Decreto anticrisi dopato e fiduciaRiecco il “metodo” Berlusconi

Ci risiamo. Dunque, il 1° luglio il governo presenta alle Camere un decreto-legge sulle cosiddette misure anticrisi. In corso d’opera (cioè nelle commissioni di Montecitorio dove avviene l’esame preliminare del provvedimento) il governo infarcisce il decreto di una serie di misure assolutamente improprie, che nulla hanno a che fare con la materia originaria, alla faccia della prescritta – e sempre raccomandata dal presidente della Repubblica – omogeneità del testo. Che cavolo c’entrano gli originari sgravi alle imprese con lo scudo fiscale che in realtà maschera uno scandaloso, ennesimo condono? E che cavolo c’entra la (sacrosanta) sanatoria per colf e badanti con la miniriforma delle pensioni? E mi limito a citare i casi più sfacciati e, nel caso dello scudo-condono, il caso più indecente.
In buona sostanza, Napolitano aveva autorizzato e controfirmato l’emanazione di un determinato decreto, ma in effetti all’aula ne è arrivato un altro, gonfiato di misure la cui natura di “straordinaria necessità e urgenza” (regola costituzionale per i decreti-legge) non è stata in nessun modo verificata dal Quirinale. Ricordo i tre capitoli più rilevanti infilati nel decreto dopo che questo era stato emanato: lo scudo fiscale, la miniforma delle pensioni, il patto di stabilità. Non sono tre quisquilie, nevvero?
Non basta. Per mettersi al sicuro da modifiche (o anche da colpi bassi nelle votazioni) il governo raggruppa le norme nella cassaforte di uno o più maxi-emendamenti e su questi – ancora una volta ! – pone la fiducia, l’ennesima fiducia.

Vogliamo ricordare i dati di questo abuso che impedisce un leale confronto di merito, che si traduce in una arrogante imposizione-diktat al Parlamento? Prendiamo il primo anno di questa legislatura: quasi la metà delle leggi varate è costituita dalla conversione di decreti-legge: ben 36; per sedici provvedimenti (non solo decreti ma anche disegni di legge, sempre e solo di iniziativa governativa) è stato chiesto e imposto il voto di fiducia.
Perché però questa volta ogni limite di decenza viene superato? Perché le opposizioni stanno menando tanto (giustificato) scandalo? Per l’intreccio di violazioni delle norme costituzionali, di calpestìo dei regolamenti parlamentari, di indebite distorsioni dei rapporti tra poteri: la presidenza della Repubblica, il governo, il Parlamento. Ecco, in questa vicenda che si sta consumando in queste ore (e che si concluderà martedì con il voto di conversione in legge del decreto) c’è un ritratto onesto dell’arroganza del governo e della sua maggioranza, del loro disprezzo per il ruolo di garanzia del Quirinale, della noncuranza per il potere legislativo del Parlamento. Un interrogativo mi tormenta: questa vicenda vale più o meno di qualche registrazione pruriginosa? Ma quale spazio hanno quella e queste nelle cronache?

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