Il Papa che distinse l’errore dall’errante

Entrato in conclave il 25 ottobre del 1958, il cardinale di Venezia Angelo Roncalli fu eletto papa tre giorni dopo. Pontefice di “provvisoria transizione”, amò definirsi con modestia. Di transizione, sì, davvero di transizione dissero con ben altro tono e fine i suoi avversari, che inventarono la definizione di “papa buono” sottacendo la vera ragione della scelta: la sua età, 77 anni. Dopo il lungo (e tanto controverso) pontificato di Pio XII, si presumeva di poter contare su una sorta di breve interregno, giusto il tempo di costruire una candidatura di rilievo.
E invece Roncalli rovesciò Vaticano e chiesa cattolica come un calzino. Niente più formalità e immagini ieratiche di sé. Una serie ininterrotta di fuori programma: le visite al carcere di Regina Coeli; il benvenuto all’americana – Jackie! – alla moglie di Kennedy in visita ai sacri palazzi; quel “date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del papa” che trasformò il pontefice in un curato. …Ma il suo radicalismo non si fermò all’informalità. Tra lo stupore dei suoi stessi consiglieri e le resistenze aperte della parte conservatrice della curia, indisse il Concilio ecumenico II, volle che vi partecipassero anche i laici, aprì alle altre religioni, e questo grandioso programma di rinnovamento della Chiesa culminò (11 aprile 1963) nella celebre enciclica Pacem in terris.
Attenzione al momento. La presenza di Nikita Krusciov al vertice dell’Urss e del Pcus ha imposto una nuova agilità (a parte la vicenda cubana) alla seconda potenza mondiale.


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erminato un rinnovamento della politica degli Usa. Eppure nessuno dei grandi problemi internazionali è stato avviato a soluzione con la minaccia atomica che pesa più che mai sull’umanità (la vicenda dei missili destinati a Cuba ne è il segnale più pericoloso). Giovanni XIII interviene con la forza del suo prestigio personale, della sua straordinaria popolarità e della novità del Concilio per lanciare un messaggio davvero ecumenico.
Annoterà lo scomparso padre Ernesto Balducci che uno dei segni più forti dell’enciclica è il passaggio “dall’antagonismo ideologico al servizio evangelico”: non per nulla il documento non è rivolto alle istanze ecclesiastiche ma a tutti gli uomini di buona volontà. Ed il progetto che essa illustra non è dedotto da principi cristiani ma pesca nelle contraddizioni e nelle aspirazioni dell’umanità. Ed infatti è costruita su una precisa identificazione dei segni del tempo, ivi compresa – con evidente allusione al comunismo – la diversità tra le dottrine, i concreti movimenti storici, i singoli. E’ l’affermazione della poi notissima distinzione tra “errore” ed “errante”.
Fu, quell’enciclica, una sorta di testamento. Poche settimane dopo la pubblicazione della “Pacem in terris” si rivelarono i segni del male che il 3 giugno di quello stesso anno lo avrebbe portato alla morte. Ma fu comodo per molti, anche nella chiesa, ed è ancor più comodo oggi, ricordare Angelo Roncalli come “il papa buono”….

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