Il razzismo e la diplomazia

Molti ricorderanno le accuse di razzismo, in tema di immigrazione, rivolte tempo fa al governo italiano dal vicepremier spagnolo Maria Teresa Fernandez de La Vega e dal ministro dell’immigrazione Celestino Corbacho. Pochi però avranno memoria del fatto che, all’indomani della severa censura (tanto più motivata dal momento che il governo spagnolo ha problemi analoghi, se non maggiori, con l’immigrazione clandestina dal Marocco) e dell’inevitabile incidente diplomatico che ne era derivato, il ministro italiano per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, An, era volato a Madrid per fornire al governo spagnolo un paio di giustificazioni che, a suo dire e solo suo, resero “pienamente soddisfatti” i suoi interlocutori. Lasciamo perdere la improbabile soddisfazione e concentriamoci su altri due delicati aspetti: quelli che aveva rilevato subito, in un’interrogazione al presidente del consiglio e al ministro degli esteri, il deputato radicale Marco Beltrandi. (A proposito: manco a dirlo e come da costume inveterato e insopportabile che si era qui denunciato, la risposta a Beltrandi è arrivata con sei mesi di ritardo.) Beltrandi aveva dunque chiesto di sapere perché mai fosse corso a Madrid proprio il ministro Ronchi: “Si deve intendere che le funzioni del ministro degli affari esteri siano svolte d’ora in poi dal ministro delle politiche comunitarie?”. E aveva anche domandato: “Per quale ragione l’incidente diplomatico con la Spagna non è stato regolato, come si fa usualmente, tramite le ambasciate anziché con una missione in un paese che è pari grado dall’Italia nell’ambito della Comunità europea?”L’onere della risposta, vaga e pretestuosa, è stato assunto non dal ministro degli esteri ma dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che con questa vicenda c’entra decisamente come il cavolo a merenda.

(E’ il caso di ricordare che questo Elio Vito è l’ex radicale ora forzista che per giustificare tre settimane addietro l’ennesima fiducia, sul decreto anticrisi, ha sfacciatamente sostenuto che si trattasse di “un omaggio alla centralità del Parlamento” provocando l’energica, sdegnata replica del presidente della Camera Gianfranco Fini.) Perché dunque andò Ronchi? “Nel quadro dei regolari incontri con gli omologhi”. Come dire: dato che c’era l’occasione, il nostro ministro ha visto un sacco di gente e ha anche accennato all’incidente “sgombrando il campo dagli equivoci sorti nei giorni precedenti e affrontando il tema dell’immigrazione in un’ottica europea”. Singolare che Ronchi abbia “sgombrato il campo nell’ottica”, ma ancor più singolare che nessuno dalla Spagna (men che mai la vicepremier Lopez de La Vega e il ministro Corbacho) abbia riconosciuto che si trattava davvero e solo di “equivoci”.Insomma, hanno fatto tutto loro: Ronchi e il suo ministro-interprete Vito. E magari costoro si aspettavano che Marco Beltrandi si scusasse del suo passo, decisamente inopportuno. E ovviamente “strumentale”. I giornali spagnoli, che pure avevano maliziosamente riferito dell’interrogazione di Marco Beltrandi, si sono guardati bene dal riprendere, sei mesi dopo, le penose giustificazioni di Elio Vito. Elio…Elio…il vocabolario ricorda che l’elio è un gas incolore, inodore e soprattutto inerte.

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