Referendum, salta il quorumAffluenza ai minimi storici

SPECIALE REFERENDUM // I referendum sulla legge elettorali non sono validi, non essendo stato raggiunto il quorum per nessuno dei tre quesiti proposti. La proiezione dei primi dati definitivi relativi all’affluenza alle urne consente di affermare che per nessuno dei tre quesiti ha votato il 50 per cento più uno degli elettori.
L’affluenza, domenica, prima giornata di voto, è stata bassa. Alle 22 di ieri aveva vota­to meno del 17 per cento de­gli aventi diritto, 16,36 e 16,74 a seconda dei quesiti. Un valore ancora più basso ri­spetto al 18,7 per cento rag­giunto il primo giorno per il referendum del 2005 sulla procreazione assistita. Se la tendenza di ieri si confermerà, questo referendum sarà il meno votato nella storia della Repubblica.Al di sotto anche del quesito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che nel 2003 si fermò al 25,5%.
Tre i quesiti sui quali i cittadini sono chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di alcune parti della legge. Gli elettori possono scegliere anche per l’astensione visto che per il referendum abrogativo la Costituzione prevede la necessità che partecipi al voto il 50% più uno degli elettori. Se dovesse passare il sì, la legge sarà immediatamente applicabile. Ecco, in pillole, una guida al voto.
QUANDO SI VOTA – Lunedì si vota tra le 7 e le 15.

Dopo di che inizieranno le operazioni di scrutinio. Gli italiani chiamati a votare sono 47,5 milioni a cui si aggiungono 3 milioni di eletti all’estero.
IL QUORUM – Perché il referendum sia considerato valido, dovrà aver votato almeno il 50% più uno dei cittadini, cioé più di 25 milioni di italiani. In caso di vittoria del no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum non può essere ripresentato per 5 anni. La norma al centro della consultazione è la 270 del 2005, ossia l’attuale legge elettorale, nota anche come Porcellum, dalla definizione che ne diede l’estensore del testo, Roberto Calderoli (“questa legge è una porcata”). Il Porcellum è fondato su un sistema proporzionale corretto con premio di maggioranza attribuito alla coalizione e che consente a uno stesso candidato di correre in più circoscrizioni. Due aspetti che il referendum punta a cancellare e modificare. Chi vuole abrogare queste parte della legge, dovrà apporre un segno sul ‘Si’, chi vuole mantenere la normativa vigente dovrà tracciare un segno sul ‘No’. Tre le schede per altrettanti quesiti: una viola, una beige e una verde. Quella viola e quella beige riguardano in sostanza la stessa materia, ma la prima di riferisce alla Camera e all’elezione dei deputati, la seconda al Senato e all’elezione dei senatori. Ciò che si propone di abrogare, in entrambi i casi, è la possibilità di collegamento tra liste con l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione più votata.

Se dovessero vincere i Sì, il premio di maggioranza andrebbe alla singola lista, e non più alla coalizione di liste, che ottiene più voti. Ci sarebbe poi un ulteriore effetto: si innalzerebbero le soglie di sbarramento e per ottenere rappresentanza parlamentare, le liste dovrebbero raggiungere il 4% alla Camera e l’8% al Senato.
SCHEDA VIOLA – La prima scheda, quella viola, riguarda la modalità di elezione della Camera dei deputati. L’attuale legge prevede che il premio di maggioranza (pari a circa il 55% dei seggi e assegnato su base nazionale) vada alla “lista o coalizione di liste” che abbia raggiunto il maggior numero di voti. Il primo quesito chiede di cancellare le parole “o coalizione di liste” attribuendo dunque il premio alla sola lista che abbia ottenuto il maggiore consenso.
SCHEDA BEIGE – La seconda scheda, quella beige, riguarda l’elezione del Senato. L’attuale legge prevede, infatti, l’attribuzione del premio di maggioranza, su base regionale, alla “lista o coalizione di liste” che ottenga più voti. Anche in questo caso il quesito chiede di approvare la cancellazione della dizione “o coalizione di liste”, attribuendo, dunque, il premio solo alla lista che abbia avuto il maggior consenso.
SCHEDA VERDE – La terza scheda, quella verde, interviene sulle candidature per Camera e Senato. E propone di abrogare la possibilità che una stessa persona possa candidarsi in più collegi contemporaneamente.
LA STORIA – La raccolta delle firme era stata avviata il 24 aprile 2007, per la parziale abrogazione della legge elettorale che era stata approvata il 21 dicembre del 2005 dal centrodestra, in pratica alla fine della XIV legislatura.

Il presidente del Comitato referendario è Giovanni Guzzetta, mentre il coordinatore è Mario Segni e ha raccolto l’appoggio di esponenti di entrambi gli schieramenti: da Gianni Alemanno e Renato Brunetta per il centrodestra, a Riccardo Illy, Giovanna Melandri e Giorgio Tonini per il centrosinistra. Raccolte le firme, dopo l’ok di Cassazione e Consulta, i referendum erano stati indetti per il 18 aprile del 2008, ma sono poi slittati per lo scioglimento anticipato delle Camere.

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