Fare democrazia, una proposta concreta

In Italia abbiamo meno che in altri paesi (penso agli USA della “American Civil Liberties Union”, operante sin dagli anni Venti dello scorso secolo) la tradizione di avvocati che mettano la loro esperienza e capacità professionale al servizio di iniziative, individuali e collettive, per la promozione o il sostegno di azioni legali o di interventi “ad adiuvandum” in procedure giudiziarie nelle quali siano implicate questioni rilevanti in tema di diritti fondamentali delle persone. Penso alle molte situazioni nelle quali sembra che la giustizia fatichi ad affermarsi di fronte a prassi illegali o a cattive applicazioni delle norme, non sufficientemente o non efficacemente contrastate per l’inerzia o la debolezza economica e culturale dei titolari dei diritti violati, specie quando non sono in gioco interessi economici significativi, o per la difficoltà di superare difetti e carenze organizzative o culturali nelle “macchine” amministrative e giudiziarie.La giustizia è un servizio, e sappiamo quanti e quali ostacoli sussistano ad un suo buon funzionamento. Ma in ogni caso gli organi giudiziari operano in base agli impulsi che ricevono dall’esterno (così deve essere). Gli avvocati, che lavorano isolatamente o nell’ambito di “law firms” in cui predominano obiettivi di mera produttività dal punto di vista economico, finiscono spesso per trascurare o non riuscire a perseguire obiettivi di efficace tutela legale di interessi meritevoli ma deboli. Penso alla creazione di una “rete” di giuristi, operanti nei vari luoghi d’Italia che accettino di collaborare, mettendo a disposizione energie professionali, anche solo per una ridotta quota della loro attività, al servizio di questo tipo di cause, nonchè segnalando e seguendo casi e situazioni locali che sfuggono per lo più all’attenzione dei media nazionali.Penso, in base alla mia recente esperienza di volontariato, al mondo del carcere e dell’esecuzione penale, ma molti altri e molto diversi possono essere i campi di intervento, in un paese come il nostro in cui i diritti sono minacciati spesso, ancor pi˘ che da intenzionali prevaricazioni, dalle disfunzioni e dalle cattive prassi degli apparati (vedi ad esempio le vicende che emergono da inchieste giornalistiche come quelle realizzate da “Report” per Rai Tre).Non è poi escluso che dall’esperienza pratica emergano anche istanze di mutamento legislativo che possono trasformarsi in puntuali iniziative politiche; e che iniziative di più ampio respiro possano realizzarsi in collegamento con analoghe organizzazioni di altri paesi, specie europei, anche in relazione al ruolo che le istituzioni europee svolgono o possono svolgere in tema di definizione e di protezione dei diritti fondamentali.Penso che positive energie non manchino, e da tempo sto pensando alla possibilità di promuovere la costituzione di un’associazione con questi scopi.

Se “Libertà e Giustizia” può contribuire a fare emergere queste energie e a dare loro supporto-politico e organizzativo, sarebbe bello farlo.Cari saluti.Valerio Onida* Questa proposta è stata presentata nel corso del convegno di Libertà e Giustizia, Fare democrazia, a Palazzo Ducale di Genova, il 7 novembre 2009

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