diritto di lavorare”, “Chi dissente è antitaliano”, “I giudici con le loro sentenze sovvertono la volontà del popolo”, “Il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto influenzare la Corte Costituzionale”..ecc. Parole che hanno il preciso scopo di destrutturate la percezione che i cittadini hanno dell’organizzazione dello Stato, per arrivare poi a presentare, la modifica della nostra Costituzione, come mera ratifica di una realtà già esistente.- A seguito della sentenza che ha dichiarato l’incostituzionalità del lodo Alfano e che ha sottolineato, nelle pieghe della motivazione, come il Presidente del Consiglio, nonostante la legge elettorale, non sia diventato “super pares”, ma sia rimasto “primus inter pares”, ovvero pariordinato ai ministri, si è scatenata la furiosa reazione del PdC in carica, che ha definitivamente palesato le proprie intenzioni. “In Italia il premier è eletto dal popolo quindi è necessario, a questo punto, aggiornare la Costituzione formale”! Questa dichiarazione è stata annunciata al TG1 di mercoledì scorso, nell’ambito delle numerose anticipazioni del libro di Vespa. (ratifica del fatto compiuto)- La stessa tecnica viene utilizzata nell’ambito della questione giustizia, dove l’obiettivo non è certo promuovere l’efficienza della stessa, ma demolire l’assetto istituzionale della magistratura, per limitarne l’autonomia e quindi la funzione di controllo di legalità.

Sempre più spesso viene ripetuta l’espressione “avvocati dell’accusa”, riferita ai PM, con l’obiettivo palese di arrivare poi a sostenere, come logica conseguenza e non come riforma radicale di un sistema, la separazione delle carriere, il relativo scorporo del CSM in due, la perdita della direzione delle indagini della polizia giudiziaria, da parte dei pubblici ministeri, con buona pace del principio di obbligatorietà dell’azione penale. Né vanno sottovalutati tutti gli altri progetti a corredo e funzionali all’obiettivo di limitare l’attività della magistratura e vanificarne l’opera: il disegno di legge sulle intercettazioni, le ipotesi di prescrizione breve o brevissima ecc. e, da ultimo, la proposta di ieri del “processo breve”. Questa dovrebbe imporre, esclusivamente per i soggetti incensurati, la durata massima di due anni per ogni grado di giudizio (tre gradi sei anni in totale) per i reati punibili con pena inferiore a 10 anni, esclusi alcuni più gravi ma non la corruzione. In sostanza si propone, non più di ridurre ulteriormente il termine di prescrizione dei reati, bensì di estinguere i processi, anche quelli in corso, che non riescono ad arrivare a sentenza entro i due anni, con il risultato, in una situazione come quella italiana, non solo di mandare al macero migliaia di processi, ma di creare una nuova categoria, unica al mondo, di “incensurati a vita”! Soluzione che evidentemente andrà a tutto vantaggio, non dei cittadini onesti, ma di quelli disonesti.

Non c’è dubbio che ciò che succederà nei prossimi mesi, finirà nei libri di storia di questo paese fra una trentina di anni, ma quello che sarà scritto in quei libri di storia, dipenderà anche da cosa ognuno di noi deciderà di fare nel presente. Allora come possiamo noi cittadini rispondere agli appelli che ci vengono rivolti? Come Circolo di Milano riteniamo che, innanzitutto sia necessario contrastare l’obnubilamento del pensiero e lavorare per mettere le persone in condizioni di capire bene cosa stia succedendo. E’ la ragione dell’incontro di stasera, in cui abbiamo chiesto a tre giuristi illustri e di chiara onestà intellettuale, di venire a spiegarci cosa siamo e dove rischiamo di andare..
* Traccia del discorso introduttivo di Allegra Stracuzzi per l’incontro al Circolo della Stampa di Milano dell’11 novembre, ospiti Michele Ainis, Edmondo Bruti Liberati, Alberto Martinelli

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