Il 25 aprile a Milano

25 aprile 2009, 60 mila persone hanno partecipato ieri al corteo di Milano per celebrare la Festa della Liberazione. Anche un gruppo di soci ha sfilato dietro lo striscione di Libertà e Giustizia, distribuendo i volantini “Rompiamo il silenzio”. Un lungo serpentone di anziani, adulti e bambini, centinaia le bandiere e i gonfaloni. C’erano i partigiani guidati dal presidente Anpi Tino Casali e gli ex deportati che tenevano alti i nomi di Auschwitz, Mauthausen, Birkenau. Poi il leader del Pd, Dario Franceschini, il segretario del Prc Paolo Ferrero, la capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro, il presidente della Provincia Filippo Penati e Guido Podestà, candidato Pdl per le prossime elezioni di Palazzo Isimbardi. Mancava solo il sindaco Letizia Moratti, che oltre all’assenza annunciata alla manifestazione, ieri mattina non si è presentata nemmeno alle celebrazioni al sacrario di Sant’Ambrogio, causa “malattia”. Al suo posto in piazza Duomo, il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmieri e l’assessore al lavoro Andrea Mascaretti. Un clima decisamente controllato, niente slogan a bomboletta sui muri né attimi di tensione. Palloncini degli scout Cngei e la musica dai camioncini degli studenti. In corteo anche i profughi eritrei che settimana scorsa hanno occupato il residence abbandonato di Bruzzano, i collettivi studenteschi, gli atei e agnostici della Uaar, i ragazzi di Seconda generazione e il comitato antirazzista per Abba, il giovane italiano di origini burkinabé ucciso a settembre in via Zuretti.

Una deviazione al tradizionale percorso – da piazza San Babila il corteo si è diretto in piazza Fontana, per ricordare i 40 anni della strage – e poi dal palco sono intervenuti, fra gli altri, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, e il presidente della Regione, Roberto Formigoni, che è stato a lungo fischiato. Parlano gli oratori, ma la coda del corteo non è ancora arrivata in Duomo. Quando prende la parola il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro (“La Costituzione è l’estremo baluardo per la difesa della nostra libertà e democrazia. E’ fatta per unire, mai per dividere. Usarla per dividere è un delitto contro la democrazia e la libertà”), alla sua voce si sovrappongono musica e slogan dei centri sociali e il presidente, perplesso, arriva a chiedersi se ci sia un altro oratore in contemporanea. Succede in una piazza gremita di cittadini che vogliono ricordare, ma anche distratta dal Salone del Mobile e dal passeggio del sabato pomeriggio in centro. Un palco troppo basso tanto da inghiottire gli oratori e un maxi schermo, quello sull’Arengario, che imperterrito ha trasmesso pubblicità e spot elettorali per tutto il pomeriggio. Festa, memoria, fischi e polemiche, in manifestazione c’era un po’ di tutto. Un 25 aprile di tutti? Forse. Per il prossimo anno, ancora avanti con la presenza e la partecipazione. Se la piazza si allarga, i contenuti vanno tenuti stretti.

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