Sicilia, nove dighe e nemmeno un goccio d’acqua

Alti lai, ogni estate, sul fatto che la Sicilia è assetata, che i siciliani sono senz’acqua (quasi ovunque razionata: non più di tre-quattro ore al dì), che bisogna rifornire le città della costa addirittura con le navi cisterna. Ebbene, il destino cinico e baro non c’entra un bel nulla. C’entrano piuttosto le colpe – enormi – di chi, a Palermo e a Roma, sgoverna l’isola, di chi pensa solo agli affari suoi e del centrodestra: una coalizione che dà spettacolo di sé proprio nelle settimane passate con un reciproco azzannarsi (il presidente del Senato Schifani ne sa nulla, per caso?) solo per il potere e il sottopotere. Mai, ad esempio, per provvedere ad elementari bisogni della popolazione, come l’acqua: per bere, per lavarsi, per irrigare la terra riarsa. Tutto questo (e in più, anzi soprattutto, ricordando le grandi lotte contadine per le dighe e le drammatiche battaglie non violente del dimenticato Danilo Dolci) per dire dell’importanza delle denunce assai documentate di cui si fanno portavoci due deputati dell’Udc – Giuseppe Ruvolo e Michele Vietti – in una interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti sui ritardi nell’esecuzione dei lavori di completamento, riparazione e risanamento dell’intero sistema degli invasi siciliani. Impressionante non solo l’elenco, ma anche il dettaglio, diga per diga, della quantità d’acqua che potrebbe ma non può esservi contenuta. E allora cominciamo:
Diga di Ancipa. Manca il piano di risanamento, e di conseguenza se il volume di serbatoio è di 21,1 milioni di mc.

la diga può contenerne solo meno della metà. E poi dicono che gli abitanti e le campagne delle province di Enna e di Caltanissetta sono alla sete. Attenzione: i lavori di questa diga sono iniziati nel 1949, e sono stati fatti così male che l’invaso è pieno di crepe. Appena il livello raggiunge poco più di 10 milioni di mc le paratie vengono aperte e l’acqua dirottata verso il mare!Diga di Blufi. Lavori sospesi per contrasti tra committenza e impresa appaltatrice. Ad una commissione della regione (di questa regione!) è affidato il compito di dirimere il contrasto o di indire una nuova gara. Il progetto prevede una capacità di ben 22 milioni di mc.Diga di Pietrarossa. Volume di serbatoio 48,5 milioni di mc. ma non è stata mai ultimata, anzi sottoposta a sequestro nel 1997 per colossali dissesti che potrebbero ripetersi senza una preventiva sistemazione della spalla-sponda destra della diga.Diga di Gibbesi. Invaso mai utilizzato ed anzi sequestrato per l’alta salinità delle acque da utilizzare quindi solo per alcune coltivazioni o per uso potabile ma con annesso impianto di dissalazione (7 milioni di euro solo per il completamento di quest’opera). Ottenuto il dissequestro, il completamento dell’opera è stato assegnato al consorzio di bonifica 5 di Gela. Le acque dell’invaso (portata: 6,5 milioni di mc.) consentirebbero l’irrigazione di 2.600 ettari di alcuni comuni della provincia di Caltanissetta, Gela compresa.

Diga di Villarosa. Inutilizzabile, per ora. Vi confluiscono acque di scarico delle fognature dell’omonimo paese, nel nisseno. Non si sa, letteralmente, che cosa fare. E’ costata milioni e milioni di euro.Diga di Furore. Come per la diga di Blufi: lavori sospesi per contrasti tra regione-committante e impresa appaltante. Portata di 7,8 milioni di mc. dei quali solo 1,87 autorizzati, con evidente, colossale spreco.Diga di Olivo. Volume effettivo 15 milioni di mc. capacità consentita meno della metà: 7,25.Diga di Disueri. Volume effettivo 23,6 milioni di mc. capacità autorizzata 4,5! Mancato impiego di quasi 20 milioni di mc.Diga di Garcia. Questa, più delle altre, ha una lunga storia di lotte contadine e di clamorose proteste, tra cui un lungo digiuno dello scomparso sociologo Danilo Dolci. Bene, la capacità effettiva di questo invaso è di 80 (ottanta) milioni di mc. ma il volume concesso è di 60 milioni, con un mancato utilizzo di 20 milioni di mc.
Questo è il quadro della situazione dei bacini idrici siciliani: se le opere fossero completate, forse non tutta la sete sarebbe soddisfatta. Ma almeno in parte sarebbe lenita. Ministro Matteoli, lo sappiamo che colpe, ritardi e pigrizie burocratiche vanno suddivise tra il suo dicastero (e i suoi predecessori) e la regione siciliana. Ma faccia almeno la sua parte, e in fretta.

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