I cinque no di LeG alla riforma del processo “breve”

I cinque no di LeG all’ipotesi di riforma del processo penale: 1. Il processo breve è una legge ad personamLa riforma è sostanzialmente un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a “riforma” approvata decade nel marzo 2010).
2. E’ una mannaia che non distingue la gravità dei reatiSecondo quanto è emerso finora, dovrebbero usufruire del processo breve quelli che riguardano reati puniti con la reclusione non superiore ai dieci anni (fatti salvi quelli che concernono mafia, terrorismo o, comunque, fatti di particolare allarme sociale). Sotto ai dieci anni, ma senza distinguere tra maggiore o minore gravità dei reati.
3. Non tiene conto della maggiore o minore complessità delle inchiesteIn 6 anni si può concludere di sicuro un processo per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano. I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato per falso in bilancio o frode fiscale: se servono come quasi sempre accade rogatorie alle isole Cayman e sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni si arriva sì e no al primo grado.
4. Riguarda solo gli incensuratiI tempi stretti riguarderebbero soltanto gli imputati incensurati. E perché mai? Se la prescrizione processuale non costituisce un premio per gli imputati, ma la risposta ad un’esigenza generale di rapidità processuale, censurati o incensurati la regola dovrebbe essere la stessa.

Soprattutto chi ha già carichi penali alle spalle o chi è agli arresti con una carcerazione preventiva, ha bisogno che il processo sia il più rapido possibile.
5. C’è il rischio concreto che si trasformi in un’aministiaLa norma sulla prescrizione breve bloccata da Fini, potrebbe essere ripresentata sotto forma di emendamento al processo breve, come è accaduto altre volte, ed essere approvata dalla maggioranza. Taglierebbe di un quarto la prescrizione rispetto ai tempi attuali con la conseguente cancellazione di moltissimi processi, perché la “prescrizione breve” porterebbe alla decadenza del reato (quindi coprirebbe il Cavaliere anche su eventuali inchieste future).

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