Islam, Bartolini azzoppataalla crociata contro Telecom

Se non ci fosse lei, la non rimpianta ex vicecapogruppo forzista della Camera, bisognerebbe inventarla per lo spasso dei nostri lettori. Già, perchè per la terza volta in poche settimane alla deputata Isabella Bertolini è piovuta addosso – risposta scritta, nero su bianco – una netta smentita del suo stesso governo ad un’altra, inutile sparata anti-Islam. Lei, stavolta non da sola ma col rincalzo del suo collega Alessandro Ruben, aveva interrogato ben tre ministri (Esteri, Interni e Sviluppo economico) per sapere com’era mai possibile che, in base ad una nuova offerta Telecom, la “Nuova Welcome Home”, nell’elenco dei Paesi per le chiamate all’estero “manchi lo Stato di Israele e appaia invece lo Stato palestinese”.
Apriti cielo! Da un lato, “il fondamentalismo islamico ha da sempre negato il diritto di Israele ad esistere e le azioni terroristiche, gli attentati kamikaze, gli attacchi militari, hanno spesso trovato giustificazioni in questa criminale e antidemocratica premessa” (di chi, della Telecom? E poi chi l’autorizza a confondere il fondamentalismo islamico con lo Stato palestinese?). Dall’altro lato, “la mancanza, nella lista dei fruitori del suindicato servizio di telefonia mobile, di uno Strato riconosciuto dalla comunità internazionale come Israele, è di una gravità inaudita e costituisce una decisione assolutamente censurabile, peraltro peggiorata dalla contemporaneo presenza nella lista di una entità statale inesistente a livello internazionale, cioè la Palestina”.

(Particolare significativo: proprio nei giorni scorsi a Roma, presente e parlante il sindaco Alemanno, è stata inaugurata la nuova sede di rappresentanza dell’Autorità palestinese.)
Da qui a dire che questa storia non può passare sotto silenzio, che bisogna pretendere “spiegazioni” da Telecom, che comunque il governo deve adottare “iniziative di competenza”, il passo di Bertolini è brevissimo. Ma il guaio per lei è che la risposta del governo ha trasformato il passo in un ruzzolone. Perché il viceministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, cui è stato delegato l’imbarazzante compito di far sbollire l’ira della Nostra, ha spiegato che la nuova offerta è rivolta “ad uno specifico segmento di clientela costituito da comunità di immigrati che da tempo hanno raggiunto una significativa presenza in Italia e che mantengono forti legami con i loro Paesi di origine”. E quindi “l’offerta include, come possibili destinazioni delle chiamate, anche un ristretto numero di Paesi non rientranti tra quelli ad economia avanzata, tra cui la Palestina”. (Notato che ben due volte in due righe il governo definisce la Palestina un Paese, al pari di altri?).
A conferma che l’Islam non c’entra un tubo, il viceministro Romani fa seguire una chiosa significativa, che sgombera il campo da qualsiasi speculazione: “L’offerta esclude non solo lo Stato di Israele ma anche altri Paesi come il Canada, gli Stati Uniti e i Paesi dell’Europa occidentale, proprio per l’assenza da tali Stati di un elevato flusso migratorio verso l’Italia che non ha dato luogo a significative comunità di immigrati”.

Chiaro? Non sarebbe bastato a Bertolini chiamare Telecom per chiarirsi le idee? Eh, no: bisognava presentare una interrogazione e sperare che fosse ripresa dagli organi d’informazione. Ma, al solito, nessuno s’è filato interrogante e interrogazione. Tranne noi, a edificazione di certa faciloneria demagogica.

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