Il voto, tra astensione e sfiduciaRegge il Pd, fermato il Cavaliere

Gli elettori non sono andati al mare, c’era maltempo quasi ovunque, tuttavia non sono neppure andati a votare in massa ai ballottaggi e ai referendum. La consultazione sulla legge elettorale non ha raggiunto il quorum necessario a rendere validi ed applicabili i risultati: non scatterà quindi la modifica della legge “porcellum” di Calderoli. La legge che è rimasta in vigore è pessima. Tuttavia la speranza che, con un’azione politica determinata, si riesca a discuterne la modifica in Parlamento è davvero molto flebile. Anche l’affluenza al voto amministrativo non è stata elevata (per le Province si è pronunciato il 46 per cento, 71 al primo turno; per i Comuni il 61 per cento, 77 al primo). C’è stata una “imponente diserzione dalle urne” (la definisce così Renato Mannheimer). In milioni sono rimasti a casa, forse disgustati dall’incoerenza, dalla mancanza di dignità o dalla “licenziosità di un comportamento difficile da classificare” (Giuliano Ferrara) dello statista che governa il paese. Sembra quasi aver ragione il presidente della Camera, Fini, il quale ha osservato, poco prima del voto, che “c’è il rischio di una minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè la base della democrazia”. Dopo i ballottaggi, si può confermare che il Pd si è salvato dal disastro elettorale per il rotto della cuffia: il centrosinistra è vivo e non esce moribondo dal voto nei due turni di giugno. E’ vero che quindici giorni fa ha registrato una seria sconfitta in decine di province e comuni, tuttavia nella consultazione chiusa ieri ha ottenuto risultati importanti e significativi, che consentono di guardare al futuro con un minimo di fiducia.Matteo Renzi ha conquistato il comune di Firenze contro il Pdl Giovanni Galli, battuto nonostante l’ultimo appello di Berlusconi a votarlo, con lo slogan “scopa nuova, scopa bene”.

Il giovane Renzi, che talvolta ha qualche atteggiamento antipatico da primo della classe, rappresenta un esempio del rinnovamento che ci si attende sempre più ampio nel Pd. Dovrà ora mantenere la promessa ripetuta in campagna elettorale: “Firenze ci sta a cuore”. Anche a Bologna, un’altra storica roccaforte della sinistra, il candidato del Pd Sergio Del Bono, prodiano e cattolico, l’ha spuntata contro Alfredo Cazzola. Qui, come anche a Ferrara, gli elettori hanno ascoltato le parole del segretario Pd, Franceschini, che esortava a votare “i nostri candidati, che sono persone serie, perbene, che mantengono le promesse”. Messi al sicuro i due capoluoghi delle Regioni rosse (perderne anche solo uno avrebbe davvero avuto il significato di un tracollo per il Pd), il risultato del centrosinistra nelle altre province e città, può essere valutato con freddezza, pur se non provoca certo entusiasmo. A Bari il candidato Michele Emiliano è stato sostenuto nel ballottaggio anche dall’ Udc, con una scelta sponsorizzata da Casini e D’Alema, quasi una suggestione da riproporre in sede nazionale. Probabilmente un certo peso sul risultato è da attribuire anche all’inchiesta giudiziaria che si svolge proprio a Bari su feste, festini ed escort trasferite a Roma: nel centrodestra si è manifestato disagio e “smarrimento” nel votare Pdl, il cui leader viene indicato come l’ “utilizzatore finale” – Ghedini dixit – di una candidata della lista “Puglia prima di tutto”.

Mentre il comune di Prato è perduto dopo 60 anni di governo della sinistra, e sarà amministrato dal centrodestra. Padova ha confermato il sindaco uscente di centrosinistra, Flavio Zanonato, nonostante la forza della Lega nella zona. Alla provincia di Milano Filippo Penati perde, ma con onore, avendo recuperato rispetto al primo turno oltre dieci punti percentuali. Guido Podestà, Pdl, conquista la vittoria, ma non si impone come personalità forte ed autonoma: della sua campagna elettorale si ricorderà soprattutto che è andato al raduno leghista di Pontida col fazzoletto verde al collo, per ottenere fino all’ultimo voto utile.Il partito di Dario Franceschini in questo secondo turno ha comunque resistito, e vinto laddove è riuscito a stringere accordi ed alleanze ampie (con Idv, sinistre, verdi, e Udc, con scelta nuova, in alcuni casi determinante) e dove ha proposto e valorizzato le forze giovani. Per il futuro servono unità, alleanze (senza intese acrobatiche o velleitarie), rinnovamento. Non sarà ancora iniziato il “declino del Cavaliere”, come immagina il segretario Pd, ma sembra che gli italiani abbiano almeno fermato la sua marcia trionfale. Tuttavia ci vorrà ancora tempo per tornare a fare politica in modo normale in questo paese.

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