Giustizia, Pdl: ripartiamo dalla Bicamerale

Appuntamento il 4 novembre alle 19 con tutte le forze politiche per discutere “tempi e modi” di una proposta di riforma della giustizia, per poi aprirsi al contributo di magistratura e avvocatura. A proporlo è, in un documento diffuso oggi, la Consulta Giustizia del Pdl. Il metodo di lavoro proposto si riallaccia espressamente all’esperienza della Bicamerale per le riforme presieduta nel 1997 da Massimo D’Alema. L’intento è quello di presentare in tempi brevi una proposta condivisa in Parlamento, mentre l’invito al Governo è attendere la conclusione dei lavori di questo “tavolo” prima di presentare una propria proposta di riforma costituzionale. “La Consulta – si legge infatti nella parte conclusiva del documento – invita tutte le forze politiche a partecipare a un incontro presso i gruppi parlamentari, sala Colletti, il prossimo 4 novembre alle ore 19 per concordare tempi e modi di attuazione di tale proposta, tenendo conto comunque che sarà opportuno allargare successivamente la partecipazione agli incontri alla magistratura e alla avvocatura che potranno offrire, come di consueto, un valido ed efficace contributo. La Consulta ritiene che ove vi sia la effettiva volontà politica di individuare linee comuni sarà possibile elaborare un testo compiuto in tempi assai brevi e che comunque si potrà anche avviare un proficuo confronto sulle leggi ordinarie. La Consulta invita il governo a voler attendere la conclusione di tali lavori prima di voler eventualmente presentare un proprio testo di riforma costituzionale”.”Il tema della giustizia – premette il documento della Consulta del Pdl – continua ad essere argomento centrale della discussione e del confronto politico.

Ancora una volta forti polemiche in ordine a singoli accadimenti rischiano di porre in secondo piano le vere problematiche della giustizia e paralizzare le riforme. La situazione generale non consente di permanere in un immobilismo che non potrebbe che creare intollerabili ricadute negative sul sistema Paese. In questo inizio di legislatura si deve dare atto al governo e alla maggioranza che pur dovendo operare in una situazione di straordinaria difficoltà, correlata alla grande crisi economica, sono stati in grado di porre in essere dei provvedimenti legislativi di grande pregio ed efficacia. Si ricordino fra i molti quelli di contrasto alla criminalità, in particolare nei confronti di quella organizzata, e la legge di riforma del processo civile”. “Ma oltre alle iniziative già avviate e in corso di esame, tra le quali quelle sul processo penale e quelle in tema di intercettazioni – sottolinea la Consulta – appare indispensabile, così come previsto dal programma elettorale, votato dalla maggioranza degli elettori, proseguire nelle riforme costituzionali. La complessità e la delicatezza del tema è ovvia. Altrettanto ovvia è la sua straordinaria importanza nella vita del paese. Il Pdl, proprio in forza del mandato elettorale ricevuto, deve assumersi la responsabilità di una incisiva iniziativa politica diretta a riaprire il confronto con tutte le forze politiche per contribuire a presentare al Parlamento un progetto, ove possibile, condiviso. L’esperienza della bicamerale, il cui testo, fra l’altro, potrebbe offrire pregevoli indicazioni di lavoro comune, pur convenendo che quell’ organismo verosimilmente non era il più adatto per addivenire in tempi ragionevoli ad un risultato utile, indica – si legge infine – un metodo di assoluto valore”.
Lanfranco Tenaglia, responsabile Giustizia del Pd prende subito le distanze dalla ‘bicameralina’: “Sarebbe bene che la maggioranza facesse prima chiarezza al suo interno, dove le divaricazioni sono molte, e che poi portasse le proprie proposte nelle sedi proprie e cioé in Parlamento, dove già da tempo giacciono inascoltate le proposte e le idee del Pd”.

Il no di Franceschini. Parlando più da candidato alla nuova segreteria che da attuale segretario, Franceschini ha detto: “Se il popolo delle primarie mi rieleggerà, il 4 novembre i gruppi parlamentari del Pd non andranno a questa ‘nuova bicamerale’”. Secondo Franceschini, le riforme del Pdl in tema di giustizia finora si sono tradotte solo in leggi ad personam “e intenti punitivi verso quei magistrati colpevoli solo di applicare la legge e rispettare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla giustizia”. “Non è il tempo di pasticci e di nuove bicamerali – dice Franceschini – le proposte di legge si discutono solo nelle aule parlamentari in un rapporto privo di ambiguità tra maggioranza e opposizione”.

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