Ue, caso Mauro: se la Merkelfa cucù a Berlusconi

Il 31 gennaio scorso in un’intervista a “Liberal”, Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, raccontava come Berlusconi, a Natale 2008, nel corso di un pranzo con gli altri deputati europei del Pdl, lo avesse incoronato come futuro presidente dell’assemblea di Strasburgo. “Un ottimo candidato”, disse il presidente del Consiglio. Siamo, dal punto di vista temporale, a 6 mesi dalle urne. Ben sei mesi! Ora, a risultato elettorale acquisito, abbiamo appreso che Mauro, salvo miracoli, non sarà il 14 luglio il prossimo presidente del Parlamento europeo. A margine del recente incontro a Bruxelles tra capi di Stato e di governo dell’Ue (il Consiglio europeo) la candidatura Mauro è stata affondata. Dalla sinistra? Dalle “toghe rosse”? Da una storia di veline? No. Più semplicemente dai leader del PPE, il partito popolare europeo. Il Partito di cui fa parte il Pdl, il partito ai cui vertici partecipa Silvio Berlusconi. Come è potuto accadere? Molto semplice: il PPE non ha ascoltato Berlusconi che in ogni intervento di campagna elettorale aveva sempre detto: “Saremo la prima delegazione e avremo, dopo il 1979, un presidente italiano del Parlamento europeo!”.
Alla riunione del PPE, prima del vertice, gli hanno fatto notare: il Pdl non risulta essere la prima delegazione. “Sorry”, “bitte”, ci sono prima i deputati tedeschi. Uno dopo l’altro, Angela Merkel, il francese Sarkozy, il capogruppo uscente Daul gli hanno fatto “cucù”. E tutti gli altri a seguire gli hanno comunicato papale papale che il candidato alla presidenza sarebbe stato l’ex premier polacco Jerzy Buzek.

E per Mauro? Nessuna speranza. Poi, in una tesissima conferenza stampa, Berlusconi ha ammesso la sconfitta cercando una scusa: “Ci siamo mossi in ritardo, non ci siamo preparati”. In ritardo? Ma non era Natale? E cosa ha fatto in tutto questo tempo il presidente del Consiglio e capo del Pdl? Invece di tessere trame diplomatiche e accordi con i suoi amici in Europa a cosa si è dedicato?
L’ottimo Mauro, in verità, in quell’intervista a “Liberal” l’aveva capito che di Berlusconi non ci si poteva fidare. Guardate cosa dichiarò: “Ci vuole prudenza perché sono in gioco accordi diplomatici e strategie politiche con gli altri Paesi per cui non sarà così semplice”. Infatti. Il prossimo 14 luglio Berlusconi avrà solo la sua Bastiglia. Mauro, vittima del suo presidente, sarà capodelegazione dei parlamentari italiani. Chissà come l’avrà presa Roberto Formigoni, amicissimo di Mauro. Lo sapremo presto.

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