Giornali in crisi. Ma il premier punta ai tg

Una conferma della crisi dei mezzi d’informazione, ed in particolare della carta stampata? Ecco le più recenti novità. Intanto, da ieri 1 aprile (e non è uno scherzo, un pesce d’aprile) non esce più “24minuti”, il quotidiano di informazione gratuita distribuito nel pomeriggio a Roma e Milano. La notizia ha un rilievo molto, molto grosso: non si tratta di un qualsiasi free press: la testata faceva capo nientemeno che al gruppo de “Il Sole 24 Ore”, la potente concentrazione editoriale della Confidustria. Il motivo della chiusura: l’andamento negativo della raccolta pubblicitaria. Parliamo della raccolta gestita non da un gruppo qualsiasi, ma dall’organizzazione degli industriali italiani. Che fine faranno altri free press che campano alla bell’e meglio, non sostenuti dai mezzi della Confindustria? E che fine faranno i precari che lavoravano per “24minuti”? Sono interrogativi drammatici, ma non isolati.La crisi sta investendo anche le fonti primarie delle notizie: le agenzie di stampa. Alla Dire – che naviga da tempo in acque assai difficili – non è stato rinnovato il contratto a tre giornalisti. Pieni di ristrutturazione sono in atto all’Agenzia giornalistica multimediale di Roma (15 redattori licenziati) e all’Agenzia Italia (emanazione dell’Eni), che ha la redazione centrale a Roma ma corrispondenti ovunque in Italia e in molte capitali estere.Per non dire del crollo delle vendite del Corriere della Sera e, in misura minore ma già rilevante, di Repubblica.

Della nuova crisi in atto all’Unità dopo il sostanziale ritiro dall’impresa dell’ex governatore della Sardegna Renato Soru. Di stato di crisi (con prepensionamenti e casse integrazione a rotazione) si parla insistentemente per numerosi grandi quotidiani e per i medio-piccoli, dalla Sicilia al Nord. Il primo segnale, ovunque, è dato dalla progressiva chiusura – per i grandi e medi giornali con sede centrale decentrata rispetto a Roma – degli uffici di corrispondenza romani. E’ per esempio quanto tenta di realizzare il costruttore romano Caltagirone (proprietario del Messaggero, del Mattino di Napoli, e del Gazzettino di Venezia) che ha posto il problema della smobilitazione dell’ufficio romano del quotidiano napoletano.
Ma Berlusconi continua a lavorare, anche da casa, per avere i direttori dei tiggì.

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