Il paradosso della Ru486burocrazia o boicottaggio?

Perché dopo tanti anni la pillola abortiva non è ancora in commercio diffuso in Italia? Ricapitoliamo questa storia stupefacente alla luce della sconcertante risposta fornita dal viceministro per la Salute, Ferruccio Fazio, alla interrogazione con cui Donatella Poretti e Marco Perduca (senatori radicali nel gruppo Pd) volevano sapere a che punto fosse l’iter burocratico per l’immissione in commercio – anche in Italia come già da anni in 21 paesi dell’Unione europea e negli Usa – della famosa pillola abortiva Ru486. Il paradosso segnalato infatti al governo, in conseguenza del biblico ritardo nella commercializzazione della Ru486 anche nel nostro Paese, è questo: che se, in effetti, da un lato quattro regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Marche), una provincia autonoma (Trento) e l’Ospedale Sant’Anna di Torino hanno deciso l’importazione diretta dalla Francia, nazione “di riferimento” perché l’ha brevettata e dov’è in commercio sin dal 1988; e dall’altro lato questo ritardo sta dando vita a fenomeni “fai da te” con l’acquisto su siti on line esteri, o a forme di turismo sanitario verso paesi confinanti: la Svizzera, l’Austra, la stessa Francia.
La domanda del cosiddetto “mutuo riconoscimento” per l’adozione della Ru486 anche da parte dell’Italia risale a due anni addietro, ha comunicato ora il viceministro Fazio. Poi l’Azienda italiana per i farmaci (Aifa) “ha sottoposto la documentazione ad una fase di validazione amministrativa positivamente conclusa a novembre 2007”.

Solo allora “ha avuto inizio la procedura di mutuo riconoscimento”: un andirivieni di “pareri”, “commenti”, “risposte”, “documentazione presentata” e “documentazione valutata”, “condivisioni” ma con un tassativo limite: l’impiego della pillola abortiva “deve essere previsto esclusivamente in ambito ospedaliero, con divieto di vendita al pubblico, come alternativa all’interruzione chirurgica e deve altresì essere attivato un registro di carico e scarico presso le strutture sanitarie autorizzate”.
E va bene, ma che cosa manca ancora, dunque? Eh, “la domanda di classificazione e determinazione del prezzo è stata presentata in data 1° agosto 2008”, ha spiegato ancora Fazio. Ma ha subito aggiunto: “La domanda è stata sottoposta all’esame della Commissione prezzi e rimborso dell’Agenzia farmaci per la negoziazione del prezzo e la classificazione ai fini della rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale”. Basta? Macché: “successivamente verrà (notato il “verrà” di un futuro imprecisato? ndr) sottoposta al Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia per le necessarie valutazioni e la definitiva approvazione”. E se alla fine l’Aifa deve comunque approvare, che cavolo di “necessarie valutazioni” ancora mancano? Nessuna risposta e/o spiegazione.
Insomma, è tutta colpa della incredibile, terrificante, inesausta burocrazia ministerial-aziendalistica, o c’è anche lo zampino di chi, ancora, non si rassegna all’idea che un giorno o l’altro ci sarà un altro, più rapido mezzo per aiutare le donne che non desiderano una gravidanza inaspettata o, meno che mai, frutto di violenza anche familiare? Noi ci limitiamo a registrare che, nello stesso palazzo che ospita il viceministro Fazio, c’è l’ufficio della non ancora viceministra ma pur sempre sottosegretaria Eugenia Maria Roccella, una che sul Family Day, sulle campagne anti-abortiste e persino sull’agonia della povera Eluana ha costruito la sua fama di femminista e radicale pentita.

Pura registrazione di un dato di fatto.

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