Dopo voto, le nozze con l’UdcI poli in guerra per “l’aiutino”

Dopo i ballottaggi della settimana scorsa, un tema emerge nel dibattito politico e sta dividendo gli osservatori: quale schieramento farà l’accordo con Pierferdinando Casini e l’Udc?L’argomento minaccia di restare in primo piano per molte settimane e forse mesi. Vediamo perchè.L’Udc di Casini ha la vocazione centrista della Dc e una innata capacità di dialogare, e di mediare, verso il centrodestra o il centrosinistra, tanto che, in questa fase, gli accordi spesso sono rivolti sui due fronti. In modo brusco e poco rispettoso, si dice che l’Udc ha la tendenza a fare la politica “dei due forni”, scegliendo quello più conveniente, secondo le circostanze.In verità, dopo le ultime consultazioni, si sta delineando una situazione politica per cui sia il Pdl sia il Pd, avrebbero convenienza a stringere accordi con Casini e i suoi (6,5 per cento dei voti alle europee).Secondo una prima analisi dei risultati dei ballottaggi del 21-22 giugno, gli apparentamenti dell’Udc con il Pd sono stati determinanti in alcune province (Torino, Alessandria, Rimini, Taranto) e città capoluogo importanti (Bari, Foggia). Michele Vietti (Udc) candidato al primo turno alla provincia di Torino, al ballottaggio ha sostenuto Antonio Saitta, eletto con largo margine. Ugualmente, a Bari la conferma di Michele Emiliano è stata assicurata dalla scelta a suo favore dell’Udc (ha funzionato l’accordo per la Puglia, stretto direttamente tra Massimo D’Alema e Casini). Dice il leader dell’Udc: “Dall’alleanza con il centro non si può prescindere: Non ho deliri di onnipotenza, ma questo bipolarismo coatto non funziona”.

In alleanza con il centrodestra, invece, Casini ha raccolto poco successo: sconfitto ad Arezzo, Prato, Ferrara (province) e a Padova ed Ancona (comuni), vittorioso a Crotone provincia.Naturalmente il Pd vince non solo per “l’aiutino” dell’ Udc, bensì perchè si presenta unito ad altre forze di centrosinistra, soprattutto l’Italia del valori (8 per cento), Sinistra e Libertà, Verdi di Vendola (3,1 per cento). Come al solito – ormai è ben noto – in molte situazioni l’unità paga, e consente di sconfiggere la destra. Ecco perchè abbiamo già scritto che l’alleanza con l’Udc può essere davvero una “suggestione” da coltivare nello scenario nazionale: ma non può essere nè la sola opzione e forse neppure la principale scelta di alleanza per il Pd. Una simulazione preoccupante è quella di Renato Mannheimer, proiettata sulle consultazioni (in 13 Regioni) del prossimo anno e fondata sui risultati delle recenti europee: calcolando come già operante l’accordo tra Pd e Idv, il centrosinistra sarebbe perdente in Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, con un distacco praticamente incolmabile.Avrebbe la prevalenza in due regioni rosse, Emilia e Toscana e in Basilicata; in Umbria vince con un margine esiguo. Mentre in Liguria il centrosinistra potrebbe prevalere solo se ci sarà un accordo, oltre che con l’Idv ovviamente, anche con l’Udc o la sinistra. Medesima previsione in Calabria. Per Puglia e Lazio indispensabili larghe intese (alle europee, centrosinistra sotto del 7 e del 13 per cento).

Perfino le Marche sarebbero forse perdute, senza l’Udc (o la sinistra). Naturalmente sono ipotesi e comparazioni che scontano un largo margine di incertezza, a distanza di un anno dal voto. Tuttavia, come dice Mannheimer, se il centrosinistra vuole affrontare le elezioni del 2010 con più fiducia “deve impostare al più presto una precisa e coerente politica delle alleanze”.E non sarà affatto facile far convivere sotto lo stesso tetto, con programmi, ideali, obiettivi compatibili, uomini come Di Pietro e Casini e Vendola. Nè sarà semplice per il Pd (e per l’Idv) accettare di collaborare con uomini come Cuffaro (Udc) in Sicilia. Al Nord, invece, un accordo con Tabacci o Vietti (dirigenti Udc) sarebbe addirittura naturale. Giustamente Rosy Bindi ha segnalato sul “Corriere” che “il Pd si deve porre il problema del centro e della sinistra; ma anche l’Udc si deve porre il problema del proprio futuro, fin dalle prossime regionali”.Di Pietro, nel suo modo un po’ grossolano e brusco, ha detto che il Pd “deve decidere cosa fare da grande”. Ad essere sinceri anche il leader dell’Italia dei valori deve ormai fare scelte chiare e definitive, astenendosi dal picconare di continuo gli alleati.La politica è l’arte del possibile e deve essere pragmatica. Nessun partito, nel centrosinistra, nello stato attuale della società italiana, può illudersi di fare da solo. E senza ritrovare l’unità, Berlusconi (…o il successore?) vincerà ancora: escort o non escort.

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